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NOIELASOCIETA NUOVO BLOG DI VERDUCCI FRANCESCO: società, poesie e racconti
Lavoro e pensione.
post pubblicato in lavoro e pensione, il 30 ottobre 2011

Parte prima La lettera di Berlusconi all’UE

Dunque, se le aziende licenziano in base ai loro bisogni ed essenzialmente per ridurre il personale in eccesso a causa della tecnologia, come si può pensare che assumano altre persone? Inoltre, se i licenziamenti riguardano il personale meno giovane con scarse, o nulle, possibilità di essere riassorbito, come si può pensare che si arrivi a maturare i requisiti per la pensione?

In passato, con la pensione di anzianità acquisita dopo 35 anni di contributi, le aziende ottenevano un risultato importante: il turnover .

 Il turnover permetteva all’azienda di ridurre il personale in base alle esigenze di ristrutturazione e, eventualmente, di assumere personale più qualificato in grado di utilizzare le nuove tecnologie, ovvero i giovani.

Questo, però, non provocava disoccupazione nella popolazione più anziana perché, l’età pensionabile con trentacinque anni di contributi veniva raggiunta facilmente, pertanto, le aziende, prima di licenziare, mettevano in pensione coloro che avevano raggiunto i trentacinque anni di contributi. Il lato negativo di questo è stato il suo uso indiscriminato attraverso quello che veniva chiamato prepensionamento, ovvero, la possibilità di mandare in pensione anche coloro che non avevano ancora raggiunto i requisiti di anzianità caricando lo stato di costi aggiuntivi.

Il sistema del turnover e dei 35 anni era un vantaggio sia delle aziende che dei lavoratori e permetteva l’assunzione dei giovani.

Oggi si vorrebbe spostare la pensione a 67 anni ed eliminare quella di anzianità. Allo stesso tempo si vorrebbe aumentare l’occupazione giovanile. Due azioni contrastanti che andranno a penalizzare i lavoratori più anziani perché, per far posto ai giovani, con la norma che il governo sta approntando, saranno gli unici ad essere licenziati senza, però, aver raggiunto l’età pensionabile.

Ed è qui la contraddizione. Contraddizione che, però, rispecchia l’ideologia del liberismo berlusconiano che vuole mettere al centro della società non più l’uomo ma l’economia.

Licenziare per assumere”. La frase non è altro che la sintesi di questa ideologia; si licenziano i più anziani a favore dei giovani senza dare certezza della pensione agli anziani. Ovvero, l’uso dell’uomo finché crea profitto.

Il problema che ci si pone oggi è falsato dal sistema che vuole basare tutto sull’utile. Questo crea la falsa questione di reperire le risorse necessarie per “mantenere i pensionati”. In una società civile che si rispetti, mettere, nelle spese fisse dello stato, coloro che per decenni hanno contribuito alla creazione della ricchezza, dovrebbe essere la priorità al pari della sanità e della scuola.

Si, è giusto aiutare i giovani ad inserirsi nel lavoro, ma questo non deve avvenire penalizzando i padri che verranno caricati sulle spalle del giovane in mancanza della pensione. E, comunque, il giovane subirà la stessa sorte del padre.

Pensione e lavoro sono due aspetti della stessa medaglia e non si possono trattare in modi diversi.  

Il lavoro serve, oltre a reperire le risorse (soldi) per vivere, anche per crearsi quella dignità che serve maggiormente quando si diventa anziani.

Arrivare alla pensione non è un obiettivo egoistico come vorrebbero farci credere – va considerato che i dipendenti versano una quota mensile all’IMPS per la pensione – ma un’esigenza, di quanti hanno lavorato, che serve loro a sopravvivere in quell’età dove non è più possibile essere attivi anche quando si ha la salute.  

Alla prossima puntata.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 30/10/2011 alle 15:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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