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Sulla libertà (terza parte)

prima e seconda parte

Paradossalmente, è dittatore chi rivendica la massima liberta per sé.

Assolutismo, naturale evoluzione dell'individualismo.


Ogni individuo ha la tendenza a pensare che la propria idea sia la più adatta a realizzare una società "perfetta" e ne ritenga necessaria la sua attuazione attraverso la libertà individuale. Attuazione che, inizialmente, si manifesta con la creazione di strutture atte a soddisfare la necessità di quanti vi aderiscono ma che, col passare del tempo e con il naturale attrito che si manifesta con le altre idee presenti, tenderà sempre più a porsi come idea dominante. Pertanto, l'individuo chiede sempre maggior libertà per se e la propria idea e al contempo, cerca di coinvolgere un maggior numero di sostenitori per poter giustificare la sua presenza nella società e nelle istituzioni. Da qui nasce l'esigenza di un sempre maggior consenso intorno alle proprie idee e una maggior pressione sui cittadini che dovrebbero accettare l'idea da lui proposta come unica soluzione ai problemi. Più il consenso aumenta, più l'individuo si sente in dovere di chiedere maggior libertà alle proprie azioni. 

 

La massima espressione culturale di questo modo di vedere e il suo naturale sviluppo è l'assolutismo, naturale evoluzione del diritto alla totale libertà individuale basato sul presupposto che solo una delle culture è quella che porterà l'umanità all'affrancamento dalle necessità primarie.

Questa visione della società mette, per potersi giustificare, al di sopra dell'essere umano, un qualche concetto astratto - come dio o la legge - per far si che la società da loro proposta venga interpretata come un qualcosa di ineluttabile e legittimo. Ma per raggiungere lo scopo devono eliminare le differenze culturali interne, far accettare a tutto il popolo la loro idea o teoria sociale; ciò comporta la totale ristrutturazione, non solo delle strutture ma anche dei principi su cui si basava la società precedente. Ed è qui che coloro che rivendicano la massima libertà, in realtà rendono la società schiava di un'idea non condivisa.

L'idea di uniformare l'essere umano ad un'unica visione sociale, anche attraverso i moderni mezzi di comunicazione di massa e anche con un'adeguata critica, comporta, necessariamente, la restrizione delle libertà nel processo di unificazione per poter meglio esporre le proprie ragioni senza contraddittorio. Restrizioni che si manifestano attraverso l'impedimento della critica alle idee deputate a divenire dominanti. Ciò non avviene necessariamente, o comunque non solo, attraverso leggi restrittive ma anche attraverso meccanismi propri delle democrazie, cioè utilizzando le risorse disponibili - che possono essere economiche e sociali. Si pensi ai mezzi di comunicazione che, utilizzando le libertà della democrazia, si prefiggono lo scopo di neutralizzare, attraverso le libertà economiche creando monopoli nell'editoria, la divulgazione delle idee altrui ma anche di manipolarle, attraverso programmi (tv e radio) "leggeri" di svago e programmi di approfondimento dove le notizie vengono date senza contraddittorio e pertanto interpretate a loro piacimento.

In tal modo si crea uno spazio culturale dove immettere idee immuni dalla critica storica e meglio recepibili poiché, chi le riceve, non avendo, nell'immediato, modo di verificare (ovvio che la verifica la si può fare dopo, ma questo comporta un lavoro sia mentale che pratico, di reperibilità del materiale necessario, che la maggioranza dei cittadini non ha a disposizione sia culturalmente sia per il tempo necessario) la vericidità delle idee e analisi proposte nei vari programmi finisce con il dare credito sulla fiducia.

Chiaro che nessuno può manipolare le idee e, in particolare, la storia raccontando fatti mai esistiti; si parte sempre da fatti realmente accaduti. È nel processo di interpretazione che si insinua l’interpretazione che permette a chi da la notizia per reinterpretarla nei termini più adatti allo scopo.




Pubblicato il 17/10/2011 alle 10.27 nella rubrica Pensieri.

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