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NOIELASOCIETA NUOVO BLOG DI VERDUCCI FRANCESCO: società, poesie e racconti
Il piano di sviluppo del premier: pensioni e il patrimonio dei beni pubblici.
post pubblicato in lavoro e pensione, il 24 ottobre 2011

Fonte

Dopo l’irrisione di Sarkozy ed essere stato ripreso dalla Merkel ed aver ricevuto l’ultimatum da Van Rompuy, decide di intervenire sullo sviluppo economico. Come? Intervenendo sulle pensioni e il patrimonio pubblico “che si può immettere sul mercato”.

Insomma la solita menata di un governo che, per mantenere i privilegi dei ricchi, inclusi i politici, si rifà sempre sui meno abbienti.

Come possano essere un intervento valido ai fini della ripresa economica lo sa solo lui!  Dice riguardo alle pensioni: “avere a cuore i pensionati non collide con la difesa dei pensionati, perché non andiamo a toccare, a diminuire, le pensioni di nessuno. Ormai con lo sviluppo della vita media, che è intorno agli 80 anni, per i giovani mantenere delle persone che vanno in pensione a 58 anni e poi vanno avanti fino agli 80 e oltre è un carico francamente ingiusto; non tiene conto che con lo spostamento dell’età pensionabile, i giovani entreranno al lavoro sempre più tardi.

Questo significa che non si avrà nessun beneficio sull’occupazione giovanile. Inoltre, non è vero che non si diminuiranno le pensioni; con il nuovo sistema contributivo, le pensioni sono già diminuite per coloro che andranno in pensione in futuro. Se consideriamo anche il gettito fiscale derivante dal lavoro, non si capisce cosa cambi facendo lavorare l’anziano o il giovane; il gettito sarà più o meno uguale. L’unico vantaggio consiste nell’avere meno pensioni per qualche anno, ma poi ritornerà tutto come prima con lo svantaggio   di avere sempre meno lavoro giovanile. Lavoro che sarà, in prevalenza, precario e che comprometterà seriamente la possibilità di avere una pensione a 67 anni.

Ma forse è proprio questo che si vuole raggiungere; limitare le pensioni limitando il lavoro. Inoltre, già oggi, a causa delle continue riduzioni di personale nelle aziende – riduzione causata sia dalla tecnologia sia dalla continua migrazione delle aziende italiane verso l’estero – viene sempre meno la possibilità di raggiungere l’età pensionabile anche alle persone non più giovani. Essere licenziati a 50anni è come essere esclusi. Ma le aziende, trovandosi nella necessità di scegliere tra lavoro umano e tecnologico, ovviamente, scelgono quello tecnologico, e l’effetto diretto è la diminuzione di personale che, ovviamente, riguarda le persone anziane per due motivi: lo stipendio più alto dei giovani e il lavoro fisso. In questo modo risolvono il problema dei costi.

Per fare ciò, guarda caso, utilizzano gli armonizzatori sociale quale la mobilità e la CIG, praticamente a spese dello stato.

Insomma, ci troviamo di fronte a due attacchi: da una parte lo stato che, per racimolare soldi, prolunga l’età pensionabile, dall’altra le aziende che licenziano senza riassumere.

Non si può certo dire che in questo contesto si possa parlare di ripresa economica, anzi, in questo modo si andrà sempre più verso una disoccupazione sia giovanile che anziana.

E tutto perché lo stato e le aziende non vogliono ammettere due cose semplici: 1) che il vero problema è la mancanza di lavoro umano – sostituito dalla tecnologia – e, di conseguenza, la diminuzione delle entrate fiscali. 2) la necessità di modificare il sistema fiscale che, mancando il lavoro umano, non può più essere prevalentemente basato sulla persona fisica ma sul capitale.

Se il problema è il rapporto debito Pil, a nulla servirà il risparmio se non c’è un aumento del Pil che è la base per far fronte al debito. Ma anche l’aumento del Pil non servirà a nulla se diminuiranno le persone occupate (dipendenti e non) che pagano le tasse perché, l’aumento del Pil servirà solo alle aziende (produttive e non) per aumentare i loro profitti.

Concludendo, il premier, anche in questa occasione dimostra di non poter governare una situazione che riguarda la ristrutturazione dell’intera struttura sociale; dal lavoro alle aziende al terziario ai politici ma partendo dalla ristrutturazione del sistema fiscale inteso come recupero dei capitali per i servizi sociali e produttivi..


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 24/10/2011 alle 16:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Berlusconi gongola, l’opposizione inciampa.
post pubblicato in società, il 15 ottobre 2011

 Fonte

Alla fine, dopo essere stato battuto sul rendiconto dello stato 2010, il premier è riuscito, in un modo o nell’altro e dopo un discorso alla camera vuoto di contenuti, ad ottenere la fiducia, che lui stesso aveva chiesto, con 316 si contro 301 no.

Questa è la seconda volta che si da il governo per spacciato ed è la seconda volta che resuscita.

Se l’opposizione non ha ancora imparato la lezione, allora c’è poco da sperare.

L’Aventino fu, nel 1924, la risposta dell’opposizione - meno i comunisti - parlamentare al governo Mussolini, dopo il delitto Matteotti. Delitto perpetrato dalle squadre fasciste e che mise in crisi il governo. Abbandonarono l’aula per ritirarsi in un'altra sala di Montecitorio al fine di costituire un parlamento legittimo perché nel parlamento ufficiale era ormai impossibile esercitare la libertà per i parlamentari eletti.

"I rappresentanti dei gruppi di Opposizione, riunitisi oggi a Montecitorio, si sono trovati d'accordo nel ritenere impossibile la loro partecipazione ai lavori della Camera, mentre la più grave incertezza regna ancora intorno al sinistro episodio di cui è stato vittima l'on. Matteotti. Pertanto i suddetti rappresentanti deliberano che i rispettivi gruppi si astengano dal partecipare ai lavori parlamentari della Camera, e si riservano di constatare quella che sarà l'azione del governo e di prendere ulteriori deliberazioni".  Questa fu la risoluzione di quei parlamentari e, oggi, sappiamo che fu un errore non contrastare direttamente il governo.

 L’opposizione, riproponendo quei fatti senza tener conto della diversa realtà, ha commesso un madornale errore di valutazione perché si è negata la possibilità di interagire – partecipando alla discussione dopo aver ascoltato il discorso in aula - direttamente con  quei parlamentari del centro destra che stanno coltivando dubbi sulla politica di Berlusconi lasciandoli in balia di se stessi,e degli intrallazzi del premier, dando loro un segnale di contrapposizione verso tutti coloro che fanno parte della coalizione di centrodestra.

Inoltre, ha disatteso il ruolo proprio del parlamentare d’opposizione che è quello di critica e contrasto in parlamento.

Che questo governo stia vivendo alla giornata e che impegni il parlamento su questioni riguardanti il solo leader si sa da sempre. Si sa anche che la maggioranza è risicata e che potrebbe cadere ad ogni votazione o che debba chiedere la fiducia per ogni legge importante. Si sa anche che il discorso di Berlusconi era vuoto, senza un programma capace di dare un indirizzo reale alla soluzione della crisi. Questo non legittima, però, giochi e giochetti di opportunità da parte di un’opposizione che, almeno nelle intenzioni, sostiene di voler essere alternativa all'attuale schieramento.

Il non ascoltare in aula il discorso e sperare che non ci sia il numero legale per vanificare la votazione è stato un comportamento infantile che non lascia spazio ad azioni concrete. azioni che si possono attuare unicamente con la massiccia presenza ad ogni seduta parlamentare.

Inoltre, da un segnale di distacco dal popolo che, proprio in questi giorni, e a livello mondiale, sta protestando contro la crisi globale. Distacco che si manifesta proprio nel non sostenere le ragioni del popolo in parlamento, e ieri era un’occasione da non perdere per porre fine a questa legislatura proprio in base al malcontento generale – ormai non sono solo i meno abbienti a essere scontenti. Lo sono anche quelle categorie che, solitamente, sostengono i governi di centrodestra.

Va detto anche che l’opposizione non è affatto coesa sulla politica da sostenere per far fronte alla crisi; l’unica coesione è sulla fine del governo Berlusconi. Ma questo non basta! Non basta a creare l’alternativa che, allo stato attuale è ancora troppo disarticolata nelle sue componenti culturali per poter esprimere una politica unitaria.  

Il discorso disinformativo del premier alla camera.
post pubblicato in società, il 13 ottobre 2011

Fonte

Non avete capito che, se cade il governo in questo momento, si dissolve l’intero centro destra”.

È con questa frase che il primo ministro si è rivolto a coloro che, nella maggioranza, o sono indecisi o si apprestano a creare gruppi d’opposizione interna o chiedono di rivedere la linea politica.

In questa frase è racchiuso tutto il programma/ricatto del premier: senza di me - e i miei soldi - voi neanche esistereste e non esisterebbe il centro destra. Dunque? A nessuno della maggioranza conviene – in modo particolare a quei parlamentari che, con le elezioni anticipate, possono dire addio al vitalizio – far cadere il governo,perché, se il centro destra si dissolve, l’Italia cadrebbe nelle mani del“diavolo rosso”.

In sintesi, questo è anche il significato del discorso tenuto alla camera dal premier riguardo alla fiducia al governo da lui stesso richiesta Ascolta il discorso Tg la7.

Discorso che se nella prima parte critica “tecnicamente” la richiesta di dimissioni. Nella seconda, invece di giustificare la richiesta di fiducia proponendo un programma in grado di coinvolgere l’opposizione, si perde nelle solite accuse all’opposizione tra cui, in primis, la sua (dell’opposizione) incapacità di proporsi come alternativa – una teoria inventata di sana pianta e che, purtroppo, viene presa in considerazione anche a sinistra.

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