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NOIELASOCIETA NUOVO BLOG DI VERDUCCI FRANCESCO: società, poesie e racconti
Inondazioni e reazioni.
post pubblicato in società, il 6 novembre 2011

Ad ogni alluvione che si verifica in Italia, e sono ormai tante, si forma, nella popolazione, e non solo quella colpita, un senso di frustrazione che la porta a cercare un capro espiatorio; qualcuno a cui addossare ogni colpa dell’evento che l’ha creata, quasi a dimenticare eventuali colpe collettive.   

Ad esempio la cosiddetta cementificazione, ovvero, la costruzione, a ridosso dei fiumi e i torrenti, di opere utili a tutti come case, capannoni, strade ecc., senza tener conto dello spazio di cui il fiume e il torrente ha bisogno: l’alveo.

Da Wikipedia: Si tratta della sede all'interno della quale si verifica lo scorrimento delle acque fluviali. È proprio l'azione erosiva esercitata dalle acque che, agendo sul substrato roccioso, ne determina la progressiva escavazione. Per ciascun corso d'acqua è possibile individuare, in sezione trasversale, tre distinti alvei:

  • Letto ordinario (o alveo di piena): costituisce il canale di scorrimento del fiume nei periodi di piena ordinaria, che si ripetono in primavera ed autunno. È chiaramente delimitato lateralmente da sponde, o scarpate, sub-verticali, oltre le quali si individua il piano del letto maggiore, in posizione leggermente soprelevata. Nel letto ordinario sono contenuti materiali grossolani, depositati conseguentemente alle variazioni di corrente, responsabili anche del continuo rimaneggiamento (con conseguente irregolarità) dell'alveo di scorrimento. Risulta scarsa, in virtù dei fenomeni alluvionali di piena, la presenza di vegetazione arborea.
  • Letto di inondazione (o alveo maggiore): è costituito dalla superficie massima inondabile dal fiume nel corso delle alluvioni, è sopraelevato e di dimensioni maggiori rispetto al letto di scorrimento ordinario. Paradossalmente, l'attività umana di prelievo (spesso indiscriminato) del sedimento fluviale, per la produzione di laterizi, può dal luogo ad un abbassamento del livello di scorrimento del letto di inondazione. In questo modo, anche in fase di piena, diviene più difficile per il fiume dar luogo a fenomeni alluvionali. Il letto di inondazione è caratterizzato dalla presenza di sedimenti e materiale grossolano, depositati dalle acque nelle fasi di esondazione.
  • Letto di magra (o canale di scorrimento): rappresenta il canale in cui, nelle fasi di magra, si limita a scorrere la blanda corrente fluviale. Rappresenta la fascia di maggior profondità, e non è costituito da argini sufficientemente definiti da permetterne immediatamente la distinzione dal canale ordinario, nel quale si forma. In generale, è costituito da un canale di scorrimento che, spesso, tende a dividersi e riunirsi senza soluzione di continuità, in base all'azione di escavazione dei sedimenti del letto ordinario, esercitata dalla corrente di magra.

Da un punto di vista morfologico, il letto di inondazione è il più ampio, ed al suo interno contiene il letto ordinario il quale, a sua volta, comprende il più piccolo letto di magra.

L'alveo di un fiume può assumere diverse forme a seconda della natura dei territori attraversati e della loro pendenza. In particolare nelle zone dove la pendenza è maggiore i corsi d'acqua possono superare salti di roccia poco erodibile con cascate o rapide oppure approfondire il proprio corso fino a formare canyon. In aree pianeggianti o sub-pianeggianti lo scorrimento del fiume dà spesso origine a meandri, lanche o canali intrecciati.

Come si può notare, il fiume ha bisogno di uno spazio variabile a causa della variabilità della quantità d’acqua che vi scorre; maggiore è la quantità dell’acqua, maggiore è lo spazio di cui ha bisogno. Spazio che, però, non è lineare ma anch’esso variabile.

Pertanto, la pratica di costruire a ridosso del fiume costruendo argini artificiali per contenerlo, è la causa principale delle inondazioni.

Un altro esempio sono i ponti che lo attraversano con la base sull’argine artificiale e l’altezza appena al di sopra dell’argine; durante la piena, ogni cosa di una certa grandezza trasportata dall’acqua, s’incaglia bloccando il flusso dell’acqua provocando l’esondazione.

Un altro esempio inerente ai primi due è il mancato drenaggio del fiume che dovrebbe essere costantemente attuato al fine di dare la capacità al fiume di contenere più acqua possibile.

Un altro è la presunzione dell’uomo di poter manipolare la natura a piacimento senza tener conto delle esigenze della stessa; cosa di cui tutti ne traiamo vantaggio dato il benessere che crea.

Altro ancora è l’incapacità umana di ammettere i propri errori e fare quel passo indietro che ci permetterebbe di costruire in sicurezza; anche qui per interesse. E non solo politico, anzi, l’interesse maggiore lo ricavano, almeno finché non avviene il disastro, i cittadini che usufruiscono dei permessi per costruire la dove non dovrebbero.

Lo sfruttamento del massimo spazio rubandolo al fiume, non avviene soltanto in città ma anche nelle campagne – alluvione del veneto. Pur di avere qualche metro in più da coltivare, si tagliano le piante nelle vicinanze del fiume quando non si va a sfruttare il terreno dell’alveo; questo succede nelle valli.

Inoltre, quei corsi d’acqua artificiali che prendevano acqua dai fiumi o torrenti e che in passato servivano ad irrigare i campi, erano anche uno sfogo durante le piene; l’averli dismessi, per la comodità dell’irrigazione a pioggia, ha contribuito ad ingrossare i fiumi in modo eccessivo provocando inondazioni superiori a quello che era la normalità.

Naturalmente, anche il clima ha la sua parte, ma a voler essere pignoli, anche il clima sta cambiando a causa dell’eccessiva attività umana.

Insomma, se dovessimo ammettere che, in fondo, la modifica dall’ambiente è causata, direttamente o indirettamente, da tutti, forse riusciremo a modificare il nostro approccio alla natura.

Il capro espiatorio non serve a nulla se alla base non c’è la consapevolezza generale che l’uomo non può trattare la natura come un qualsiasi oggetto d’uso.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 6/11/2011 alle 18:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Prove di guerra elettronica in Siria da parte di una ditta lombarda.
post pubblicato in società, il 4 novembre 2011

Fonte

Nel bel mezzo della repressione del regime di Bashar al-Assadi in Siria, la società lombarda Area Spa specializzata nel settore della sorveglianza con sede a Milano, sta dotando il regime di strumenti necessari ad intercettare, leggere e catalogare ogni mail in entrata e in uscita dal paese.

Gli strumenti necessari all’istallazione sono di origine americana ed europea ma non sarebbero stati consegnati direttamente alla Siria ma all’Italia che li ha poi esportati.

Non c’è che dire, in mancanza di un valido motivo di controllo del web in Italia, – al di la delle affermazioni del ministro Sacconi sul presunto terrorismo –, si sta preparando alla guerra informatica sostenendo un regime che, da quando sono iniziate le rivolte, ha già provocato più di tremila morti civili. Inoltre, il governo italiano, al pari di altri governi occidentali, ha condannato la repressione in Siria. Ma, come si sa, di fronte ad un contratto di più di tredici milione di euro, non c’è dittatura che tiene e il governo si guarda bene di mettere paletti all’esportazione di materiale utile alla repressione; come s’è visto con Gheddafi che ha potuto resistere proprio grazie alle armi fornite dall’occidente.

Lo strano è che la suddetta società lavora anche per la sicurezza in Italia collaborando anche con le procure italiane nelle intercettazioni ambientali.

Fine di un sogno; la camera boccia il finanziamento per il ponte di Messina.
post pubblicato in società, il 28 ottobre 2011

Fonti: IDV   Il Mattino il corriere della sera

Con l’approvazione, alla camera, della mozione dell’IDV sul trasporto pubblico locale, i soldi che erano destinati allo stretto saranno impiegati per il trasporto pubblico che, con i tagli alle regioni, rischia di andare in tilt.

L’approvazione è stata possibile grazie all’astensione della maggioranza dal voto sia per il contrasto tra PDL e lega sul ponte sia per il no secco arrivato dalla Ue non includendolo tra le opere pubbliche destinate a ricevere finanziamenti Ue. Fattori che avrebbero mandato sotto il governo

È un bene che si sia cambiato strada in merito perché, anche se si sono già spesi più di duecento milioni, l’opera avrebbe compromesso l’economia dei territori interessati e di cui gli abitanti non ne condividevano la necessità. Inoltre, il ponte avrebbe si portato lavoro nel periodo della sua costruzione, ma dopo? I territori interessati a cui sarebbero stati sottratti i terreni, si sarebbero trovati in crisi. Leggi

C’è da chiedersi quanti soldi stanno ancora spendendo per opere nate solo per interessi particolari; senza contare quelle mai finite o finite e ,mai utilizzate.

Manifestazione in Val Susa senza incidenti. Vince la linea pacifica!
post pubblicato in società, il 23 ottobre 2011

Fonte

Alla fine, ad avere la meglio in Val di Susa è stato il comitato No Tav; in tutti i sensi. L’hanno avuta vinta su quanti avrebbero voluto sfruttare la manifestazione per creare casino, sulle autorità che pensavano di bloccarli per evitare casini, sui politici che delle loro ragioni se ne infischiano.

Ci sono riusciti ad arrivare al cantiere e, come promesso, pacificamente limitandosi a tagliare la rete di protezione.  

Quella di oggi in Val di Susa è stata una grande vittoria sia della popolazione locale sia della democrazia. È stata una valida dimostrazione che, se si tengono lontani i violenti, si possono raggiungere gli obiettivi prefissi con il solo compromesso. Questo, in Val di Susa, l’hanno capito anche le forze dell’ordine che, durante il flusso dei manifestanti (circa 20000 secondo il comitato), hanno fatto controlli per evitare l’infiltrazione nella manifestazione dei gruppi violenti che dopo Roma avevano detto di esserci.

Tutto ciò significa che non servono leggi speciali, proposta fatta anche da Di Pietro, ma che basta applicare quelle esistenti e allargare quelle che, attualmente, vengono applicate solo a determinate situazioni – vedi quelle sullo stadio.

Ovvio che la parte principale la devono fare gli organizzatori; e il comitato No Tav l’ha fatto con un manifesto chiaramente contrario ad ogni violenza strumentalizzata. Manifesto che, oltre ad esprimere le ragioni della protesta, detta anche la linea di condotta dei manifestanti: “Il 23 ottobre La Val di Susa dimostrerà loro che aprire i cantieri è una speranza vana: migliaia di cittadini marceranno per tagliare le reti, per aprire varchi nel recinto, per riaprire spiragli di democrazia.
In migliaia dimostreremo a testa alta che con la forza ed il sopruso non è possibile aprire alcun cantiere, né oggi né mai.
Lo faremo a mani nude, portando solo gli strumenti per abbattere le reti; lo faremo a volto scoperto perché non abbiamo nulla da nascondere, ognuno mostrerà la sua faccia pulita che chiede soltanto rispetto. Daremo un taglio alle reti e non porteremo alcuna offesa a chi dovrebbe difendere la legalità ed è mandato invece a coprire l’illegalità di recinti abusivi che offendono la nostra dignità”.

Non c’è rivoluzione o insurrezione senza un obiettivo finale.
post pubblicato in società, il 22 ottobre 2011

I black blok e l’insurrezione armata.

Fonte

Teorizzare l’insurrezione senza una visione di quello che sarà dopo, cioè, di come sarà costruita, nelle sue strutture di base, la nuova società, è un esercizio teorico/pratico che, oltre a non portare nulla di nuovo e positivo, prelude alla dittatura.

Ascoltando l’intervista, fatta da Il Fatto Quotidiano, a esponenti del black blok, risulta chiara la mancanza di un fine alla loro protesta; un fine che dovrebbe giustificare – anche se la violenza non è mai giustificabile – le loro azioni perché non basta avere un obiettivo da combattere – quello è l’obiettivo individuato dagli indignati. Avere un obiettivo senza avere anche il fine con cui sostituirlo significa agire per il gusto dell’azione.

Se l’obiettivo è l’attuale società capitalista/liberista, distruggerla non serve a nulla se non la si sostituisce con altro tipo di società che, però, non può nascere dal caso. In ogni rivoluzione che si è affermata, il fine da raggiungere era già presente nella vecchia società: la rivoluzione borghese è servita a dare più potere alle idee della borghesia già operante, la rivoluzione proletaria doveva servire a dare più potere ai lavoratori. Tutte due presupponevano la creazione di una nuova società teorizzata in anticipo. Pertanto, affinché la rivoluzione o insurrezione abbia successo, oltre all’apporto della maggioranza della popolazione – altrimenti si verificherebbe la dittatura dei rivoluzionari come successo in Russia – serve un fine, cioè, un insieme di regole sociali che determineranno la società futura.

Nell’intervista ai black blok, però, tutto ciò manca. Non c’è niente che indichi l’obiettivo finale, il fine della loro rivoluzione. L’unico dato certo è l’emotività, nata dalla rabbia, su cui si basa il loro programma politico/rivoluzionario. Emotività che, pur essendo comune a quanti si trovano a pagare i conti della crisi, si discosta proprio nel programma politico/rivoluzionario: gli uni vorrebbero “distruggere” gli altri vogliono mantenere ciò che hanno avuto finora. Distruggendo non si porrà fine solo al capitalismo ma anche ai diritti acquisiti; ed è qui che i black blok si scontrano con la maggioranza del movimento. Maggioranza che chiede una politica diversa, una politica che non li escluda facendo pagare loro il prezzo della crisi. Maggioranza che, pur criticando il sistema attuale e volendolo cambiare, non vuole rinunciare alla democrazia perché consapevoli che non è da essa che derivano le crisi del sistema.

Sono ben coscienti che è proprio per mezzo della democrazia che si sono ottenuti, in passato, i diritti e il benessere che hanno caratterizzato gli ultimi decenni; incluso l’welfare. Questo indica che la teoria che addebita il costo sociale all’welfare, propagandata dal governo, non è accettata, anzi, il movimento addebita la crescita del debito proprio al sistema economico/finanziario e alle tante incongruenze nel sistema di gestione politica dei prestiti e nella gestione della cosa pubblica.

Inoltre, è recente la decisione del comitato dei No Tav di sganciarsi dai black blok in occasione della manifestazione di domenica 23-10 mentre i black aveva affermato nell’intervista di essere in sintonia con la popolazione.

Alla luce di quanto esposto nell’intervista, risulta chiaro l’intento di agire anche contro chi vuole manifestare pacificamente definiti “cittadini belanti illusi di poter avere un buon governo” - ma se non si può avere un buon governo, come potranno costruire una società equa?

Concludendo, sembra che gli illusi siano proprio i black perché, comunque, dopo ogni “distruzione” segue necessariamente la ricostruzione di un nuovo sistema. La buona riuscita della rivoluzione dipenderà da quale tipo di società si costruirà da cui dipende il tipo di governo. Lasciando le cose al caso come vorrebbero i black, il rischio che la società e i governi siano delle dittature è molto alto.

Inoltre, la violenza di Roma sta spingendo il governo su posizioni illiberali in merito al diritto di manifestare e a proteggere con leggi apposite le forze dell’ordine impegnate nelle manifestazioni; questo implicherebbe dare mano libera alle stesse.

Perciò, la violenza, oltre ad assomigliare al terrorismo, potrebbe portare a una svolta in senso autoritario della società.

MA FORSE È QUELLO CHE VOGLIONO!

SEMPRE CHE NON CI SIA UNA REGIA SUPERIORE CON L’INTENTO, APPUNTO, DI CREARE DISORDINI PER CREARE UNA REAZIONE CONTRARIA DA PARTE DEI GOVERNI.

Domenica, manifestazione No Tav in Val di Susa. Secondo Maroni, la Val di Susa è a rischio.
post pubblicato in società, il 20 ottobre 2011

Fonte

Una frase del portavoce dei No Tav, Alberto Perino, detta in un’intervista viene travisata dal giornalista ed ecco che il ministro Maroni, senza un minimo controllo sulla sua vericidità, la riprende per poter attaccare il movimento.

La frase in questione “noi siamo convinti che domenica succede qualcosa di brutto, i poliziotti faranno delle azioni incredibili per non lasciarci neanche avvicinare alle reti". In seguito a queste parole, il giornalista chiedeva: "e quindi?" Perino rispondeva: "e quindi le prenderemo come al solito esprimeva la preoccupazione, dopo i fatti di Roma, che i poliziotti sarebbero intervenuti anche senza la presenza di forze esterne e violente per impedire ai manifestanti di avvicinarsi alla rete che delimita il cantiere.

Il giornalista, nel trascrivere l’articolo, però cambia, di proposito?, l’ultima frase con “e quindi prenderemo il cantiere”; ed è qui che il ministro prende al balzo l’opportunità, offertagli dalla stampa, per spargere nell’etere veleno sulla manifestazione stessa creando ulteriore tensione affermando “Sono indignato del fatto che per qualcuno domenica prossima (in Val di Susa)  succederà 'qualcosa di brutto”.

Nell’intervista a Peace Reporter, il portavoce dei No Tav afferma che “l’intento della manifestazione è di arrivare alla recensione e tagliarla senza entrare nel fortino. Tagliarle perché sono illegali”. E ancora, “la manifestazione sarà pacifica, a volto scoperto e senza niente in mano che non siano le tronchesine per tagliare la recinzione”. E ancora “se dovessimo trovarci di fronte a una barriera di poliziotti è ovvio che non taglieremo la recinzione”.

Come si vede, l’intento degli organizzatori non è quello di creare casini ma di manifestare contro quello che ritengono un disastro sul loro territorio.

A quanto sembra, però, il ministro non la pensa allo stesso modo convinto com’è, anche a causa della mala informazione, che i No Tav siano tutti violenti, inclusa la popolazione che, in Val di Susa, sembra unita contro la Tav.

Leggi (ultimo paragrafo)

Maroni e l’autunno caldo della contestazione giovanile
post pubblicato in società, il 19 ottobre 2011

Vecchio testo della legge 152/1975 c.d. "Legge Reale"    Nuovo testo della legge 152/1975 c.d. "Legge Reale"

Di fronte ai gravi fatti di sabato a Roma, chiunque abbia a cuore lo stato di diritto e la democrazia si troverà sicuramente d’accordo con una più incisiva azione delle forze dell’ordine in materia di ordine pubblico durante le manifestazioni di piazza.

Come ho già scritto, i fautori dei disordini non sono da ricondursi a nessuna ideologia, bensì a formazioni estranee al mondo civile e che devono essere isolate e combattute. Su questo non ho dubbi. I dubbi sorgono quando vengono proposti provvedimenti che richiamano alla mente la legge Reale per far fronte ai disordini provocati dai teppisti. Legge che era stata introdotta per fronteggiare il terrorismo ma che, in quindici anni provocò la morte di 254 persone e il ferimento di altre 371. (vedi tabella uno)

La legge Reale prevedeva:

Articolo 14 la possibilità per le forze dell’ordine di usare le armi qualora si rendesse necessario.

Articolo 3 il fermo preventivo di 96 ore anche in assenza di flagranza di reato.

Articolo 5 il divieto dell’uso del casco o qualsiasi cosa che impediva il riconoscimento della persona.

La legge venne modificata a più riprese per essere, alla fine, superata dalla legge Pisanu del 2005.

Per Maroni ,però, non è necessario fare leggi speciali, ma norme specifiche (quali?) atte a permettere alle forze dell’ordine di individuare e fermare prima della manifestazione i possibili sospetti. Il che  lascia presagire interventi atti a colpire non solo i criminali ma quanti, nell’esercizio del loro pensiero, risulteranno sospetti al potere costituito e non alla società civile. Se la lotta a quelle forze che operano al di fuori del mondo civile e nella clandestinità è lecita, non lo è nella misura in cui andrà a prendere di mira anche coloro che operano nella legalità ma critiche al potere costituito.

Inoltre, il potere costituito, di fronte a eventi negativi, usa il vecchio sistema della repressione, e non solo dei violenti ma anche di coloro che vorrebbero esprimersi in piazza pacificamente. Al riguardo, è significativa la decisione del sindaco di Roma che proibisce i cortei, limitando le manifestazioni alle sole piazze, per un mese – come a dire che in un mese si sconfiggeranno le forze eversive.

Una novità dei provvedimenti sembra essere quella di far pagare una quota anticipata che copra in anticipo eventuali danni. Questo, più che un provvedimento per evitare disordini, servirebbe a evitare la manifestazione stessa; è molto improbabile che un movimento come quello degli indignati, nato e promosso su internet e senza un’organizzazione adeguata, possa riuscire a raccogliere soldi.

Un’altra novità(?) è quella di poter fermare e arrestare quanti vengono trovati in possesso di un kit da guerriglia, ovvero, strumenti che possono mascherare l’identità e di offesa cioè armi improprie. Ma questa legge esiste già; chiunque venga fermato con strumenti di offesa come mazze, chiavi inglesi ecc. in prossimità di eventi di massa può essere arrestato.

Il problema riguarderà anche l’applicazione di queste nuove (?) regole. Chi ci garantirà che verranno applicate solo ai facinorosi e non anche ai manifestanti pacifici?  

L’uso di strumenti simili   sono alquanto pericolosi perché porteranno facilmente ad abusi illiberali senza che nessuno possa intervenire perché, le forze dell’ordine, rispondono solo al ministero. E, comunque, anche qualora si arrivasse a denuncie contro arresti preventivi o uso improprio di armi, avranno sempre la legge dalla loro parte.

Tutto questo per non affrontare responsabilmente la questione; è più facile e meno impegnativo tagliare la testa al toro piuttosto che affrontare il problema cercando di sfruttare le leggi esistenti o modificarle la dove è possibile.

Che non si possa andare in luoghi pubblici col volto coperto è già oggi proibito; basterebbe estenderlo a ogni evento.

Se il criminale può essere arrestato anche dopo 48 ore dal fatto; basta estenderlo anche a coloro che agiscono dietro la copertura di eventi sociali; distruggere auto o incendiare o aggredire è, in ogni caso, un atto criminale.

Prevenire si può anche durante la formazione dei cortei senza fermare giorni prima coloro che si ritengono sospetti; basta controllare chi entra nei cortei e lungo il percorso; è meglio blindare un corteo che rischiare il caos che, comunque, va sempre a discredito degli organizzatori.

Certo, per fare ciò, le forze dell’ordine hanno bisogno di mezzi; basterebbe non tagliare i finanziamenti.

Si parla di pene più severe, giusto! A patto che vengano condannati i colpevoli di reati e non di opinione.

Per fare questo non c’è bisogno di nuove leggi, anzi … quelle esistenti bastano e avanzano.

Dato quello che pensano di fare dopo Roma, viene ovvia una domanda: a Roma si era previsto l’arrivo dei gruppi violenti. Perché non si è intervenuti subito a isolarli?

Si da la colpa alle leggi ma le leggi esistono già, basta applicarle o, eventualmente, migliorarle. No! non c’è proprio bisogno di nuove leggi. A meno che non si voglia sfruttare la situazione per fermare un movimento che, vista la situazione economica e il disagio sempre più frequente dei giovani, dei lavoratori, dei pensionati e delle famiglie, rischia di innescare un processo generale di contestazione alla politica attuale.

Sulla manifestazione di Roma
post pubblicato in società, il 16 ottobre 2011

Tutti abbiamo visto e letto la cronache degli scontri a Roma, ma si può dire in tutta onestà che quello che è successo ieri , alla manifestazione del movimento contro la crisi, può essere chiaramente definito un attacco alla democrazia da parte di forze estranee al mondo civile.

Definire fascisti o comunisti quei gruppi è troppo riduttivo. Qui siamo di fronte a provocazioni organizzate con una regia ben definita che hanno un unico scopo: delegittimare la protesta facendola degenerare in violenza atta a creare terrore nella popolazione. I gruppi, definiti neri dalla stampa – ma quel neri va letto non tanto in senso politico quanto in senso metaforico; neri come il buio, come la notte che vorrebbero portare nel mondo. Come quelle forze oscure che, nel nostro passato, non hanno avuto nessuna pietà a colpire nel mucchio – non dimentichiamoci di piazza Fontana, piazza della Loggia, stazione di Bologna e tanti altri obiettivi che hanno creato paure e morti. Forze oscure che esulano dai normali schemi della società.

Molti si chiederanno come sia potuto accadere, perché non sono stati fermati dalle forze dell’ordine alle prime avvisaglie. Domande legittime. Così come è legittimo avere dei seri dubbi sul coinvolgimento delle stesse. Sarebbe più utile capire perché e chi a interesse al caos. Perché nessuno, pur sapendo della speculazione finanziaria in corso, prende provvedimenti contro di essa.

Ad esempio, si dovrebbe capire perché la finanza e chi la controlla non prende misure contro le cosiddette società di rating che con i loro giudizi mettono in seria difficoltà gli stati – perlomeno, un sospetto che siano coinvolte nella speculazione dovrebbero esprimerlo. Giudizi negativi sul debito pubblico che cadono a raffica su alcuni paesi mentre su altri che, pur avendo anche loro un debito consistente, vengono giudicati in modo positivo o poco negativo.  

Lo stesso vale per la crescita. In tutto il mondo occidentale la crescita è ferma o quasi. L’industria stenta ad avere commesse e si da la colpa ai paesi emergenti che riescono a produrre a basso costo. Ma è proprio così?

Se è vero che in occidente il costo del lavoro è alto, è altrettanto vero che   i popoli occidentali hanno ottenuto maggiori garanzie sul loro futuro; garanzie che, ovviamente costano. Mentre nei paesi emergenti, o la dove vige la dittatura, i popoli sono ancora a livelli bassissimi e, di conseguenza, anche i diritti civili.

Ci dicono che il rapporto debito Pil è determinante e, in base a questo, ci propinano politiche economiche di tagli in ogni settore e, in particolare, nel settore welfare dove si colpisce i meno abbienti.

Tutti  i governi e gli economisti sanno della speculazione, ma tutti la trattano come cosa ordinaria. Cosa che fa parte del sistema e, pertanto, ad essa bisogna adeguarsi.

Invece di contrastare la speculazione, i nostri governanti, con la scusa della crisi stanno cercando di diminuire il benessere dei popoli e i loro diritti.

È in questo contesto che i giovani stanno cercando una via diversa. L’accusa che rivolgono alla finanza e alle banche non è inventata; di fatto sono loro a decidere la politica delle nazioni.

Di fatto, i giovani, condannando la finanza, condannano l’attuale sistema liberista; non per niente il movimento è trasversale.  

La manifestazione di ieri, oltre che a far sentire la voce di quanti voce non hanno, serve anche a dare un indirizzo ai governi. Oltre ad esprimere pacificamente la propria rabbia,  i giovani stanno mettendo a nudo, oltre alle contraddizioni del sistema, anche i suoi limiti e la sua inadeguatezza come base di una società moderna.

Il rifiuto dei manifestanti ad accettare la violenza come metodo di lotta implica, oltre alla volontà di rispettare le regole, anche la padronanza della cultura democratica che della violenza ne fa volentieri a meno.

Concludendo, il movimento si basa sulla piena coscienza che i governi stanno difendendo esclusivamente interessi particolari e non credono più che la colpa sia da addebitare al troppo welfare, in primis le pensioni. Sanno bene che più si allunga la durata del lavoro più si rimanda la loro entrata, così come sanno che la durata della vita, tanto sbandierata dai governi, è legata in modo particolare alla qualità della vita. Qualità che verrebbe meno con la diminuzione del benessere.

Berlusconi gongola, l’opposizione inciampa.
post pubblicato in società, il 15 ottobre 2011

 Fonte

Alla fine, dopo essere stato battuto sul rendiconto dello stato 2010, il premier è riuscito, in un modo o nell’altro e dopo un discorso alla camera vuoto di contenuti, ad ottenere la fiducia, che lui stesso aveva chiesto, con 316 si contro 301 no.

Questa è la seconda volta che si da il governo per spacciato ed è la seconda volta che resuscita.

Se l’opposizione non ha ancora imparato la lezione, allora c’è poco da sperare.

L’Aventino fu, nel 1924, la risposta dell’opposizione - meno i comunisti - parlamentare al governo Mussolini, dopo il delitto Matteotti. Delitto perpetrato dalle squadre fasciste e che mise in crisi il governo. Abbandonarono l’aula per ritirarsi in un'altra sala di Montecitorio al fine di costituire un parlamento legittimo perché nel parlamento ufficiale era ormai impossibile esercitare la libertà per i parlamentari eletti.

"I rappresentanti dei gruppi di Opposizione, riunitisi oggi a Montecitorio, si sono trovati d'accordo nel ritenere impossibile la loro partecipazione ai lavori della Camera, mentre la più grave incertezza regna ancora intorno al sinistro episodio di cui è stato vittima l'on. Matteotti. Pertanto i suddetti rappresentanti deliberano che i rispettivi gruppi si astengano dal partecipare ai lavori parlamentari della Camera, e si riservano di constatare quella che sarà l'azione del governo e di prendere ulteriori deliberazioni".  Questa fu la risoluzione di quei parlamentari e, oggi, sappiamo che fu un errore non contrastare direttamente il governo.

 L’opposizione, riproponendo quei fatti senza tener conto della diversa realtà, ha commesso un madornale errore di valutazione perché si è negata la possibilità di interagire – partecipando alla discussione dopo aver ascoltato il discorso in aula - direttamente con  quei parlamentari del centro destra che stanno coltivando dubbi sulla politica di Berlusconi lasciandoli in balia di se stessi,e degli intrallazzi del premier, dando loro un segnale di contrapposizione verso tutti coloro che fanno parte della coalizione di centrodestra.

Inoltre, ha disatteso il ruolo proprio del parlamentare d’opposizione che è quello di critica e contrasto in parlamento.

Che questo governo stia vivendo alla giornata e che impegni il parlamento su questioni riguardanti il solo leader si sa da sempre. Si sa anche che la maggioranza è risicata e che potrebbe cadere ad ogni votazione o che debba chiedere la fiducia per ogni legge importante. Si sa anche che il discorso di Berlusconi era vuoto, senza un programma capace di dare un indirizzo reale alla soluzione della crisi. Questo non legittima, però, giochi e giochetti di opportunità da parte di un’opposizione che, almeno nelle intenzioni, sostiene di voler essere alternativa all'attuale schieramento.

Il non ascoltare in aula il discorso e sperare che non ci sia il numero legale per vanificare la votazione è stato un comportamento infantile che non lascia spazio ad azioni concrete. azioni che si possono attuare unicamente con la massiccia presenza ad ogni seduta parlamentare.

Inoltre, da un segnale di distacco dal popolo che, proprio in questi giorni, e a livello mondiale, sta protestando contro la crisi globale. Distacco che si manifesta proprio nel non sostenere le ragioni del popolo in parlamento, e ieri era un’occasione da non perdere per porre fine a questa legislatura proprio in base al malcontento generale – ormai non sono solo i meno abbienti a essere scontenti. Lo sono anche quelle categorie che, solitamente, sostengono i governi di centrodestra.

Va detto anche che l’opposizione non è affatto coesa sulla politica da sostenere per far fronte alla crisi; l’unica coesione è sulla fine del governo Berlusconi. Ma questo non basta! Non basta a creare l’alternativa che, allo stato attuale è ancora troppo disarticolata nelle sue componenti culturali per poter esprimere una politica unitaria.  

Crisi o non crisi, i politici pensano solo alle poltrone.
post pubblicato in società, il 14 ottobre 2011

Fonte

Nel pieno della crisi e nel pieno dei tagli derivanti dalla crisi, la giunta molisana (centro destra) pensa di risolvere i gravi problemi della regione investendo in due aeroporti destinati, secondo il governatore Pdiellino Michele Iorio, a risollevarele sorti economiche della provincia richiamando sul territorio investimenti da fuori provincia e, perché no, internazionali.

Al progetto è stato dato il via libera dalla provincia. 

C’è chi pensa che sia solo propaganda elettorale,visto l’imminenza delle elezioni di domenica e il governatore Iorio è in gara per il terzo mandato, dato che l’Enac (Ente Nazionale per l’AviazioneCivile) sostiene che in Molise, tutt’al più, “la particolare natura del territorio non lascia prevedere livelli significativi da giustificare l’onerosa realizzazione e gestione di un nuovo aeroporto”, e autorizza solo un’aviosuperficie: velivoli da nove posti al massimo e nessun volo di linea.

Dunque, se l’Enac dice no ai due aeroporti, significa che, a livello commerciale e di linea, non ce né nessun bisogno. Allora, vista la crisi in corso, l’unica giustificazione valida al progetto è la propaganda elettorale.

I due aeroporti sono stati definiti “inutili e costosi” sia per la realizzazione sia per il funzionamento.Ma, come si sa, quando si tratta di mantenere la poltrona tutto diventa lecito; anche spendere soldi dei contribuenti in grandi opere pur sapendo che non recheranno nessun beneficio alla popolazione.

Sicuramente, sarebbe meglio usare quei soldi per mantenere i posti di lavoro in pericolo e dare più servizi validi alla popolazione: trasporto pubblico, sanità, scuola ecc.

Il discorso disinformativo del premier alla camera.
post pubblicato in società, il 13 ottobre 2011

Fonte

Non avete capito che, se cade il governo in questo momento, si dissolve l’intero centro destra”.

È con questa frase che il primo ministro si è rivolto a coloro che, nella maggioranza, o sono indecisi o si apprestano a creare gruppi d’opposizione interna o chiedono di rivedere la linea politica.

In questa frase è racchiuso tutto il programma/ricatto del premier: senza di me - e i miei soldi - voi neanche esistereste e non esisterebbe il centro destra. Dunque? A nessuno della maggioranza conviene – in modo particolare a quei parlamentari che, con le elezioni anticipate, possono dire addio al vitalizio – far cadere il governo,perché, se il centro destra si dissolve, l’Italia cadrebbe nelle mani del“diavolo rosso”.

In sintesi, questo è anche il significato del discorso tenuto alla camera dal premier riguardo alla fiducia al governo da lui stesso richiesta Ascolta il discorso Tg la7.

Discorso che se nella prima parte critica “tecnicamente” la richiesta di dimissioni. Nella seconda, invece di giustificare la richiesta di fiducia proponendo un programma in grado di coinvolgere l’opposizione, si perde nelle solite accuse all’opposizione tra cui, in primis, la sua (dell’opposizione) incapacità di proporsi come alternativa – una teoria inventata di sana pianta e che, purtroppo, viene presa in considerazione anche a sinistra.

Berlusconi, in piena crisi SOCIO ECONOMICA E POLITICA, vola dal suo amico Putin in gita di piacere.
post pubblicato in società, il 8 ottobre 2011

Nessuna alternativa a questo governo, così dice Berlusconi dopo che Bossi ha indicato la primavera del 2012 come possibile data delle nuove elezioni.

Berlusconi affida il suo messaggio al sito dei promotori della libertà.

Berlusconi usa la solita tiritela dei numeri, che non è possibile fare elezioni in piena crisi economica, che comunque la sinistra non riuscirebbe a governare, che la maggioranza degli elettori è ancora moderata, che gli italiani non sono così stupidi da dare il loro voto al trio Bersani, Di Pietro e Vendola, che …

Il messaggio è affidato ai promotori della libertà – non agli italiani elettori, sarebbe stato troppo impegnativo -, mentre è in viaggio per la Russia dove festeggerà il compleanno del boss/zar della Russia, Vladimir Putin sulle rive del lago Valdai. Il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, precisa che non ci saranno colloqui ufficiali.

 Dunque,mentre in Italia si sta verificando il tracollo dell’economia e della società e lo svuotamento di ogni senso morale, il signor premier/padrone, convinto della sua ineluttabilità, se ne va in giro per il mondo a festeggiare. Oh dio (semplice espressione), ognuno è libero di festeggiare l’amico del cuore, chiunque abbia un amico lo può comprendere. Ma qui siamo di fronte a comportamenti che esulano l’amicizia. Tanto più che il nostro …, essendo premier di un paese incrisi – essenzialmente di soldi – economica, e dopo aver chiesto SACRIFICI a tutti gli italiani – meno i politici e i ricconi, come lui, sia chiaro – dovrebbe, perlomeno, limitare le sue gogliardate. Sicuramente, di fronte a una critica, risponderà che ha pagato di suo. E va be’, ma l’esempio? Quell'esempio da dare ai sudditi che, logicamente, si aspettano dal governante!?

Va da se, però, che è vero che il popolo italiano è moderato, non va da se, invece, che i moderati siano tutti berlusconini o udicini. Se essere moderato implica l’affrontare i problemi in modo incruento e civile, va detto, per inciso, che è proprio l’attuale maggioranza a non esserlo, moderata intendo. E neanche,a quanto sembra, interessata alle sorti del paese. Se lo fosse, prima delle gite goliardiche all’estero, farebbe quelle politiche per risollevare, perlomeno, se non l’economia, almeno la fiducia dei mercati su di essa.

Comunque sia, il nostro … sembra più interessato, e lo è, alla sua immagine goliardica. Tanto che, come detto da lui stesso, farebbe volentieri a meno di governare. A questo punto, però, la domanda più ovvia è: PERCHE’ NON TE NE TORNI AI TUOI AFFARI PRIVATI E LASCI ILGOVERNO A PERSONE CAPACI E INTERESSATE ALLE SORTI DEL PAESE?

Bavaglio stampa: ma è proprio vero? Un’idea contro corrente.
post pubblicato in società, il 6 ottobre 2011

Leggo sui giornali pagineintere sul ddl intercettazioni e trovo che la notizia che mi interessa riguardaesclusivamente l’esclusione dei blog dalla legge; ne saranno implicate solo letestate registrate, ovvero i giornali (quotidiani, settimanali, mensili e quant’altro)online.

Si, perché tutto il resto,per quanto mi riguarda, è solo spazzatura mediatica.

A quanto risulta daigiornali, non si proibisce la pubblicazione delle indagini; si può dare lanotizia che il tal personaggio pubblico è indagato per il reato x. Quello chenon si può pubblicare, sempre se ho capito bene, sono le intercettazioni che hannocontribuito a formulare l’accusa nei confronti del tal personaggio. Bene,ritengo sufficiente sapere che il tal personaggio sia indagato per il reato x. Infondo, è la conoscenza dei comportamenti degli individui, e in modo particolaredi quelli pubblici, ad avere importanza.

Sapere cosa ha detto l’indagatoper telefono al tal altro o chi sia il tal altro potrebbe sembrare importante. Elo è ai fini dell’indagine. Ma trovo sbagliato renderlo pubblico perchéandrebbe a coinvolgere anche l’altro che magari non centra nulla. Questo,almeno finché non ci sono le prove del coinvolgimento nell’indagine anche dell’altro.

Quello che voglio dire è che,se io telefono ad un amico di cui non sono a conoscenza dei suoi misfatti – e succedeche un criminale non dica a destra e sinistra delle sue attività – non perquesto ne sono complice. Ovvio che dalle intercettazioni lo si capirà, maquesto riguarda il magistrato che conduce le indagini. E una volta appurato ilmio coinvolgimento, allora lo si potrà pubblicare; ma solo dopo.

La notizia che invece trovoaberrante è la penalizzazione del giornalista fino al carcere. Un provvedimento,questo, che trovo aberrante perché ricorda troppo i regimi totalitari dove l’informazioneè controllata dallo stato. A che serve un deterrente simile se non a creare unregime di paura?

Se è giusto porre deipaletti alla stampa nell’ambito delle indagini giudiziarie, sono da condannare,in democrazia, comportamenti legislativi tendenti a creare dipendenze forzateda altri nella propria funzione.

E poi, diciamocelo chiaro,il giornalista, per avere certe informazioni, deve avere la disponibilità dipersone che lavorano all’interno della magistratura e, perché no, dei tribunali– la cosiddetta fuga di notizie -, e queste persone potrebbero anche agire perconfondere le indagini. Certo, sta al giornalista non cadere nella trappola.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 6/10/2011 alle 11:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Intimidazione mafiosa al quotidiano Metropolis.
post pubblicato in società, il 3 ottobre 2011
 La lotta alla criminalitàorganizzata e i suoi effetti, tanto sbandierata dal ministro Maroni, la si puòvalutare da ciò che avviene la dove la criminalità ha la sua base naturale. La dove,più che in altri luoghi, controlla direttamente il territorio.

Succede a Castellamare diStabia che il quotidiano “Metropolis” non venga venduto grazie all’intimidazionedel familiari del pentito Salvatore Belvisto del clan D’Alessandro. Leggicronaca dal quotidiano stesso.

Dalla cronaca risulta chiaroil potere persuasivo e intimidatorio che la criminalità esercita sullapopolazione e sulla società civile.

Episodi simili sono lariprova che non basta arrestare i boss o chi ha commesso reati gravi all’internodella struttura criminale. Non basta perché è proprio il tessuto sociale contutte le sue problematiche, in primis la dipendenza della popolazione dallacriminalità in fatto di lavoro e, di conseguenza, della sua sopravvivenza, haessere l’alimento base della criminalità. Criminalità che esercita il suopotere attraverso il ricatto la dove lo stato è assente se non coinvolto perinteresse e paura delle conseguenze.

Tutti i roboanti proclami aogni “successo” contro la criminalità sono, a questo punto, fumo negli occhi  lanciato da una classe politica sorda a ognirichiesta di aiuto concreto mirante a modificare il tessuto sociale coninterventi a sostegno della parte attiva della popolazione. Interventi chedovrebbero essere rivolti alla creazione, sia di strutture socio economiche ingrado di sostenere l’iniziativa dei singoli che vogliono operare onestamente nelrispetto delle leggi, sia con l’apporto degli strumenti per mettere insicurezza gli stessi da ritorsioni della criminalità.

D’altra parte, cosa ci sipuò aspettare da un ministro che partecipa a un partito che proclama laseparazione del nord dal sud?

Anche a fronte del passatodove il politico sfruttava la sua connivenza a scopi privati, l’aggiunta delfattore secessionista non fa altro che peggiorare le cose: si lascia tutto com’èper dimostrare la superiorità del nord!

In nome della maggioranza degli italiani
post pubblicato in società, il 2 ottobre 2011

Fonte

Chissà perché e come è nata la moda di parlare in nome della maggioranza degli italiani. Ormai tutti lo fanno; politici e no.

Ieri è stata la volta di Diego Della Valle che ha addirittura comperato una pagina di giornale per pubblicare le sue idee in merito ai partiti politici.

Questo riferirsi sempre alla maggioranza della popolazione senza un minimo di conoscenza della stessa è un atto arbitrario da parte di persone che, dovendo agire ai margini della politica, cerca un minimo di visibilità. Poco importa che siano persone ricche o povere, conosciute o sconosciute. Il problema è l’utilizzo che fanno dellapopolazione.

Diego della valle arriva a dire: rendetevi conto che tanti italiani non hanno più nessuna stima e nessuna fiducia in molti di voi e non hanno più nessuna intenzione di farsi rappresentare da una classe politica che, salvo alcune eccezioni, si è totalmente allontanata dalla realtà delle cose e dei bisogno reali dei cittadini.

Da cosa tragga la convinzione della sfiducia nella politica da parte della maggioranza degli italiani non si sa. È pur vero che parte dei politici si sono allontanati dalla realtà dei cittadini,ma questo non significa che non ce ne sono altri che alla realtà fanno costante riferimento.

È altrettanto vero che parte dei politici pensano solo ai loro interessi privati e del partito. Ne è una evidente dimostrazione l’attuale premier. Anzi, l’unico in Italia ad essersi staccato dalla realtà pressato com’è dalla necessità di difendersi dalla legge perché accusato di vari comportamenti illeciti, è proprio il premier. Questo ha portato le opposizioni, nel tentativo di arginare leggi che servono solo al premier, ad impegnarsi anche su problemi non inerenti la realtà del paese. Ciò non significa che essi si siano staccati dalla realtà.

È sbagliato coinvolgere tutti e affermare la sfiducia degli italiani verso di loro. È come dire che ilsistema democratico è sbagliato.

Inoltre, a nulla serve dire basta, così come dire che solo una piccola parte dei politici capisce ciò che sta succedendo. E anche proporre genericamente, e molto populisticamente, che per uscire dalla situazione negativa occorre che la società civile (politici,mondo delle imprese e mondo del lavoro) operi scavalcando l’istituzione preposta alla guida del paese. Così facendo si corre il rischio – magari è lo scopo principale – di delegittimare le istituzioni democratiche. E poi? Ci penserà il signor Della Valle a comandare? Lui e gli illuminati? E a noi che ce ne viene in tasca?

Un bel niente, anzi, senza le istituzioni abbiamo tutto da perdere e, comunque, se è questo lo scopo, è solo un’altra via per ottenere ciò che vorrebbe il premier.

Angelino Alfano e le nuove generazioni.
post pubblicato in società, il 2 ottobre 2011

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Tra le tante cose che ilsegretario del Pdl, Angelino Alfano, ha detto nel suo discorso agli statigenerali del partito ce n’è una che lascia alquanto interdetti.

Il segretario, parlando deigiovani nati assieme a Forza Italia e che alle prossime amministrative andrannoa votare dice: Abbiamo il dovere  di dare parole chiave nuove per convincerli.Gli argomenti del '94 devono essere aggiornati e tra le parole chiave per unnuovo inizio c'è lo spiegare loro cherischiano di essere la prima generazione dal dopoguerra che non vivrà megliodei loro padri". 

Già, si ricordi anche dispiegare loro che prima di forza Italia tutti, o quasi, avevano un posto dilavoro fisso e potevano organizzare il  servivaa dare assistenza (sanitaria, scolastica, disoccupazione) ai meno abbienti

Spieghi anche che lasinistra a queste cose ci teneva, e ci tiene tutt’ora, in modo particolare.

E per finire, spieghi chetutto ciò, da quando ci siete voi, è in fase di estinzione. E spieghi anche chelo è a causa della vostra gestione liberista della società.

Va detto, comunque, che i giovani sono sempre statioggetto di particolare attenzione da parte dei politici a causa della lorotendenza all’irrazionale.

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