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NOIELASOCIETA NUOVO BLOG DI VERDUCCI FRANCESCO: società, poesie e racconti
La lega nord e il dopo Berlusconi.
post pubblicato in Lega, il 12 novembre 2011

 Lalega nord non intende sostenere il governo tecnico che emergerà dopo le dimissionidi Berlusconi e si porrà all'opposizione .

Il motivo, come dice Bricolo: “La Lega Nord non ha alcuna intenzionedi sostenere un governo tecnico dei poteri forti per giunta con la sinistra el'Udc, che sono gli eredi di quei partiti che hanno prodotto in passato ilnostro debito pubblico. Se questa è la ricetta per salvare il Paese èsicuramente quella sbagliata. Noi faremo opposizione seria, responsabile edecisa nell'esclusivo interesse della nostra gente e del nostro territorio”, eStucchi:“Rispetto algoverno tecnico che si sta delineando all’orizzonte politico, il cui programma(qualunque esso sia) non ha avuto e non potrà avere mai il consenso deicittadini, la Lega non può che stare all’opposizione. Che non sarà né dicircostanza, né soft, e avrà come obiettivo specifico quello di evitare che,con la Lega fuori dall'esecutivo, le fameliche casse romane vengano rimpinguatesolo dalla fatica a dal sudore dei padani”. E ancora “Cosa farà  questo nuovo governo a trazione Pdl-Pd-TerzoPolo? Aumenterà l'IRAP e proporrà nuove politiche assistenzialistiche eclientelari per il sud, oppure farà andare in pensione la gente a settant’anni?E poi che fine faranno i decreti attuativi sul federalismo fiscale? Si tratta  di domande alle quali chiunque pensi diinsediarsi a Palazzo Chigi dovrà dare delle risposte concrete”.

Come si legge, si parla di poteri forti cheformerebbero il governo tecnico sostenuto dalla sinistra e dall’UDC che, a lorodire, sarebbero gli eredi dei partiti che hanno prodotto il debito pubblico. Dimancato sostegno popolare del nuovo governo perché non eletto. Dello sfruttamentodel nord da parte di Roma. E per finire, di una politica tesa a far pagare aisoliti la crisi.

Bene, si potrebbe dire. Se non fosse che la stessalega votò, prima della crisi, le due finanziarie – di luglio e agosto – avrebbevotato il patto di stabilità se Berlusconi non fosse stato costretto alledimissioni. Pertanto, il non sostegno ad un eventuale governo Monti o,comunque, un governo tecnico da parte della lega è legato al venir meno del suopotere ricattatorio sul governo stesso. Non per niente Stucchi si chiede “chefine faranno i decreti attuativi sul federalismo”. Quei decreti che sonopassati grazie ai giochetti da teatrino della (vecchia) maggioranza. Decreti cheerano l’obiettivo principale della lega nord.

È alquanto strano che Stucchi si chieda anche che cosafarà “questo nuovo governo a trazione Pdl-Pd e terzo polo” prendendo in esamela possibilità che prenda in considerazione l’aumento dell’Irap, del pensionamentoa 67 anni e di una politica di assistenzialismo per il sud; tutte possibilitàinserite nel documento del patto di stabilità redatto da Berlusconi e derivatodalla lettera dell’UE.

Inoltre, nel patto di Pdl-lega, la pensione a 67 annisarebbe entrata in vigore nel 2013 e non nel 2026 come nel testo approvato alsenato e che, presumibilmente, anche alla camera.

La lega, ancora una volta dimostra di operare per isuoi interessi invece che per quelli dell’Italia. D’altra parte, a marzo del2011 (già in piena crisi), in un articolo su “leganord flash” dal titolo “balle spaziali” criticando chi sosteneva la necessitàdelle dimissioni di Berlusconi, sosteneva che il federalismo rimaneva l’unicostrumento per tenere insieme l’Italia affermando che “non penalizza ne il sud ne il nord” ma colpisce chifinora ha speso in modo irresponsabile e nonlo potrà più fare”. Vale a dire che, quelle regioni che si troveranno asforare il patto di stabilità tra regioni e stato si vedranno diminuire ilfinanziamento statale, ovvero, la stessa richiesta, fatta in altro modo, delnuovo patto dove si chiede agli enti locali di partecipare alla riduzione deldebito, e come? Riducendo le spese o aumentando le tasse locali; esattamente l’effettodel federalismo leghista.

Insomma, per la lega, le stesse cose hanno una doppiavalenza; se richieste da loro sono perfette, se richieste da altri, no.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 12/11/2011 alle 16:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Bossi e le elezioni anticipate ovvero la necessità di recupero della base.
post pubblicato in Lega, il 7 ottobre 2011

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Queste sono parole di Bossi: E' obiettivamente complicato arrivare al 2013. E' difficile spennare la gente e poi farsi votare: meglio votare prima"

Già, meglio andare alle elezioni con le solite promesse vaghe e poi spennare i cittadini che, chiunque abbiano votato, saranno costretti a subire senza possibilità di contestare.

Non vedo altro significato in quel che ha detto Bossi ieri ai giornalisti alla camera. Dopo aver costatato le difficoltà di mantenere le promesse come governanti, Bossi ci ripensa. Il motivo, però, non è la difficoltà di portare avanti il suo piano di graduale secessione che sostiene in ogni raduno leghista, ma il pericolo di perdita di consensi se dovesse continuare a sostenere un governo alle prese con la crisi e di cui ne condivide, salvo eccezioni come le pensioni, le scelte. Da qui la voglia, non tanto di staccarsi da un leader/partito, ma di verificare la tenuta della base di fronte a situazioni che il partito lega deve affrontare e che lo porta a dover rimandare, ad un futuro incerto, il programma del partito stesso e di cui la base ne è attualmente convinta sostenitrice.

Dunque, non è l’interesse del paese reale a portare Bossi su posizioni apparentemente in contrasto con l’alleato, ma la necessità di recuperare consensi. D’altra parte, è proprio la base a chiedere la chiusura di questa legislatura erroneamente convinta che la lega possa farcela anche da sola.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 7/10/2011 alle 11:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Roberto Castelli e la repressione della padania.
post pubblicato in Lega, il 5 ottobre 2011

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Secondo Roberto Castelli,viceministro ai trasporti, il presidente Napolitano starebbe pensando ad una soluzione padania alla maniera sovietica.

È quanto afferma ai microfoni di radio 24: il presidente ha ancora in mente la repressione in Ungheria (invasione sovietica) perché una certa mentalità esiste ancora.

Difatti, quello di Napolitano “è un attacco alla mia libertà ed è un avvertimento poiché non credo che il capo dello stato parli senza pensare a ciò che dice. Secondo me sott’intendeva: se tirate fuori certi argomenti che a noi non piacciono vi scateniamo addosso la magistratura e vimettiamo in galera. Ho 65 anni e la mia vita l'ho fatta. Sarebbe una meraviglia finire come martire della padania e poter avere un monumento in simil-bronzo nella piazza della mia frazione”.

Inoltre, secondo Castelli, le parole di Napolitano: la padania non esiste, sarebbero lesive della sua libertà in quanto lui, che si ritiene appartenente al popolo padanio, secondo l’affermazione, non esisterebbe.

 Dunque, in Italia esisterebbe un disegno/politico/giuridico/militare per far tacere un popolo che lotta per l’indipendenza. Una teoria alquanto sballata per vari motivi.

Innanzi tutto, un popolo deve esistere – sia per poter chiedere l’autodeterminazione sia per essere represso. E se l’esistenza di un popolo riguarda l’avere una cultura propria che lo identifica, non si capisce perché faccia riferimento al cristianesimo. Al riguardo, è opportuno ricordare la vicenda dei crocefissi nelle scuole e nei luoghi pubblici che la lega ha difeso strenuamente proprio perché facenti parte della cultura cristiana. Cultura diffusa in tutta Europa incluso il centro sud italiano.

In secondo luogo, la libertà non può essere intesa come strumento per affermare e imporre la propria visione. In fondo, la lega è un partito che al nord è arrivato al massimo ad avere un 13-14 per cento dei consensi. Da qui, si può dedurre che, in realtà, i portatori di sovietismo sono proprio loro nel momento in cui pretendono di estendere a tutti una visione accettata da una piccola minoranza. La proposta del referendum, fatta di recente da Bossi, sarebbe un metro democratico per definire se il nord vuole staccarsi dall’Italia; però sembra sia stata unicamente un’affermazione propagandistica nel tentativo di recuperare la base. E non poteva essere altrimenti visto l’andamento negativo che risulta dai sondaggi.

Le affermazioni di Castelli non sono altro che un gioco di prestigio necessario a un partito che, dopo aver inventato un popolo e averlo collocato geograficamente all’interno di una nazione, cerca in tutti i modi di rovesciare le posizioni. Per Castelli, non è la padania a essere arbitraria nelle sue scelte ma l’Italia. Questo gioco,però, è possibile solo a patto che ci si dimentichi la storia. Basta un solo esempio: è stato il nord ad andare al sud per inglobarlo nell’Italia, e nonviceversa. È stato il nord a colonizzare una parte della penisola con una guerra di conquista, e non viceversa. È stato il nord a decidere la politica nazionale – e questo non lo si può negare perché, essendo sempre stato industrialmente sempre più avanzato, ed essendo l’industria la parte economica trainante dell’economia moderna, tutto quello che s’è fatto al sud è sempre stato in funzione del nord, e non viceversa.

Dunque, sembra che ora,visto i risultati socio economici avuti al centro sud, si cerca di scaricarlo perché non più necessario allo sviluppo del nord.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 5/10/2011 alle 14:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Attacco duro del presidente Napolitano: NON ESISTE UN POPOLO PADANO!
post pubblicato in Lega, il 1 ottobre 2011

 Una voce autorevole, quelladel presidente Napolitano. Una voce che arriva diretta dalla resistenza,ovvero, da quel movimento di liberazione che ha visto proprio il nord in primapersona nella lotta per la liberazione, e non certo per l’indipendenza del norddall’Italia bensì dall’occupazione nazista dell’Italia, dell’Italia tutta. Una lottacondotta da tutte le forze democratiche – col senno del poi, non ha sensopensare al Pci come partito proponente una dittatura visto l’alleanza, econseguenti accordi sull’Italia del dopo fascismo, con le altre forze politiche– tese a rompere la tendenza al dominio di pochi sui molti. Certo, questa tendenzaha resistito, e resiste tutt’ora sia a sinistra sia a destra, proponendo,durante il percorso di democratizzazione, tentativi di destabilizzare lademocrazia stessa.

Proporre oggi una visioneseparatista dell’Italia è, come dice il presidente, fuori dalla storia. Fuori perchénon tiene conto dell’evolversi della società nel suo insieme.

Riguardo alle sue ultime esternazioni,è vero anzi verissimo che non esiste nessun popolo padanio ne tanto meno lapadania; ne come espressione geografica ne come espressione culturale visto lemolteplici espressioni culturali che caratterizzano il nord a partire dallelingue parlate fino ai modi di vita. È verissimo anche che la sua affermazioneè il frutto di fantasia nato nella testa di gruppi di cittadini e non dalpopolo del nord; alle ultime politiche, la lega ha raggiunto l’8 – 9% dei voti.Una percentuale irrisoria per poter affermare che la popolazione del nord vuolela separazione.

Oltre a ciò, va detto che lacosiddetta capitale del nord, Milano, alle ultime amministrative ha visto un’ulterioresconfitta della lega. Questo sta a indicare che proprio nella capitaleeconomica del nord il tema “indipendenza” non è affatto sentito, anzi …

Rimane comunque lapericolosità di un simile movimento che, al di la dei numeri, pretende dirichiamarsi, ingannevolmente, al popolo per portare a termine il suo disegno. Disegnoche non può essere democratico poiché, come s’è visto, il popolo, nellamaggioranza, è contrario. A conferma, bastano le leggi sui respingimenti e suiCie. La dove si trattano i migranti senza distinzione come criminali.

Bisogna affermare con insistenza e convinzione la frasedel presidente: NON ESISTE UN POPOLO PADANO E NON ESISTE LA PADANIA.

Cosi come bisogna affermarecon convinzione che la sinistra, nella sua maggioranza, non è COMUNISTA nel significato sovietico deltermine ma, caso mai, lo è in quantoesprime la necessità di rapporti sociali basati su un’equa distribuzione dellaricchezza salvaguardando i presupposti del liberalismo sociale.

La lega e la necessità della politica.
post pubblicato in Lega, il 30 settembre 2011

Volevano moralizzare l’Italia,eliminare la marmaglia che imperversava a Roma – in alternativa la secessione. Eranocontro ogni sorta di compromessi con quella parte di società che maneggiavaillegalmente la cosa pubblica. Avrebbero, secondo loro, ripristinato lalegalità e rinnovato l’Italia attraverso il federalismo basato sullameritocrazia degli enti pubblici.

Ebbene, l’altro giorno, alvoto di sfiducia del ministro Saverio Romano, accusato di concorso esterno allamafia, hanno optato per la sua salvezza in accordo, per non mettere in crisi ilgoverno, con il Pdl. una decisione che, non solo disattende la base leghista,ma lascia chiaramente ad intendere la volontà della dirigenza leghista di usarei vecchi metodi politici qualora venga messa in pericolo la loro posizione digoverno.

La base insorge. Il sindacodi Macherio, Giancarlo Porta, arriva addirittura a scrivere una letteraal corriere dove afferma il tradimento del suo partito.

Sembra che la base leghistanon riesca a capire il dualismo di ogni partito nella sua azione politica. Da unaparte la fede nelle proprie idee, dall’altra, la necessità di compromessi conaltre forze politiche per poter attuare il programma e mantenere così fede allepromesse e alle idee che sono alla base delle promesse stesse. Senza questipresupposti,sarebbe impossibile attuare il programma. A meno che non riesca araggiungere la maggioranza del 50 + 1 % dei consensi in parlamento.

L’insorgenza di attriti trabase e vertice è, però, il risultato di una propaganda esclusivamente basatasulla necessità del popolo padano di affermare la propria identità. Propaganda chenon ha tenuto conto della necessità di rapporti verso l’esterno. La baseleghista, convinta della superiorità del nord, si dimentica, o non sa, che unpopolo, per essere autarchico, deve avere tutto il necessario, per il suosviluppo, all’interno del territorio. Cosa che il nord, come d’altronde l’Italia,non ha.

La necessità di talirapporti ha, di conseguenza, creato la base per il compromesso politico tralega e le altre forze politiche – attualmente il Pdl, ma non è detto che lalega, in futuro, scenda a compromesso con altri partiti. Il compromesso, però,basandosi sul dare e avere, è anche portatore di modifiche nella strutturaideologica.

È questo che la base non hacapito. L’origine pseudo rivoluzionaria del partito presupponeva che ilprogramma non dovesse essere cambiato. Che il fine non dovesse esseremodificato o cambiato in base a necessità politiche che esulano dal finestesso.

Concludendo, la baseleghista, illusa dalla propaganda del primo periodo che inneggiava allasuperiorità del nord, si trova ora a dover fare i conti con un partito che,invece di ascoltarla, cerca di imporre il proprio punto di vista attraverso larigidità all’interno del partito. Un esempio è il sindaco di Macherio cheaccusa i dirigenti di tradimento dopo il caso Romano.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 30/9/2011 alle 17:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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