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NOIELASOCIETA NUOVO BLOG DI VERDUCCI FRANCESCO: società, poesie e racconti
Il rischio terrorismo del ministro Sacconi ovvero, come creare paura
post pubblicato in Maggioranza e terrorismo, il 31 ottobre 2011
Fonte

Secondo il ministro Sacconi, a causa della tensione creata attorno al nodo dei licenziamenti inserito nella lettera all’UE, sta aumentando il rischio terrorismo. Il ministro si riferisce alle critiche dell’opposizione, che attualmente rappresentano la maggioranza,.  e dei sindacati

Dice Sacconi: Oggi vedo una conseguenza, dalla violenza verbale a quella spontanea e organizzata che mi auguro non arrivi ancora anche all'omicidio come è già accaduto, l'ultima volta dieci anni fa con il povero Marco Biagi, nel contesto di una discussione simile a quella di oggi

Di quale violenza verbale si tratti non c’è modo di saperlo con precisione, ma dato che le sue affermazioni riguardano le critiche alla proposta di inserire nella giusta causa per i licenziamenti anche quella economica, si suppone che la violenza l’abbiano usata i critici; praticamente, il ministro ci sta dicendo che, per evitare il terrorismo, niente più critiche perché risulterebbero, agli occhi dei presunti terroristi, un incentivo per entrare in azione.

Il ministro, nelle sue affermazioni, non tiene conto della violenza verbale di molti politici della maggioranza: da Bossi a Berlusconi e altri che, con le loro affermazioni, hanno messo a dura prova la pazienza dei cittadini. Una vale per tutte, quella del primo ministro quando ha affermato che chi vota a sinistra è stupido.

Di solito, si cerca di scaricare la colpa delle inadempienze del proprio operato alle opposizioni, qualsiasi governo lo fa. In questo caso, però, più che scaricare la responsabilità di eventi accaduti, si cerca di provocare un senso di paura nella popolazione dando la colpa all’opposizione. E questo non accade a caso. Se si pensa alle tensioni sociali derivanti dall’aumento della disoccupazione: tensioni che non nascono a tavolino ma sono determinate dalla paura di non avere un futuro e di ritornare ai tempi, che molti si ricordano – agli altri, i giovani, probabilmente gli è stato raccontato dai genitori -, in cui il dipendente, salvo alcune categorie, era ridotto, per trovare lavoro, ad entrare in conflitto con altri nelle loro stesse condizioni, si può comprendere anche la malsana necessità della maggioranza di trovare sin da ora un capro espiatorio in previsione che si verifichino disordini sociali.

 Inoltre, che il terrorismo sia stato sconfitto in un determinato periodo storico è vero, che il terrorismo sia stato sconfitto in generale, cioè, eliminato nel modo di reagire di una parte della popolazione, non lo è. Questo per dire che, e al di la della maggioranza e dei problemi, la tendenza a risolvere i problemi in modo violento è sempre presente nella società. Presenza che non sempre si manifesta in azioni isolate contro il singolo ma anche attraverso azioni di piazza come succede con i Black Blok.

Per concludere, Sacconi non chiede di abbassare i toni della critica – che di per se ha toni propri – ma critica a sua volta chi si oppone alla politica del governo aumentando ancor di più i “toni”.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 31/10/2011 alle 16:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Un giorno con tanta voglia di non fare niente. Quarta parte
post pubblicato in Racconto: Un giorno con tanta voglia di non fare niente, il 30 ottobre 2011

Inizio racconto

Pian piano, senza accorgersene, il nostro amico ha attraversato la città fin quasi alla periferia, praticamente in campagna, ancora un isolato e incominciano i campi coltivati.

Gli vien voglia di evadere definitivamente, di andare in campagna – chissà se riesco a ritrovare i luoghi dell’infanzia.

Sta per essere sopraffatto dai ricordi ma si ferma. Non vuole nostalgie. Niente nostalgie oggi!

Prima di immergersi nella natura, però, si ferma  al primo bar che incontra per un caffè.

Entra e si siede a un tavolino in disparte. Il locale è tipico delle periferie: i clienti sono prevalentemente pensionati e operai. Giocano a carte. In una saletta separata sente, attutito, il tipico tac delle boccette da biliardo che si scontrano. Una nota di colore si muove dietro al banco e tra i tavolini. Prepara le bevande e le serve muovendosi con armonia  come seguisse una musica che solo lei sente.

Si avvicina al tavolino.

Il nostro amico, che sin dal primo momento, nel vederla era  rimasto senza fiato, riesce con fatica a dire:   

-       Buon giorno.

-       Buon giorno a lei, signore. Cosa le posso servire?

Voce flautata, piena di tenerezza.

-       Un caffè ristretto, grazie. Sempre a fatica

-       Un po’ di pazienza e la servo subito.

-       Grazie. Faccia con comodo, non ho fretta. Dice cercando di ostentare indifferenza.

-       Non è che per caso avete il giornale? Chiede sempre a disagio.

-       Si, aspetti che guardo se ce n’è uno libero.

La ragazza, avrà più o meno 20anni, nel tornare al banco per preparare il caffè al nostro amico, si ferma ad ogni tavolino per ritirare i bicchiere e le tazzine vuote e pulendo il piano, rispondendo, sempre con cortesia, alle battute dei clienti.

L’amico la guarda fingendo indifferenza. Guarda i movimenti tranquilli di quel corpo così armonioso e al contempo forte, sicuro, senza incertezze. Ogni suo movimento da l’impressione di un passo di danza nell’etere talmente è leggero – o così sembra all’amico.

Il suo sguardo insistente, anche se mascherato dall’indifferenza, non sfugge però all’anziano seduto al tavolino accanto che, osservando l’amico, pensa a quando lui giovane, si divertiva a fare avance alla ragazze.

-       Bella donna, eh.

La voce, quasi un sussurro, gli arriva di fianco e lo prende alla sprovvista. Si gira e vede un anziano seduto tranquillo al tavolino di fianco; strano che non l’abbia notato prima, pensa.

-       Eh, si, proprio bella

Il nostro amico sorride all’anziano che a sua volta si mostra contento d’aver, forse, trovato un po’ di compagnia.

-       Non ti fare troppe illusioni. Dice.

-       Perché? È già forse impegnata? Chiede l’amico.

-       Oh no, solo che ha un carattere piuttosto difficile.

-       Difficile? Chiede l’amico conscio d’essersi espresso in modo interessato.

Cosa che all’anziano non sfugge,

-       Se ti piace, dice, devi andarci coi piedi di piombo; come si diceva una volta. Poi, sorridendo, sussurra: arriva.

L’amico intuisce la faccenda dei “piedi di piombo” e ne fa tesoro.

Intanto la ragazza, arriva al tavolino e gli pone il caffè e il giornale dicendo: ecco il suo caffè e il giornale. Il volto sorridente.

L’amico ricambia il sorriso. Grazie mille. Risponde sperando in uno di quei gesti che preludono a un principio di interessamento   La ragazza, però s’era già allontanata verso le sue incombenze. Peccato, pensa l’amico. Forse ha ragione il signore; è troppo difficile e, solitamente, le persone difficili sono anche problematiche.

-       Visto?

L’anziano lo stava guardando incuriosito. L’amico era sicuro che gli avesse letto in volto la delusione.

-       Eh, si! sembra proprio difficile. O, magari, è solo timida.

-       Anche. Se proprio sei interessato e, se posso darti un consiglio, ti conviene farti vedere più spesso di modo che si abitui a te. Voglio dire, se fai delle avance adesso che non ti conosce, rischi di comprometterti.

L’amico rifletté un attimo sul perché di tanto interesse del signore nei suoi confronti e realizzò che, forse, lo trattava come un figlio.

Poi disse: grazie per il consiglio. E aggiunse: è la prima volta che vengo da queste parti e non conosco la zona.

Lo disse anche per cambiare discorso riproponendosi di seguire il consiglio del signore. Si! sarebbe ritornato ancora. Sentiva dentro di se una sensazione diversa dal solito. Una sensazione, nuova, che non aveva mai sentito prima. Di avance alle donne ne aveva fatte tante, e alcune erano andate felicemente in “Porto”. Ma una sensazione come quella che sentiva in quel momento non l’aveva mai avvertita; neanche con le donne che più rispettava.

Inizio racconto



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Lavoro e pensione.
post pubblicato in lavoro e pensione, il 30 ottobre 2011

Parte prima La lettera di Berlusconi all’UE

Dunque, se le aziende licenziano in base ai loro bisogni ed essenzialmente per ridurre il personale in eccesso a causa della tecnologia, come si può pensare che assumano altre persone? Inoltre, se i licenziamenti riguardano il personale meno giovane con scarse, o nulle, possibilità di essere riassorbito, come si può pensare che si arrivi a maturare i requisiti per la pensione?

In passato, con la pensione di anzianità acquisita dopo 35 anni di contributi, le aziende ottenevano un risultato importante: il turnover .

 Il turnover permetteva all’azienda di ridurre il personale in base alle esigenze di ristrutturazione e, eventualmente, di assumere personale più qualificato in grado di utilizzare le nuove tecnologie, ovvero i giovani.

Questo, però, non provocava disoccupazione nella popolazione più anziana perché, l’età pensionabile con trentacinque anni di contributi veniva raggiunta facilmente, pertanto, le aziende, prima di licenziare, mettevano in pensione coloro che avevano raggiunto i trentacinque anni di contributi. Il lato negativo di questo è stato il suo uso indiscriminato attraverso quello che veniva chiamato prepensionamento, ovvero, la possibilità di mandare in pensione anche coloro che non avevano ancora raggiunto i requisiti di anzianità caricando lo stato di costi aggiuntivi.

Il sistema del turnover e dei 35 anni era un vantaggio sia delle aziende che dei lavoratori e permetteva l’assunzione dei giovani.

Oggi si vorrebbe spostare la pensione a 67 anni ed eliminare quella di anzianità. Allo stesso tempo si vorrebbe aumentare l’occupazione giovanile. Due azioni contrastanti che andranno a penalizzare i lavoratori più anziani perché, per far posto ai giovani, con la norma che il governo sta approntando, saranno gli unici ad essere licenziati senza, però, aver raggiunto l’età pensionabile.

Ed è qui la contraddizione. Contraddizione che, però, rispecchia l’ideologia del liberismo berlusconiano che vuole mettere al centro della società non più l’uomo ma l’economia.

Licenziare per assumere”. La frase non è altro che la sintesi di questa ideologia; si licenziano i più anziani a favore dei giovani senza dare certezza della pensione agli anziani. Ovvero, l’uso dell’uomo finché crea profitto.

Il problema che ci si pone oggi è falsato dal sistema che vuole basare tutto sull’utile. Questo crea la falsa questione di reperire le risorse necessarie per “mantenere i pensionati”. In una società civile che si rispetti, mettere, nelle spese fisse dello stato, coloro che per decenni hanno contribuito alla creazione della ricchezza, dovrebbe essere la priorità al pari della sanità e della scuola.

Si, è giusto aiutare i giovani ad inserirsi nel lavoro, ma questo non deve avvenire penalizzando i padri che verranno caricati sulle spalle del giovane in mancanza della pensione. E, comunque, il giovane subirà la stessa sorte del padre.

Pensione e lavoro sono due aspetti della stessa medaglia e non si possono trattare in modi diversi.  

Il lavoro serve, oltre a reperire le risorse (soldi) per vivere, anche per crearsi quella dignità che serve maggiormente quando si diventa anziani.

Arrivare alla pensione non è un obiettivo egoistico come vorrebbero farci credere – va considerato che i dipendenti versano una quota mensile all’IMPS per la pensione – ma un’esigenza, di quanti hanno lavorato, che serve loro a sopravvivere in quell’età dove non è più possibile essere attivi anche quando si ha la salute.  

Alla prossima puntata.


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La lettera di Berlusconi all’UE
post pubblicato in lavoro e pensione, il 29 ottobre 2011

Fonte: Intervista a Maurizio Sacconi di la repubblica

Nella lettera di Berlusconi alla Ue si fa riferimento al mercato del lavoro proponendo maggior efficienza:

b) Efficientamento del mercato del lavoro.

E' prevista l'approvazione di misure addizionali concernenti il mercato del lavoro.

1. In particolare, il Governo si impegna ad approvare entro il 2011 interventi rivolti a favorire l'occupazione giovanile e femminile attraverso la promozione: a. di contratti di apprendistato contrastando le forme improprie di lavoro dei giovani; b. di rapporti di lavoro a tempo parziale  e di contratti di inserimento delle donne nel mercato del lavoro; c.
del credito di imposta in favore delle imprese che assumono nelle aree più svantaggiate.
2. Entro maggio 2012 l'esecutivo approverà una riforma della legislazione del lavoro a. funzionale alla maggiore propensione ad assumere e alle esigenze di efficienza dell'impresa anche attraverso una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato; b. più stringenti condizioni nell'uso dei "contratti para-subordinati" dato che tali contratti sono spesso utilizzati per lavoratori formalmente qualificati come indipendenti ma sostanzialmente impiegati in una posizione di lavoro subordinato.

Come si legge al punto 2, Berlusconi si impegna ad agevolare l’assunzione dei giovani e delle donne, solo che per raggiungere l’obiettivo, aggiunge il “motivo economico” che, di fatto, va a modificare ulteriormente l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori già penalizzato dalla manovra aggiuntiva di agosto (l’articolo 8 della manovra che consente alle imprese di derogare alle norme (dell’articolo 18) in caso di accordi aziendali.  

Ma cosa significa “motivo economico”?

L’azienda in crisi può licenziare, senza possibilità di reintegro, sia il singolo sia più persone col solo impegno di dare al lavoratore  una indennità. Questo implica che, di fronte a crisi economiche, sia di singole aziende che generali, l’azienda, per far fronte alle sue necessità, andrà a diminuire il personale senza l’impegno di riassumere a crisi finita gli operai licenziati. Inoltre, nessuno può garantire l’assunzione dei giovani e delle donne visto che il motivo è economico, ovvero, determinato dalla crisi. Inoltre, anche la ristrutturazione dell’azienda o il suo ricollocamento in altro sito può rientrare nel “motivo economico”

Quali sono gli effetti?

Di fatto, si da la possibilità all’azienda di licenziare in tutti quei casi dove, l’azienda, nella necessità di modificare il suo assetto produttivo, si ritrova con personale in eccesso.

Se valutiamo storicamente il provvedimento, troviamo che le aziende hanno sempre agito in questo modo. Il motivo primo è sempre stato il miglioramento della tecnologia applicata alla produzione. La ristrutturazione, come veniva chiamata in passato, ha sempre implicato la diminuzione di personale; in passato, però, gli ammortizzatori sociali, in primo luogo la cassa integrazione guadagni (CIG) che subentrava prima del licenziamento e che non implicava necessariamente il licenziamento, sopperivano ai periodi più o meno lunghi di disoccupazione. Mentre oggi, con la riduzione dello stato sociale e, di conseguenza, anche della CIG, prima si licenzia poi si vedrà … ma cosa? Come sarà reintegrato l’operaio licenziato?

Sempre storicamente, le aziende sono portate, naturalmente, a licenziare gli operai più anziani perché più onerosi dato i diritti acquisiti nel corso degli anni (stipendio più alto, più ferie, più malattia, ma anche meno rendimento). Ma anche meno preparati professionalmente sempre a causa dei continui miglioramenti tecnologici.

Pertanto, un operaio di cinquant’anni sarà impossibilitato a trovare lavoro anche se ha conseguito attraverso i previsti(?) corsi di formazione una qualifica più alta; e questo succede già oggi.

Ma, come dicevo sopra, questo non implica che vengano assunti più giovani e più donne. Il motivo è semplice: la tecnologia.  

Ma, tornando agli anziani, la domanda da porsi è semplice: come faranno ad accumulare i requisiti per la pensione se questa viene spostata a 67 anni e loro vengono estromessi a cinquanta?

Di fatto, questi provvedimenti hanno un effetto, sul lungo termine, devastante per i lavoratori, in modo particolare i dipendenti, perché non arriveranno mai alla pensione. E non servirà, o servirà a poco, la formula della pensione integrativa perché, anche con i vantaggi di versamento dei contributi che presenta (una minima parte al lavoratore il resto all’azienda), rimane legata, comunque, al posto di lavoro e, se questo viene a mancare, il capitale accumulato sarà minimo.

Dunque, il problema lavoro è strettamente legato al problema pensioni. Come ho scritto altre volte, il problema è il lavoro in se; la tecnologia sta sempre più sostituendo l’uomo. Questo comporta una sempre maggior flessione in negativo dell’occupazione. L’unico sistema per affrontare il problema è un maggior welfare.

Ma come aumentare le risorse per sostenerlo?

Alla prossima puntata.

Fine di un sogno; la camera boccia il finanziamento per il ponte di Messina.
post pubblicato in società, il 28 ottobre 2011

Fonti: IDV   Il Mattino il corriere della sera

Con l’approvazione, alla camera, della mozione dell’IDV sul trasporto pubblico locale, i soldi che erano destinati allo stretto saranno impiegati per il trasporto pubblico che, con i tagli alle regioni, rischia di andare in tilt.

L’approvazione è stata possibile grazie all’astensione della maggioranza dal voto sia per il contrasto tra PDL e lega sul ponte sia per il no secco arrivato dalla Ue non includendolo tra le opere pubbliche destinate a ricevere finanziamenti Ue. Fattori che avrebbero mandato sotto il governo

È un bene che si sia cambiato strada in merito perché, anche se si sono già spesi più di duecento milioni, l’opera avrebbe compromesso l’economia dei territori interessati e di cui gli abitanti non ne condividevano la necessità. Inoltre, il ponte avrebbe si portato lavoro nel periodo della sua costruzione, ma dopo? I territori interessati a cui sarebbero stati sottratti i terreni, si sarebbero trovati in crisi. Leggi

C’è da chiedersi quanti soldi stanno ancora spendendo per opere nate solo per interessi particolari; senza contare quelle mai finite o finite e ,mai utilizzate.

Il piano di sviluppo del premier: pensioni e il patrimonio dei beni pubblici.
post pubblicato in lavoro e pensione, il 24 ottobre 2011

Fonte

Dopo l’irrisione di Sarkozy ed essere stato ripreso dalla Merkel ed aver ricevuto l’ultimatum da Van Rompuy, decide di intervenire sullo sviluppo economico. Come? Intervenendo sulle pensioni e il patrimonio pubblico “che si può immettere sul mercato”.

Insomma la solita menata di un governo che, per mantenere i privilegi dei ricchi, inclusi i politici, si rifà sempre sui meno abbienti.

Come possano essere un intervento valido ai fini della ripresa economica lo sa solo lui!  Dice riguardo alle pensioni: “avere a cuore i pensionati non collide con la difesa dei pensionati, perché non andiamo a toccare, a diminuire, le pensioni di nessuno. Ormai con lo sviluppo della vita media, che è intorno agli 80 anni, per i giovani mantenere delle persone che vanno in pensione a 58 anni e poi vanno avanti fino agli 80 e oltre è un carico francamente ingiusto; non tiene conto che con lo spostamento dell’età pensionabile, i giovani entreranno al lavoro sempre più tardi.

Questo significa che non si avrà nessun beneficio sull’occupazione giovanile. Inoltre, non è vero che non si diminuiranno le pensioni; con il nuovo sistema contributivo, le pensioni sono già diminuite per coloro che andranno in pensione in futuro. Se consideriamo anche il gettito fiscale derivante dal lavoro, non si capisce cosa cambi facendo lavorare l’anziano o il giovane; il gettito sarà più o meno uguale. L’unico vantaggio consiste nell’avere meno pensioni per qualche anno, ma poi ritornerà tutto come prima con lo svantaggio   di avere sempre meno lavoro giovanile. Lavoro che sarà, in prevalenza, precario e che comprometterà seriamente la possibilità di avere una pensione a 67 anni.

Ma forse è proprio questo che si vuole raggiungere; limitare le pensioni limitando il lavoro. Inoltre, già oggi, a causa delle continue riduzioni di personale nelle aziende – riduzione causata sia dalla tecnologia sia dalla continua migrazione delle aziende italiane verso l’estero – viene sempre meno la possibilità di raggiungere l’età pensionabile anche alle persone non più giovani. Essere licenziati a 50anni è come essere esclusi. Ma le aziende, trovandosi nella necessità di scegliere tra lavoro umano e tecnologico, ovviamente, scelgono quello tecnologico, e l’effetto diretto è la diminuzione di personale che, ovviamente, riguarda le persone anziane per due motivi: lo stipendio più alto dei giovani e il lavoro fisso. In questo modo risolvono il problema dei costi.

Per fare ciò, guarda caso, utilizzano gli armonizzatori sociale quale la mobilità e la CIG, praticamente a spese dello stato.

Insomma, ci troviamo di fronte a due attacchi: da una parte lo stato che, per racimolare soldi, prolunga l’età pensionabile, dall’altra le aziende che licenziano senza riassumere.

Non si può certo dire che in questo contesto si possa parlare di ripresa economica, anzi, in questo modo si andrà sempre più verso una disoccupazione sia giovanile che anziana.

E tutto perché lo stato e le aziende non vogliono ammettere due cose semplici: 1) che il vero problema è la mancanza di lavoro umano – sostituito dalla tecnologia – e, di conseguenza, la diminuzione delle entrate fiscali. 2) la necessità di modificare il sistema fiscale che, mancando il lavoro umano, non può più essere prevalentemente basato sulla persona fisica ma sul capitale.

Se il problema è il rapporto debito Pil, a nulla servirà il risparmio se non c’è un aumento del Pil che è la base per far fronte al debito. Ma anche l’aumento del Pil non servirà a nulla se diminuiranno le persone occupate (dipendenti e non) che pagano le tasse perché, l’aumento del Pil servirà solo alle aziende (produttive e non) per aumentare i loro profitti.

Concludendo, il premier, anche in questa occasione dimostra di non poter governare una situazione che riguarda la ristrutturazione dell’intera struttura sociale; dal lavoro alle aziende al terziario ai politici ma partendo dalla ristrutturazione del sistema fiscale inteso come recupero dei capitali per i servizi sociali e produttivi..


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 24/10/2011 alle 16:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Manifestazione in Val Susa senza incidenti. Vince la linea pacifica!
post pubblicato in società, il 23 ottobre 2011

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Alla fine, ad avere la meglio in Val di Susa è stato il comitato No Tav; in tutti i sensi. L’hanno avuta vinta su quanti avrebbero voluto sfruttare la manifestazione per creare casino, sulle autorità che pensavano di bloccarli per evitare casini, sui politici che delle loro ragioni se ne infischiano.

Ci sono riusciti ad arrivare al cantiere e, come promesso, pacificamente limitandosi a tagliare la rete di protezione.  

Quella di oggi in Val di Susa è stata una grande vittoria sia della popolazione locale sia della democrazia. È stata una valida dimostrazione che, se si tengono lontani i violenti, si possono raggiungere gli obiettivi prefissi con il solo compromesso. Questo, in Val di Susa, l’hanno capito anche le forze dell’ordine che, durante il flusso dei manifestanti (circa 20000 secondo il comitato), hanno fatto controlli per evitare l’infiltrazione nella manifestazione dei gruppi violenti che dopo Roma avevano detto di esserci.

Tutto ciò significa che non servono leggi speciali, proposta fatta anche da Di Pietro, ma che basta applicare quelle esistenti e allargare quelle che, attualmente, vengono applicate solo a determinate situazioni – vedi quelle sullo stadio.

Ovvio che la parte principale la devono fare gli organizzatori; e il comitato No Tav l’ha fatto con un manifesto chiaramente contrario ad ogni violenza strumentalizzata. Manifesto che, oltre ad esprimere le ragioni della protesta, detta anche la linea di condotta dei manifestanti: “Il 23 ottobre La Val di Susa dimostrerà loro che aprire i cantieri è una speranza vana: migliaia di cittadini marceranno per tagliare le reti, per aprire varchi nel recinto, per riaprire spiragli di democrazia.
In migliaia dimostreremo a testa alta che con la forza ed il sopruso non è possibile aprire alcun cantiere, né oggi né mai.
Lo faremo a mani nude, portando solo gli strumenti per abbattere le reti; lo faremo a volto scoperto perché non abbiamo nulla da nascondere, ognuno mostrerà la sua faccia pulita che chiede soltanto rispetto. Daremo un taglio alle reti e non porteremo alcuna offesa a chi dovrebbe difendere la legalità ed è mandato invece a coprire l’illegalità di recinti abusivi che offendono la nostra dignità”.

Vandalismo criminale. A Latina, devastato il “Campo della Legalità” di Libera.
post pubblicato in Giustizia, il 23 ottobre 2011

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"Oggi l'associazione aveva organizzato una giornata "speciale", divisa in tre momenti: prima la visita al vicino Borgo Mondello dove fu massacrato ed incaprettato nel 1995 don Cesare Boschin e dove le ecomafie hanno fatto per anni affari con il ciclo dei rifiuti tossici: poi un sopralluogo al campo rom Al Karama e, infine, il pranzo al villaggio con i ragazzi di Libera Roma e la proiezione del documentario "La quinta mafia", realizzato con i soldi dell'associazione, che affronta i temi dell'infiltrazioni mafiose nel territorio alle porte di Roma, spiega i motivi per cui la Banda della Magliana non è morta e parla delle attività di camorra e 'ndrangheta nella zona. "Un evento che avevamo pubblicizzato per sensibilizzare i cittadini di Borgo e che è diventato il bersaglio della violenza - dice Turri lasciando sfogare tutto il suo dolore - E' stata un'azione pianificata con una forza militare. Troppa violenza che mi lascia perplesso e amareggiato".

Turri parla del Campo della Legalità devastato nella notte tra il 21 e il 22 da un gruppo di persone per dare un segnale a quanti si impegnano con iniziative atte a mettere in guardia la popolazione.

Un’iniziativa criminale che lo stato, ma anche i media, non tengono in particolare attenzione.

Il Campo è il risultato di confisca per abusivismo edilizio e della società civile. Dopo essere stato confiscato perché risultato da attività mafiosa, è stato dato in gestione a Libera, l’associazione di Don Luigi Ciotti.

Lo stato, giustamente presente quando si tratta di contrastare le violenze di piazza dei gruppi black blok, sembra assente in merito agli attacchi della criminalità organizzata contro coloro che propongono, sul territorio, un modello di sviluppo civile e legale.

Sembra che far fronte alle esigenze della popolazione in materia di sicurezza non sia più competenza dello stato; questo a fronte di tutte le parole spese dal ministro Maroni, e della lega, sulla sicurezza del territorio.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 23/10/2011 alle 14:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Non c’è rivoluzione o insurrezione senza un obiettivo finale.
post pubblicato in società, il 22 ottobre 2011

I black blok e l’insurrezione armata.

Fonte

Teorizzare l’insurrezione senza una visione di quello che sarà dopo, cioè, di come sarà costruita, nelle sue strutture di base, la nuova società, è un esercizio teorico/pratico che, oltre a non portare nulla di nuovo e positivo, prelude alla dittatura.

Ascoltando l’intervista, fatta da Il Fatto Quotidiano, a esponenti del black blok, risulta chiara la mancanza di un fine alla loro protesta; un fine che dovrebbe giustificare – anche se la violenza non è mai giustificabile – le loro azioni perché non basta avere un obiettivo da combattere – quello è l’obiettivo individuato dagli indignati. Avere un obiettivo senza avere anche il fine con cui sostituirlo significa agire per il gusto dell’azione.

Se l’obiettivo è l’attuale società capitalista/liberista, distruggerla non serve a nulla se non la si sostituisce con altro tipo di società che, però, non può nascere dal caso. In ogni rivoluzione che si è affermata, il fine da raggiungere era già presente nella vecchia società: la rivoluzione borghese è servita a dare più potere alle idee della borghesia già operante, la rivoluzione proletaria doveva servire a dare più potere ai lavoratori. Tutte due presupponevano la creazione di una nuova società teorizzata in anticipo. Pertanto, affinché la rivoluzione o insurrezione abbia successo, oltre all’apporto della maggioranza della popolazione – altrimenti si verificherebbe la dittatura dei rivoluzionari come successo in Russia – serve un fine, cioè, un insieme di regole sociali che determineranno la società futura.

Nell’intervista ai black blok, però, tutto ciò manca. Non c’è niente che indichi l’obiettivo finale, il fine della loro rivoluzione. L’unico dato certo è l’emotività, nata dalla rabbia, su cui si basa il loro programma politico/rivoluzionario. Emotività che, pur essendo comune a quanti si trovano a pagare i conti della crisi, si discosta proprio nel programma politico/rivoluzionario: gli uni vorrebbero “distruggere” gli altri vogliono mantenere ciò che hanno avuto finora. Distruggendo non si porrà fine solo al capitalismo ma anche ai diritti acquisiti; ed è qui che i black blok si scontrano con la maggioranza del movimento. Maggioranza che chiede una politica diversa, una politica che non li escluda facendo pagare loro il prezzo della crisi. Maggioranza che, pur criticando il sistema attuale e volendolo cambiare, non vuole rinunciare alla democrazia perché consapevoli che non è da essa che derivano le crisi del sistema.

Sono ben coscienti che è proprio per mezzo della democrazia che si sono ottenuti, in passato, i diritti e il benessere che hanno caratterizzato gli ultimi decenni; incluso l’welfare. Questo indica che la teoria che addebita il costo sociale all’welfare, propagandata dal governo, non è accettata, anzi, il movimento addebita la crescita del debito proprio al sistema economico/finanziario e alle tante incongruenze nel sistema di gestione politica dei prestiti e nella gestione della cosa pubblica.

Inoltre, è recente la decisione del comitato dei No Tav di sganciarsi dai black blok in occasione della manifestazione di domenica 23-10 mentre i black aveva affermato nell’intervista di essere in sintonia con la popolazione.

Alla luce di quanto esposto nell’intervista, risulta chiaro l’intento di agire anche contro chi vuole manifestare pacificamente definiti “cittadini belanti illusi di poter avere un buon governo” - ma se non si può avere un buon governo, come potranno costruire una società equa?

Concludendo, sembra che gli illusi siano proprio i black perché, comunque, dopo ogni “distruzione” segue necessariamente la ricostruzione di un nuovo sistema. La buona riuscita della rivoluzione dipenderà da quale tipo di società si costruirà da cui dipende il tipo di governo. Lasciando le cose al caso come vorrebbero i black, il rischio che la società e i governi siano delle dittature è molto alto.

Inoltre, la violenza di Roma sta spingendo il governo su posizioni illiberali in merito al diritto di manifestare e a proteggere con leggi apposite le forze dell’ordine impegnate nelle manifestazioni; questo implicherebbe dare mano libera alle stesse.

Perciò, la violenza, oltre ad assomigliare al terrorismo, potrebbe portare a una svolta in senso autoritario della società.

MA FORSE È QUELLO CHE VOGLIONO!

SEMPRE CHE NON CI SIA UNA REGIA SUPERIORE CON L’INTENTO, APPUNTO, DI CREARE DISORDINI PER CREARE UNA REAZIONE CONTRARIA DA PARTE DEI GOVERNI.

Muoiono i bambini; nell’indifferenza del mondo …
post pubblicato in poesia, il 20 ottobre 2011

Non hanno più lacrime i bambini.

Gli occhi aridi come la terra,

 che muta li circonda;

     lasciano il mondo inermi;

la vita non hanno conosciuto!

 

 Il ventre gonfio dalla fame.

Attaccati al seno rinsecchito

dell’amorevole madre;

forse sanno il destino che li attende.

 

Lo sguardo perso nel vuoto,

    senza un grido di dolore,

      cerca invano, la madre,

          un segno che possa

                   dare speranza.

 

Altrove - chiusi in paradisi rigogliosi,

        scoppiano di salute i nuovi dei;

  padroni del mondo, e dell’altrui vita -

    giocano bonari a tessere la trama

 

di soccorsi interessati per coprire i misfatti

               dei loro delitti, incuranti della vita

che, tra l’indifferenza, lentamente si spegne.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 20/10/2011 alle 17:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Domenica, manifestazione No Tav in Val di Susa. Secondo Maroni, la Val di Susa è a rischio.
post pubblicato in società, il 20 ottobre 2011

Fonte

Una frase del portavoce dei No Tav, Alberto Perino, detta in un’intervista viene travisata dal giornalista ed ecco che il ministro Maroni, senza un minimo controllo sulla sua vericidità, la riprende per poter attaccare il movimento.

La frase in questione “noi siamo convinti che domenica succede qualcosa di brutto, i poliziotti faranno delle azioni incredibili per non lasciarci neanche avvicinare alle reti". In seguito a queste parole, il giornalista chiedeva: "e quindi?" Perino rispondeva: "e quindi le prenderemo come al solito esprimeva la preoccupazione, dopo i fatti di Roma, che i poliziotti sarebbero intervenuti anche senza la presenza di forze esterne e violente per impedire ai manifestanti di avvicinarsi alla rete che delimita il cantiere.

Il giornalista, nel trascrivere l’articolo, però cambia, di proposito?, l’ultima frase con “e quindi prenderemo il cantiere”; ed è qui che il ministro prende al balzo l’opportunità, offertagli dalla stampa, per spargere nell’etere veleno sulla manifestazione stessa creando ulteriore tensione affermando “Sono indignato del fatto che per qualcuno domenica prossima (in Val di Susa)  succederà 'qualcosa di brutto”.

Nell’intervista a Peace Reporter, il portavoce dei No Tav afferma che “l’intento della manifestazione è di arrivare alla recensione e tagliarla senza entrare nel fortino. Tagliarle perché sono illegali”. E ancora, “la manifestazione sarà pacifica, a volto scoperto e senza niente in mano che non siano le tronchesine per tagliare la recinzione”. E ancora “se dovessimo trovarci di fronte a una barriera di poliziotti è ovvio che non taglieremo la recinzione”.

Come si vede, l’intento degli organizzatori non è quello di creare casini ma di manifestare contro quello che ritengono un disastro sul loro territorio.

A quanto sembra, però, il ministro non la pensa allo stesso modo convinto com’è, anche a causa della mala informazione, che i No Tav siano tutti violenti, inclusa la popolazione che, in Val di Susa, sembra unita contro la Tav.

Leggi (ultimo paragrafo)

Maroni e l’autunno caldo della contestazione giovanile
post pubblicato in società, il 19 ottobre 2011

Vecchio testo della legge 152/1975 c.d. "Legge Reale"    Nuovo testo della legge 152/1975 c.d. "Legge Reale"

Di fronte ai gravi fatti di sabato a Roma, chiunque abbia a cuore lo stato di diritto e la democrazia si troverà sicuramente d’accordo con una più incisiva azione delle forze dell’ordine in materia di ordine pubblico durante le manifestazioni di piazza.

Come ho già scritto, i fautori dei disordini non sono da ricondursi a nessuna ideologia, bensì a formazioni estranee al mondo civile e che devono essere isolate e combattute. Su questo non ho dubbi. I dubbi sorgono quando vengono proposti provvedimenti che richiamano alla mente la legge Reale per far fronte ai disordini provocati dai teppisti. Legge che era stata introdotta per fronteggiare il terrorismo ma che, in quindici anni provocò la morte di 254 persone e il ferimento di altre 371. (vedi tabella uno)

La legge Reale prevedeva:

Articolo 14 la possibilità per le forze dell’ordine di usare le armi qualora si rendesse necessario.

Articolo 3 il fermo preventivo di 96 ore anche in assenza di flagranza di reato.

Articolo 5 il divieto dell’uso del casco o qualsiasi cosa che impediva il riconoscimento della persona.

La legge venne modificata a più riprese per essere, alla fine, superata dalla legge Pisanu del 2005.

Per Maroni ,però, non è necessario fare leggi speciali, ma norme specifiche (quali?) atte a permettere alle forze dell’ordine di individuare e fermare prima della manifestazione i possibili sospetti. Il che  lascia presagire interventi atti a colpire non solo i criminali ma quanti, nell’esercizio del loro pensiero, risulteranno sospetti al potere costituito e non alla società civile. Se la lotta a quelle forze che operano al di fuori del mondo civile e nella clandestinità è lecita, non lo è nella misura in cui andrà a prendere di mira anche coloro che operano nella legalità ma critiche al potere costituito.

Inoltre, il potere costituito, di fronte a eventi negativi, usa il vecchio sistema della repressione, e non solo dei violenti ma anche di coloro che vorrebbero esprimersi in piazza pacificamente. Al riguardo, è significativa la decisione del sindaco di Roma che proibisce i cortei, limitando le manifestazioni alle sole piazze, per un mese – come a dire che in un mese si sconfiggeranno le forze eversive.

Una novità dei provvedimenti sembra essere quella di far pagare una quota anticipata che copra in anticipo eventuali danni. Questo, più che un provvedimento per evitare disordini, servirebbe a evitare la manifestazione stessa; è molto improbabile che un movimento come quello degli indignati, nato e promosso su internet e senza un’organizzazione adeguata, possa riuscire a raccogliere soldi.

Un’altra novità(?) è quella di poter fermare e arrestare quanti vengono trovati in possesso di un kit da guerriglia, ovvero, strumenti che possono mascherare l’identità e di offesa cioè armi improprie. Ma questa legge esiste già; chiunque venga fermato con strumenti di offesa come mazze, chiavi inglesi ecc. in prossimità di eventi di massa può essere arrestato.

Il problema riguarderà anche l’applicazione di queste nuove (?) regole. Chi ci garantirà che verranno applicate solo ai facinorosi e non anche ai manifestanti pacifici?  

L’uso di strumenti simili   sono alquanto pericolosi perché porteranno facilmente ad abusi illiberali senza che nessuno possa intervenire perché, le forze dell’ordine, rispondono solo al ministero. E, comunque, anche qualora si arrivasse a denuncie contro arresti preventivi o uso improprio di armi, avranno sempre la legge dalla loro parte.

Tutto questo per non affrontare responsabilmente la questione; è più facile e meno impegnativo tagliare la testa al toro piuttosto che affrontare il problema cercando di sfruttare le leggi esistenti o modificarle la dove è possibile.

Che non si possa andare in luoghi pubblici col volto coperto è già oggi proibito; basterebbe estenderlo a ogni evento.

Se il criminale può essere arrestato anche dopo 48 ore dal fatto; basta estenderlo anche a coloro che agiscono dietro la copertura di eventi sociali; distruggere auto o incendiare o aggredire è, in ogni caso, un atto criminale.

Prevenire si può anche durante la formazione dei cortei senza fermare giorni prima coloro che si ritengono sospetti; basta controllare chi entra nei cortei e lungo il percorso; è meglio blindare un corteo che rischiare il caos che, comunque, va sempre a discredito degli organizzatori.

Certo, per fare ciò, le forze dell’ordine hanno bisogno di mezzi; basterebbe non tagliare i finanziamenti.

Si parla di pene più severe, giusto! A patto che vengano condannati i colpevoli di reati e non di opinione.

Per fare questo non c’è bisogno di nuove leggi, anzi … quelle esistenti bastano e avanzano.

Dato quello che pensano di fare dopo Roma, viene ovvia una domanda: a Roma si era previsto l’arrivo dei gruppi violenti. Perché non si è intervenuti subito a isolarli?

Si da la colpa alle leggi ma le leggi esistono già, basta applicarle o, eventualmente, migliorarle. No! non c’è proprio bisogno di nuove leggi. A meno che non si voglia sfruttare la situazione per fermare un movimento che, vista la situazione economica e il disagio sempre più frequente dei giovani, dei lavoratori, dei pensionati e delle famiglie, rischia di innescare un processo generale di contestazione alla politica attuale.

Sulla libertà (terza parte)
post pubblicato in Pensieri, il 17 ottobre 2011
prima e seconda parte

Paradossalmente, è dittatore chi rivendica la massima liberta per sé.

Assolutismo, naturale evoluzione dell'individualismo.


Ogni individuo ha la tendenza a pensare che la propria idea sia la più adatta a realizzare una società "perfetta" e ne ritenga necessaria la sua attuazione attraverso la libertà individuale. Attuazione che, inizialmente, si manifesta con la creazione di strutture atte a soddisfare la necessità di quanti vi aderiscono ma che, col passare del tempo e con il naturale attrito che si manifesta con le altre idee presenti, tenderà sempre più a porsi come idea dominante. Pertanto, l'individuo chiede sempre maggior libertà per se e la propria idea e al contempo, cerca di coinvolgere un maggior numero di sostenitori per poter giustificare la sua presenza nella società e nelle istituzioni. Da qui nasce l'esigenza di un sempre maggior consenso intorno alle proprie idee e una maggior pressione sui cittadini che dovrebbero accettare l'idea da lui proposta come unica soluzione ai problemi. Più il consenso aumenta, più l'individuo si sente in dovere di chiedere maggior libertà alle proprie azioni. 

 

La massima espressione culturale di questo modo di vedere e il suo naturale sviluppo è l'assolutismo, naturale evoluzione del diritto alla totale libertà individuale basato sul presupposto che solo una delle culture è quella che porterà l'umanità all'affrancamento dalle necessità primarie.

Questa visione della società mette, per potersi giustificare, al di sopra dell'essere umano, un qualche concetto astratto - come dio o la legge - per far si che la società da loro proposta venga interpretata come un qualcosa di ineluttabile e legittimo. Ma per raggiungere lo scopo devono eliminare le differenze culturali interne, far accettare a tutto il popolo la loro idea o teoria sociale; ciò comporta la totale ristrutturazione, non solo delle strutture ma anche dei principi su cui si basava la società precedente. Ed è qui che coloro che rivendicano la massima libertà, in realtà rendono la società schiava di un'idea non condivisa.

L'idea di uniformare l'essere umano ad un'unica visione sociale, anche attraverso i moderni mezzi di comunicazione di massa e anche con un'adeguata critica, comporta, necessariamente, la restrizione delle libertà nel processo di unificazione per poter meglio esporre le proprie ragioni senza contraddittorio. Restrizioni che si manifestano attraverso l'impedimento della critica alle idee deputate a divenire dominanti. Ciò non avviene necessariamente, o comunque non solo, attraverso leggi restrittive ma anche attraverso meccanismi propri delle democrazie, cioè utilizzando le risorse disponibili - che possono essere economiche e sociali. Si pensi ai mezzi di comunicazione che, utilizzando le libertà della democrazia, si prefiggono lo scopo di neutralizzare, attraverso le libertà economiche creando monopoli nell'editoria, la divulgazione delle idee altrui ma anche di manipolarle, attraverso programmi (tv e radio) "leggeri" di svago e programmi di approfondimento dove le notizie vengono date senza contraddittorio e pertanto interpretate a loro piacimento.

In tal modo si crea uno spazio culturale dove immettere idee immuni dalla critica storica e meglio recepibili poiché, chi le riceve, non avendo, nell'immediato, modo di verificare (ovvio che la verifica la si può fare dopo, ma questo comporta un lavoro sia mentale che pratico, di reperibilità del materiale necessario, che la maggioranza dei cittadini non ha a disposizione sia culturalmente sia per il tempo necessario) la vericidità delle idee e analisi proposte nei vari programmi finisce con il dare credito sulla fiducia.

Chiaro che nessuno può manipolare le idee e, in particolare, la storia raccontando fatti mai esistiti; si parte sempre da fatti realmente accaduti. È nel processo di interpretazione che si insinua l’interpretazione che permette a chi da la notizia per reinterpretarla nei termini più adatti allo scopo.





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permalink | inviato da verduccifrancesco il 17/10/2011 alle 10:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sulla manifestazione di Roma
post pubblicato in società, il 16 ottobre 2011

Tutti abbiamo visto e letto la cronache degli scontri a Roma, ma si può dire in tutta onestà che quello che è successo ieri , alla manifestazione del movimento contro la crisi, può essere chiaramente definito un attacco alla democrazia da parte di forze estranee al mondo civile.

Definire fascisti o comunisti quei gruppi è troppo riduttivo. Qui siamo di fronte a provocazioni organizzate con una regia ben definita che hanno un unico scopo: delegittimare la protesta facendola degenerare in violenza atta a creare terrore nella popolazione. I gruppi, definiti neri dalla stampa – ma quel neri va letto non tanto in senso politico quanto in senso metaforico; neri come il buio, come la notte che vorrebbero portare nel mondo. Come quelle forze oscure che, nel nostro passato, non hanno avuto nessuna pietà a colpire nel mucchio – non dimentichiamoci di piazza Fontana, piazza della Loggia, stazione di Bologna e tanti altri obiettivi che hanno creato paure e morti. Forze oscure che esulano dai normali schemi della società.

Molti si chiederanno come sia potuto accadere, perché non sono stati fermati dalle forze dell’ordine alle prime avvisaglie. Domande legittime. Così come è legittimo avere dei seri dubbi sul coinvolgimento delle stesse. Sarebbe più utile capire perché e chi a interesse al caos. Perché nessuno, pur sapendo della speculazione finanziaria in corso, prende provvedimenti contro di essa.

Ad esempio, si dovrebbe capire perché la finanza e chi la controlla non prende misure contro le cosiddette società di rating che con i loro giudizi mettono in seria difficoltà gli stati – perlomeno, un sospetto che siano coinvolte nella speculazione dovrebbero esprimerlo. Giudizi negativi sul debito pubblico che cadono a raffica su alcuni paesi mentre su altri che, pur avendo anche loro un debito consistente, vengono giudicati in modo positivo o poco negativo.  

Lo stesso vale per la crescita. In tutto il mondo occidentale la crescita è ferma o quasi. L’industria stenta ad avere commesse e si da la colpa ai paesi emergenti che riescono a produrre a basso costo. Ma è proprio così?

Se è vero che in occidente il costo del lavoro è alto, è altrettanto vero che   i popoli occidentali hanno ottenuto maggiori garanzie sul loro futuro; garanzie che, ovviamente costano. Mentre nei paesi emergenti, o la dove vige la dittatura, i popoli sono ancora a livelli bassissimi e, di conseguenza, anche i diritti civili.

Ci dicono che il rapporto debito Pil è determinante e, in base a questo, ci propinano politiche economiche di tagli in ogni settore e, in particolare, nel settore welfare dove si colpisce i meno abbienti.

Tutti  i governi e gli economisti sanno della speculazione, ma tutti la trattano come cosa ordinaria. Cosa che fa parte del sistema e, pertanto, ad essa bisogna adeguarsi.

Invece di contrastare la speculazione, i nostri governanti, con la scusa della crisi stanno cercando di diminuire il benessere dei popoli e i loro diritti.

È in questo contesto che i giovani stanno cercando una via diversa. L’accusa che rivolgono alla finanza e alle banche non è inventata; di fatto sono loro a decidere la politica delle nazioni.

Di fatto, i giovani, condannando la finanza, condannano l’attuale sistema liberista; non per niente il movimento è trasversale.  

La manifestazione di ieri, oltre che a far sentire la voce di quanti voce non hanno, serve anche a dare un indirizzo ai governi. Oltre ad esprimere pacificamente la propria rabbia,  i giovani stanno mettendo a nudo, oltre alle contraddizioni del sistema, anche i suoi limiti e la sua inadeguatezza come base di una società moderna.

Il rifiuto dei manifestanti ad accettare la violenza come metodo di lotta implica, oltre alla volontà di rispettare le regole, anche la padronanza della cultura democratica che della violenza ne fa volentieri a meno.

Concludendo, il movimento si basa sulla piena coscienza che i governi stanno difendendo esclusivamente interessi particolari e non credono più che la colpa sia da addebitare al troppo welfare, in primis le pensioni. Sanno bene che più si allunga la durata del lavoro più si rimanda la loro entrata, così come sanno che la durata della vita, tanto sbandierata dai governi, è legata in modo particolare alla qualità della vita. Qualità che verrebbe meno con la diminuzione del benessere.

Un giorno con tanta voglia di non fare niente. 2
post pubblicato in Racconto: Un giorno con tanta voglia di non fare niente, il 15 ottobre 2011

 Primaparte

Seconda parte

Il primo impatto con la strada è il rumore delle automobili.

Il secondo l’odore dei gas di scarico.

Il terzo la marea di gente che lo attornia come volessero aggredirlo.

Ormai sono le nove e la gente è già operosa. Le strade sono piene di persone indaffarate, quasi indifferenti a ciò che le circonda prese come sono dalla loro attività.

Si diverte a guardarle.

Vive la cosa come in un film, il nostro amico.

In una grande città dove è difficile conoscersi, vede volti sconosciuti o conoscenti che incontra di rado,donne con la borsa della spesa, negozi aperti.

La strada è intasata di macchine.

Cammina senza meta il nostro amico, felice d’essere libero, senza impegni. Ma quel che più conta, nessuno l’ha fermato, nessuno a chiedere come va, cosa fai, perché non lavori etcc..etcc.

La città è grande, si può girare per ore senza annoiarsi; sono talmente tante le cose da vedere e ammirare che il tempo scorre senza accorgersi.

Ma il nostro amico oggi non ha problemi di tempo; “che scorra pure” – pensa – “il tempo. Tanto lo recupererò domani se ne avrò voglia”.

Ma neanche ha voglia di fermarsi ad ammirare i monumenti o entrare nei locali. Ha voglia solo di muoversi tra la gente.

Camminando camminando, si ritrova in una zona che non conosce affatto. Di li c’è passato alcune volte ma senza mai fermarsi. Una zona residenziale con pochi negozi e, così a occhio,nessun bar ristoranti discoteche. Niente! Gli sembra un deserto. L’attraversa quasi di corsa. Una lunga sgambettata per ritrovarsi dalle parti del centro.

A questo punto, sono appena le dieci, incomincia a pensare che, forse, avrebbe almeno dovuto avvisare dellasua assenza dal lavoro. Non che faccia differenza. Lavorando in squadra con altri, l’assenza di uno o due persone di solito non crea problemi. Però non si sa mai, riflette. In fondo, anche se ne mancano altri due, cosa cambia? Continua a riflettere. Se avessi chiamato che non potevo andare – e una scusa avrei dovuta prenderla di sicuro, e in questi casi, cioè, quando si chiama la mattina, di solito la scusa è un qualche malessere – e m’avessero detto che ne mancavano altri due, mica potevo dire che si, va beh, non è poi così grave. Eh no! Perché sarebbe come ammettere che, in realtà, non ero ammalato. Perciò, conclude, meglio lasciar perdere; domani troverò sicuramente una scusa.

Decide allora di riprendere la sua escursione.

Prende una direzione qualsiasi andando verso il centro per evitare di rifare le strade di prima o di ritornare verso casa.

Strada facendo ha modo di fermarsi ad aiutare un’anziana che, ferma al passaggio pedonale, non si decideva ad attraversare la strada. Gli si avvicina e, gentilmente, chiede se ha bisogno d’aiuto. La signora lo guarda un po’ stupita da tanta gentilezza; si, grazie, risponde, con questo traffico diventa sempre più rischioso attraversare la strada anche sulle strisce pedonali. Il nostro amico, con cautela si mette sulla strada con le mani alzate imitando i vigili, le macchine si fermano.

L’amico invita la signora ad attraversare.

La signora, solerte, e quasi di corsa, attraversa.

-       Mille grazie, dice, peccato che al giorno d’oggi la gentilezza sembra scomparsa dal mondo.

-       Eh si, purtroppo, risponde l’amico, comunque sia le auguro una buona giornata, signora.

-       Grazie di nuovo, e buona giornata anche a lei, risponde.

E la signora s’incammina verso i fatti suoi forse un po’ più felice di prima.

Beh, pensa l’amico, un gesto gentile non guasta mai, anzi, aiuta a rendere la vita più accettabile sia a noi stessi che agli altri; e riprende il suo vagabondare. 

 continua

  


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 15/10/2011 alle 11:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Berlusconi gongola, l’opposizione inciampa.
post pubblicato in società, il 15 ottobre 2011

 Fonte

Alla fine, dopo essere stato battuto sul rendiconto dello stato 2010, il premier è riuscito, in un modo o nell’altro e dopo un discorso alla camera vuoto di contenuti, ad ottenere la fiducia, che lui stesso aveva chiesto, con 316 si contro 301 no.

Questa è la seconda volta che si da il governo per spacciato ed è la seconda volta che resuscita.

Se l’opposizione non ha ancora imparato la lezione, allora c’è poco da sperare.

L’Aventino fu, nel 1924, la risposta dell’opposizione - meno i comunisti - parlamentare al governo Mussolini, dopo il delitto Matteotti. Delitto perpetrato dalle squadre fasciste e che mise in crisi il governo. Abbandonarono l’aula per ritirarsi in un'altra sala di Montecitorio al fine di costituire un parlamento legittimo perché nel parlamento ufficiale era ormai impossibile esercitare la libertà per i parlamentari eletti.

"I rappresentanti dei gruppi di Opposizione, riunitisi oggi a Montecitorio, si sono trovati d'accordo nel ritenere impossibile la loro partecipazione ai lavori della Camera, mentre la più grave incertezza regna ancora intorno al sinistro episodio di cui è stato vittima l'on. Matteotti. Pertanto i suddetti rappresentanti deliberano che i rispettivi gruppi si astengano dal partecipare ai lavori parlamentari della Camera, e si riservano di constatare quella che sarà l'azione del governo e di prendere ulteriori deliberazioni".  Questa fu la risoluzione di quei parlamentari e, oggi, sappiamo che fu un errore non contrastare direttamente il governo.

 L’opposizione, riproponendo quei fatti senza tener conto della diversa realtà, ha commesso un madornale errore di valutazione perché si è negata la possibilità di interagire – partecipando alla discussione dopo aver ascoltato il discorso in aula - direttamente con  quei parlamentari del centro destra che stanno coltivando dubbi sulla politica di Berlusconi lasciandoli in balia di se stessi,e degli intrallazzi del premier, dando loro un segnale di contrapposizione verso tutti coloro che fanno parte della coalizione di centrodestra.

Inoltre, ha disatteso il ruolo proprio del parlamentare d’opposizione che è quello di critica e contrasto in parlamento.

Che questo governo stia vivendo alla giornata e che impegni il parlamento su questioni riguardanti il solo leader si sa da sempre. Si sa anche che la maggioranza è risicata e che potrebbe cadere ad ogni votazione o che debba chiedere la fiducia per ogni legge importante. Si sa anche che il discorso di Berlusconi era vuoto, senza un programma capace di dare un indirizzo reale alla soluzione della crisi. Questo non legittima, però, giochi e giochetti di opportunità da parte di un’opposizione che, almeno nelle intenzioni, sostiene di voler essere alternativa all'attuale schieramento.

Il non ascoltare in aula il discorso e sperare che non ci sia il numero legale per vanificare la votazione è stato un comportamento infantile che non lascia spazio ad azioni concrete. azioni che si possono attuare unicamente con la massiccia presenza ad ogni seduta parlamentare.

Inoltre, da un segnale di distacco dal popolo che, proprio in questi giorni, e a livello mondiale, sta protestando contro la crisi globale. Distacco che si manifesta proprio nel non sostenere le ragioni del popolo in parlamento, e ieri era un’occasione da non perdere per porre fine a questa legislatura proprio in base al malcontento generale – ormai non sono solo i meno abbienti a essere scontenti. Lo sono anche quelle categorie che, solitamente, sostengono i governi di centrodestra.

Va detto anche che l’opposizione non è affatto coesa sulla politica da sostenere per far fronte alla crisi; l’unica coesione è sulla fine del governo Berlusconi. Ma questo non basta! Non basta a creare l’alternativa che, allo stato attuale è ancora troppo disarticolata nelle sue componenti culturali per poter esprimere una politica unitaria.  

Crisi o non crisi, i politici pensano solo alle poltrone.
post pubblicato in società, il 14 ottobre 2011

Fonte

Nel pieno della crisi e nel pieno dei tagli derivanti dalla crisi, la giunta molisana (centro destra) pensa di risolvere i gravi problemi della regione investendo in due aeroporti destinati, secondo il governatore Pdiellino Michele Iorio, a risollevarele sorti economiche della provincia richiamando sul territorio investimenti da fuori provincia e, perché no, internazionali.

Al progetto è stato dato il via libera dalla provincia. 

C’è chi pensa che sia solo propaganda elettorale,visto l’imminenza delle elezioni di domenica e il governatore Iorio è in gara per il terzo mandato, dato che l’Enac (Ente Nazionale per l’AviazioneCivile) sostiene che in Molise, tutt’al più, “la particolare natura del territorio non lascia prevedere livelli significativi da giustificare l’onerosa realizzazione e gestione di un nuovo aeroporto”, e autorizza solo un’aviosuperficie: velivoli da nove posti al massimo e nessun volo di linea.

Dunque, se l’Enac dice no ai due aeroporti, significa che, a livello commerciale e di linea, non ce né nessun bisogno. Allora, vista la crisi in corso, l’unica giustificazione valida al progetto è la propaganda elettorale.

I due aeroporti sono stati definiti “inutili e costosi” sia per la realizzazione sia per il funzionamento.Ma, come si sa, quando si tratta di mantenere la poltrona tutto diventa lecito; anche spendere soldi dei contribuenti in grandi opere pur sapendo che non recheranno nessun beneficio alla popolazione.

Sicuramente, sarebbe meglio usare quei soldi per mantenere i posti di lavoro in pericolo e dare più servizi validi alla popolazione: trasporto pubblico, sanità, scuola ecc.

Il discorso disinformativo del premier alla camera.
post pubblicato in società, il 13 ottobre 2011

Fonte

Non avete capito che, se cade il governo in questo momento, si dissolve l’intero centro destra”.

È con questa frase che il primo ministro si è rivolto a coloro che, nella maggioranza, o sono indecisi o si apprestano a creare gruppi d’opposizione interna o chiedono di rivedere la linea politica.

In questa frase è racchiuso tutto il programma/ricatto del premier: senza di me - e i miei soldi - voi neanche esistereste e non esisterebbe il centro destra. Dunque? A nessuno della maggioranza conviene – in modo particolare a quei parlamentari che, con le elezioni anticipate, possono dire addio al vitalizio – far cadere il governo,perché, se il centro destra si dissolve, l’Italia cadrebbe nelle mani del“diavolo rosso”.

In sintesi, questo è anche il significato del discorso tenuto alla camera dal premier riguardo alla fiducia al governo da lui stesso richiesta Ascolta il discorso Tg la7.

Discorso che se nella prima parte critica “tecnicamente” la richiesta di dimissioni. Nella seconda, invece di giustificare la richiesta di fiducia proponendo un programma in grado di coinvolgere l’opposizione, si perde nelle solite accuse all’opposizione tra cui, in primis, la sua (dell’opposizione) incapacità di proporsi come alternativa – una teoria inventata di sana pianta e che, purtroppo, viene presa in considerazione anche a sinistra.

Sull'ateismo 2
post pubblicato in Pensieri, il 12 ottobre 2011

Ateismo1

1)         Il fatto che la disputa tra atei e teisti risale all’antica Grecia la dice lunga sulla sua inconcludenza. La differenza tra i due schieramenti, oltre all’esistenza di dio o meno, dovrebbe riguardare la visione del proprio credo: gli uni credono che dio sia una verità assoluta, gli altri che sia solo una ipotesi. Non tener conto di questo da parte dell’ateo, implica che  tutt’e due credono, in fondo, a qualcosa di sovrannaturale

2)         Non credo in dio perciò sono ateo.

3)         Credo nella natura umana e nella sua capacità di creare un mondo giusto e libero da ogni sopruso.

4)         La differenza sta nella ricerca costante del nesso tra realtà e immaginazione.

5)         Realtà è tutto ciò che esiste, sia esso visibile sia invisibile agli occhi umani, e dimostrabile attraverso esperimenti scientifici; immaginazione è tutto ciò che l’uomo, partendo dalla realtà, costruisce mentalmente senza nessun riscontro sperimentale.

6)         L’immaginazione è tipica delle menti incapaci di analizzare scientificamente l’esistente pertanto, tendono a creare giustificazioni astratte di ciò che li circonda; dio è la più alta astrazione che l’uomo abbia mai prodotto.

7)         Un pensiero realistico non può, comunque, escludere quello immaginifico. Ne ha bisogno nel momento in cui, per sviluppare un concetto, e non conoscendo la risposta reale del problema che sta affrontando(risposta che arriverà solo dopo l’esperimento), ha bisogno di immaginarne i possibili sviluppi; solo dopo può procedere con l’esperimento.

8)         Un pensiero immaginifico, invece, si basa proprio sull’esclusione della realtà.

9)         Realtà e immaginazione possono coesistere solo a patto che il fine ultimo sia la prova scientifica del problema.


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Verso l’autunno
post pubblicato in poesia, il 11 ottobre 2011

Limpido è questo cielo ottobrino

che nel tuo sguardo  trasparente,

dolce, chiaro e nudo si riflette

nel sereno , fresco mattino.

 

Intanto, l’autunno s’appressa

a spegnere la dolce tenerezza

dei tuoi occhi con un velo di tristezza,

che come ombra tenebrosa s’abbassa.


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Sull'ateismo 1
post pubblicato in Pensieri, il 11 ottobre 2011

Ateismo2

Ateo significa senza dio, ovvero, non credere nell'esistenza di un dio sia esso creatore o no. Pertanto, un ateo convinto non cercherà mai di dimostrare la non esistenza di un qualcosa che lui stesso considera inesistente, questo perché è impossibile dimostrare la non esistenza.


Detto questo, io che sono ateo, o sempre pensato alla creazione come a una possibilità teorica dell'origine delle cose pari a quelle scientifiche come il big bang; questo perché non si può rifiutare a priori una teoria finché non viene dimostrato il contrario che, tra l’altro, è un comportamento antiscientifico.

 

Essere ateo, pertanto, significa cercare altre soluzioni,altre strade nella ricerca dell'origine. Ma ancor di più essere coscienti della limitatezza dell'uomo; in fondo ciò in cui crediamo è dimostrabile solo in certa misura, mai completamente, di conseguenza, non si può neanche avere lacertezza che l’uomo arrivi a comprendere come sia iniziata l’esistenza.


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S’infrangono nell’umida aria …
post pubblicato in poesia, il 9 ottobre 2011

S’infrangono nell’umida aria

su miriadi cristalli d ipolvere

i primi raggi del nuovo sole.

S’infrangono sul bosco

aggrappato al pendio;

digradante verso la valle

ancora addormentata.

 

S’affaccia alla finestra l’uomo.

Ascolta i primi rumori

del giovane mattino

che, sfolgorante, s’appresta

a cacciare della notte i fantasmi.

 

Guarda rapito lo spettacolo sublime!

Vorrebbe uscire, correre nella luce,

gridare al mondo la sua vita,

mostrare, in tutta la sua nudità,

gli affanni e le fatiche del suo giovane corpo.

 

Ma non può godersi lo spettacolo,

non può uscire e correre libero.

Presto dovrà uscire, si

ma incontro al suo destino.

 

La, nella fabbrica che cupa l’attende,

Col suo pesante carico d’indifferenza;

anonima scultura a testimonianza

del nulla che avvolge la nostra civiltà.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 9/10/2011 alle 18:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Miseria e abbandono. A Pescara 12dicenne prostituita dalla madre per recuperare i soldi per giocare a bingo.
post pubblicato in Giustizia, il 9 ottobre 2011

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Miseria e vizio sono alla base della tragedia che ha coinvolto una dodicenne di Pescara obbligata dalla madre a prostituirsi.

Ma è veramente solo la miseria e il vizio la causa del dramma?

Assieme alla madre e al convivente, agli arresti domiciliari sono finiti anche un giovane 18enne con problemi psichici e un anziano 92enne; questo fa pensare che, oltre al disagio della miseria e del vizio, ci sia anche la mancanza dei servizi necessari alla popolazione meno abbiente.

Un episodio triste che,sotto certi aspetti, supera quello delle morti bianche di Barletta. Un episodio che definire tragico sembra quasi di sminuirlo perché, quando si trovano coinvolti minorenni, non ci sono giustificazioni che tengono se non il totale scivolamento dei singoli in una dimensione che va oltre il normale svolgersi della vita civile.

Però, affinché ciò avvenga,il singolo deve pensare d’essere rimasto senza nessun appoggio sociale, di non essere più ai margini della società ma fuori da essa. Deve arrivare ad avere la certezza che nulla e nessuno possa fare qualcosa per la sua causa.

Non ci sono, in questa vicenda, personaggi che possano far pensare a un qualcosa di razionale (come ad esempio succede nel crimine organizzato). Ogni personaggio della vicenda vive di vita propria portandosi appresso, nei rapporti con gli altri, tutti i problemi inerenti la sua personale situazione senza, però, che gli altri possano interferire.

Quindi, miseria, vizio e abbandono sono gli elementi del fatto. La dove, però, è l’abbandono a fare da traino anche agli altri due.

Concludendo, la società dovrebbe/deve farsi carico delle situazioni di disagio intervenendo con programmi in grado sia di individuazione delle situazioni di disagio sia di intervento pratico.

Ovviamente, l’intervento non deve essere lesivo nei confronti dei soggetti interessati.


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Berlusconi, in piena crisi SOCIO ECONOMICA E POLITICA, vola dal suo amico Putin in gita di piacere.
post pubblicato in società, il 8 ottobre 2011

Nessuna alternativa a questo governo, così dice Berlusconi dopo che Bossi ha indicato la primavera del 2012 come possibile data delle nuove elezioni.

Berlusconi affida il suo messaggio al sito dei promotori della libertà.

Berlusconi usa la solita tiritela dei numeri, che non è possibile fare elezioni in piena crisi economica, che comunque la sinistra non riuscirebbe a governare, che la maggioranza degli elettori è ancora moderata, che gli italiani non sono così stupidi da dare il loro voto al trio Bersani, Di Pietro e Vendola, che …

Il messaggio è affidato ai promotori della libertà – non agli italiani elettori, sarebbe stato troppo impegnativo -, mentre è in viaggio per la Russia dove festeggerà il compleanno del boss/zar della Russia, Vladimir Putin sulle rive del lago Valdai. Il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, precisa che non ci saranno colloqui ufficiali.

 Dunque,mentre in Italia si sta verificando il tracollo dell’economia e della società e lo svuotamento di ogni senso morale, il signor premier/padrone, convinto della sua ineluttabilità, se ne va in giro per il mondo a festeggiare. Oh dio (semplice espressione), ognuno è libero di festeggiare l’amico del cuore, chiunque abbia un amico lo può comprendere. Ma qui siamo di fronte a comportamenti che esulano l’amicizia. Tanto più che il nostro …, essendo premier di un paese incrisi – essenzialmente di soldi – economica, e dopo aver chiesto SACRIFICI a tutti gli italiani – meno i politici e i ricconi, come lui, sia chiaro – dovrebbe, perlomeno, limitare le sue gogliardate. Sicuramente, di fronte a una critica, risponderà che ha pagato di suo. E va be’, ma l’esempio? Quell'esempio da dare ai sudditi che, logicamente, si aspettano dal governante!?

Va da se, però, che è vero che il popolo italiano è moderato, non va da se, invece, che i moderati siano tutti berlusconini o udicini. Se essere moderato implica l’affrontare i problemi in modo incruento e civile, va detto, per inciso, che è proprio l’attuale maggioranza a non esserlo, moderata intendo. E neanche,a quanto sembra, interessata alle sorti del paese. Se lo fosse, prima delle gite goliardiche all’estero, farebbe quelle politiche per risollevare, perlomeno, se non l’economia, almeno la fiducia dei mercati su di essa.

Comunque sia, il nostro … sembra più interessato, e lo è, alla sua immagine goliardica. Tanto che, come detto da lui stesso, farebbe volentieri a meno di governare. A questo punto, però, la domanda più ovvia è: PERCHE’ NON TE NE TORNI AI TUOI AFFARI PRIVATI E LASCI ILGOVERNO A PERSONE CAPACI E INTERESSATE ALLE SORTI DEL PAESE?

Bossi e le elezioni anticipate ovvero la necessità di recupero della base.
post pubblicato in Lega, il 7 ottobre 2011

Fonte

Queste sono parole di Bossi: E' obiettivamente complicato arrivare al 2013. E' difficile spennare la gente e poi farsi votare: meglio votare prima"

Già, meglio andare alle elezioni con le solite promesse vaghe e poi spennare i cittadini che, chiunque abbiano votato, saranno costretti a subire senza possibilità di contestare.

Non vedo altro significato in quel che ha detto Bossi ieri ai giornalisti alla camera. Dopo aver costatato le difficoltà di mantenere le promesse come governanti, Bossi ci ripensa. Il motivo, però, non è la difficoltà di portare avanti il suo piano di graduale secessione che sostiene in ogni raduno leghista, ma il pericolo di perdita di consensi se dovesse continuare a sostenere un governo alle prese con la crisi e di cui ne condivide, salvo eccezioni come le pensioni, le scelte. Da qui la voglia, non tanto di staccarsi da un leader/partito, ma di verificare la tenuta della base di fronte a situazioni che il partito lega deve affrontare e che lo porta a dover rimandare, ad un futuro incerto, il programma del partito stesso e di cui la base ne è attualmente convinta sostenitrice.

Dunque, non è l’interesse del paese reale a portare Bossi su posizioni apparentemente in contrasto con l’alleato, ma la necessità di recuperare consensi. D’altra parte, è proprio la base a chiedere la chiusura di questa legislatura erroneamente convinta che la lega possa farcela anche da sola.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 7/10/2011 alle 11:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Bavaglio stampa: ma è proprio vero? Un’idea contro corrente.
post pubblicato in società, il 6 ottobre 2011

Leggo sui giornali pagineintere sul ddl intercettazioni e trovo che la notizia che mi interessa riguardaesclusivamente l’esclusione dei blog dalla legge; ne saranno implicate solo letestate registrate, ovvero i giornali (quotidiani, settimanali, mensili e quant’altro)online.

Si, perché tutto il resto,per quanto mi riguarda, è solo spazzatura mediatica.

A quanto risulta daigiornali, non si proibisce la pubblicazione delle indagini; si può dare lanotizia che il tal personaggio pubblico è indagato per il reato x. Quello chenon si può pubblicare, sempre se ho capito bene, sono le intercettazioni che hannocontribuito a formulare l’accusa nei confronti del tal personaggio. Bene,ritengo sufficiente sapere che il tal personaggio sia indagato per il reato x. Infondo, è la conoscenza dei comportamenti degli individui, e in modo particolaredi quelli pubblici, ad avere importanza.

Sapere cosa ha detto l’indagatoper telefono al tal altro o chi sia il tal altro potrebbe sembrare importante. Elo è ai fini dell’indagine. Ma trovo sbagliato renderlo pubblico perchéandrebbe a coinvolgere anche l’altro che magari non centra nulla. Questo,almeno finché non ci sono le prove del coinvolgimento nell’indagine anche dell’altro.

Quello che voglio dire è che,se io telefono ad un amico di cui non sono a conoscenza dei suoi misfatti – e succedeche un criminale non dica a destra e sinistra delle sue attività – non perquesto ne sono complice. Ovvio che dalle intercettazioni lo si capirà, maquesto riguarda il magistrato che conduce le indagini. E una volta appurato ilmio coinvolgimento, allora lo si potrà pubblicare; ma solo dopo.

La notizia che invece trovoaberrante è la penalizzazione del giornalista fino al carcere. Un provvedimento,questo, che trovo aberrante perché ricorda troppo i regimi totalitari dove l’informazioneè controllata dallo stato. A che serve un deterrente simile se non a creare unregime di paura?

Se è giusto porre deipaletti alla stampa nell’ambito delle indagini giudiziarie, sono da condannare,in democrazia, comportamenti legislativi tendenti a creare dipendenze forzateda altri nella propria funzione.

E poi, diciamocelo chiaro,il giornalista, per avere certe informazioni, deve avere la disponibilità dipersone che lavorano all’interno della magistratura e, perché no, dei tribunali– la cosiddetta fuga di notizie -, e queste persone potrebbero anche agire perconfondere le indagini. Certo, sta al giornalista non cadere nella trappola.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 6/10/2011 alle 11:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Roberto Castelli e la repressione della padania.
post pubblicato in Lega, il 5 ottobre 2011

Fonte

Secondo Roberto Castelli,viceministro ai trasporti, il presidente Napolitano starebbe pensando ad una soluzione padania alla maniera sovietica.

È quanto afferma ai microfoni di radio 24: il presidente ha ancora in mente la repressione in Ungheria (invasione sovietica) perché una certa mentalità esiste ancora.

Difatti, quello di Napolitano “è un attacco alla mia libertà ed è un avvertimento poiché non credo che il capo dello stato parli senza pensare a ciò che dice. Secondo me sott’intendeva: se tirate fuori certi argomenti che a noi non piacciono vi scateniamo addosso la magistratura e vimettiamo in galera. Ho 65 anni e la mia vita l'ho fatta. Sarebbe una meraviglia finire come martire della padania e poter avere un monumento in simil-bronzo nella piazza della mia frazione”.

Inoltre, secondo Castelli, le parole di Napolitano: la padania non esiste, sarebbero lesive della sua libertà in quanto lui, che si ritiene appartenente al popolo padanio, secondo l’affermazione, non esisterebbe.

 Dunque, in Italia esisterebbe un disegno/politico/giuridico/militare per far tacere un popolo che lotta per l’indipendenza. Una teoria alquanto sballata per vari motivi.

Innanzi tutto, un popolo deve esistere – sia per poter chiedere l’autodeterminazione sia per essere represso. E se l’esistenza di un popolo riguarda l’avere una cultura propria che lo identifica, non si capisce perché faccia riferimento al cristianesimo. Al riguardo, è opportuno ricordare la vicenda dei crocefissi nelle scuole e nei luoghi pubblici che la lega ha difeso strenuamente proprio perché facenti parte della cultura cristiana. Cultura diffusa in tutta Europa incluso il centro sud italiano.

In secondo luogo, la libertà non può essere intesa come strumento per affermare e imporre la propria visione. In fondo, la lega è un partito che al nord è arrivato al massimo ad avere un 13-14 per cento dei consensi. Da qui, si può dedurre che, in realtà, i portatori di sovietismo sono proprio loro nel momento in cui pretendono di estendere a tutti una visione accettata da una piccola minoranza. La proposta del referendum, fatta di recente da Bossi, sarebbe un metro democratico per definire se il nord vuole staccarsi dall’Italia; però sembra sia stata unicamente un’affermazione propagandistica nel tentativo di recuperare la base. E non poteva essere altrimenti visto l’andamento negativo che risulta dai sondaggi.

Le affermazioni di Castelli non sono altro che un gioco di prestigio necessario a un partito che, dopo aver inventato un popolo e averlo collocato geograficamente all’interno di una nazione, cerca in tutti i modi di rovesciare le posizioni. Per Castelli, non è la padania a essere arbitraria nelle sue scelte ma l’Italia. Questo gioco,però, è possibile solo a patto che ci si dimentichi la storia. Basta un solo esempio: è stato il nord ad andare al sud per inglobarlo nell’Italia, e nonviceversa. È stato il nord a colonizzare una parte della penisola con una guerra di conquista, e non viceversa. È stato il nord a decidere la politica nazionale – e questo non lo si può negare perché, essendo sempre stato industrialmente sempre più avanzato, ed essendo l’industria la parte economica trainante dell’economia moderna, tutto quello che s’è fatto al sud è sempre stato in funzione del nord, e non viceversa.

Dunque, sembra che ora,visto i risultati socio economici avuti al centro sud, si cerca di scaricarlo perché non più necessario allo sviluppo del nord.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 5/10/2011 alle 14:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Intimidazione mafiosa al quotidiano Metropolis.
post pubblicato in società, il 3 ottobre 2011
 La lotta alla criminalitàorganizzata e i suoi effetti, tanto sbandierata dal ministro Maroni, la si puòvalutare da ciò che avviene la dove la criminalità ha la sua base naturale. La dove,più che in altri luoghi, controlla direttamente il territorio.

Succede a Castellamare diStabia che il quotidiano “Metropolis” non venga venduto grazie all’intimidazionedel familiari del pentito Salvatore Belvisto del clan D’Alessandro. Leggicronaca dal quotidiano stesso.

Dalla cronaca risulta chiaroil potere persuasivo e intimidatorio che la criminalità esercita sullapopolazione e sulla società civile.

Episodi simili sono lariprova che non basta arrestare i boss o chi ha commesso reati gravi all’internodella struttura criminale. Non basta perché è proprio il tessuto sociale contutte le sue problematiche, in primis la dipendenza della popolazione dallacriminalità in fatto di lavoro e, di conseguenza, della sua sopravvivenza, haessere l’alimento base della criminalità. Criminalità che esercita il suopotere attraverso il ricatto la dove lo stato è assente se non coinvolto perinteresse e paura delle conseguenze.

Tutti i roboanti proclami aogni “successo” contro la criminalità sono, a questo punto, fumo negli occhi  lanciato da una classe politica sorda a ognirichiesta di aiuto concreto mirante a modificare il tessuto sociale coninterventi a sostegno della parte attiva della popolazione. Interventi chedovrebbero essere rivolti alla creazione, sia di strutture socio economiche ingrado di sostenere l’iniziativa dei singoli che vogliono operare onestamente nelrispetto delle leggi, sia con l’apporto degli strumenti per mettere insicurezza gli stessi da ritorsioni della criminalità.

D’altra parte, cosa ci sipuò aspettare da un ministro che partecipa a un partito che proclama laseparazione del nord dal sud?

Anche a fronte del passatodove il politico sfruttava la sua connivenza a scopi privati, l’aggiunta delfattore secessionista non fa altro che peggiorare le cose: si lascia tutto com’èper dimostrare la superiorità del nord!

In nome della maggioranza degli italiani
post pubblicato in società, il 2 ottobre 2011

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Chissà perché e come è nata la moda di parlare in nome della maggioranza degli italiani. Ormai tutti lo fanno; politici e no.

Ieri è stata la volta di Diego Della Valle che ha addirittura comperato una pagina di giornale per pubblicare le sue idee in merito ai partiti politici.

Questo riferirsi sempre alla maggioranza della popolazione senza un minimo di conoscenza della stessa è un atto arbitrario da parte di persone che, dovendo agire ai margini della politica, cerca un minimo di visibilità. Poco importa che siano persone ricche o povere, conosciute o sconosciute. Il problema è l’utilizzo che fanno dellapopolazione.

Diego della valle arriva a dire: rendetevi conto che tanti italiani non hanno più nessuna stima e nessuna fiducia in molti di voi e non hanno più nessuna intenzione di farsi rappresentare da una classe politica che, salvo alcune eccezioni, si è totalmente allontanata dalla realtà delle cose e dei bisogno reali dei cittadini.

Da cosa tragga la convinzione della sfiducia nella politica da parte della maggioranza degli italiani non si sa. È pur vero che parte dei politici si sono allontanati dalla realtà dei cittadini,ma questo non significa che non ce ne sono altri che alla realtà fanno costante riferimento.

È altrettanto vero che parte dei politici pensano solo ai loro interessi privati e del partito. Ne è una evidente dimostrazione l’attuale premier. Anzi, l’unico in Italia ad essersi staccato dalla realtà pressato com’è dalla necessità di difendersi dalla legge perché accusato di vari comportamenti illeciti, è proprio il premier. Questo ha portato le opposizioni, nel tentativo di arginare leggi che servono solo al premier, ad impegnarsi anche su problemi non inerenti la realtà del paese. Ciò non significa che essi si siano staccati dalla realtà.

È sbagliato coinvolgere tutti e affermare la sfiducia degli italiani verso di loro. È come dire che ilsistema democratico è sbagliato.

Inoltre, a nulla serve dire basta, così come dire che solo una piccola parte dei politici capisce ciò che sta succedendo. E anche proporre genericamente, e molto populisticamente, che per uscire dalla situazione negativa occorre che la società civile (politici,mondo delle imprese e mondo del lavoro) operi scavalcando l’istituzione preposta alla guida del paese. Così facendo si corre il rischio – magari è lo scopo principale – di delegittimare le istituzioni democratiche. E poi? Ci penserà il signor Della Valle a comandare? Lui e gli illuminati? E a noi che ce ne viene in tasca?

Un bel niente, anzi, senza le istituzioni abbiamo tutto da perdere e, comunque, se è questo lo scopo, è solo un’altra via per ottenere ciò che vorrebbe il premier.

Angelino Alfano e le nuove generazioni.
post pubblicato in società, il 2 ottobre 2011

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Tra le tante cose che ilsegretario del Pdl, Angelino Alfano, ha detto nel suo discorso agli statigenerali del partito ce n’è una che lascia alquanto interdetti.

Il segretario, parlando deigiovani nati assieme a Forza Italia e che alle prossime amministrative andrannoa votare dice: Abbiamo il dovere  di dare parole chiave nuove per convincerli.Gli argomenti del '94 devono essere aggiornati e tra le parole chiave per unnuovo inizio c'è lo spiegare loro cherischiano di essere la prima generazione dal dopoguerra che non vivrà megliodei loro padri". 

Già, si ricordi anche dispiegare loro che prima di forza Italia tutti, o quasi, avevano un posto dilavoro fisso e potevano organizzare il  servivaa dare assistenza (sanitaria, scolastica, disoccupazione) ai meno abbienti

Spieghi anche che lasinistra a queste cose ci teneva, e ci tiene tutt’ora, in modo particolare.

E per finire, spieghi chetutto ciò, da quando ci siete voi, è in fase di estinzione. E spieghi anche chelo è a causa della vostra gestione liberista della società.

Va detto, comunque, che i giovani sono sempre statioggetto di particolare attenzione da parte dei politici a causa della lorotendenza all’irrazionale.

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