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NOIELASOCIETA NUOVO BLOG DI VERDUCCI FRANCESCO: società, poesie e racconti
Ristoro dell’alba
post pubblicato in ARCHIVIO, il 6 febbraio 2012
Stupito, guardo l’alba che lentamente schiara l’orizzonte.
Il disco rosso del sole nascente occhieggia sulla linea,
la dove la terra incontra l’immenso spazio del cielo;
Sui monti lontani, diafani volumi di luce
che l’umidità della notte, in miriadi cristalli colorati, riflette.

Un nuovo giorno sta per nascere,
sempre diverso e sempre a se stesso
uguale.

M’incammino verso quell’orizzonte,
vecchio e nuovo, con la mente svuotata
dal dolce languore che penetra nella carne
e nella mente,che, stanca da una notte insonne.
si rigenera abbeverandosi della vergine luce.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 6/2/2012 alle 9:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
La lega nord e il dopo Berlusconi.
post pubblicato in Lega, il 12 novembre 2011

 Lalega nord non intende sostenere il governo tecnico che emergerà dopo le dimissionidi Berlusconi e si porrà all'opposizione .

Il motivo, come dice Bricolo: “La Lega Nord non ha alcuna intenzionedi sostenere un governo tecnico dei poteri forti per giunta con la sinistra el'Udc, che sono gli eredi di quei partiti che hanno prodotto in passato ilnostro debito pubblico. Se questa è la ricetta per salvare il Paese èsicuramente quella sbagliata. Noi faremo opposizione seria, responsabile edecisa nell'esclusivo interesse della nostra gente e del nostro territorio”, eStucchi:“Rispetto algoverno tecnico che si sta delineando all’orizzonte politico, il cui programma(qualunque esso sia) non ha avuto e non potrà avere mai il consenso deicittadini, la Lega non può che stare all’opposizione. Che non sarà né dicircostanza, né soft, e avrà come obiettivo specifico quello di evitare che,con la Lega fuori dall'esecutivo, le fameliche casse romane vengano rimpinguatesolo dalla fatica a dal sudore dei padani”. E ancora “Cosa farà  questo nuovo governo a trazione Pdl-Pd-TerzoPolo? Aumenterà l'IRAP e proporrà nuove politiche assistenzialistiche eclientelari per il sud, oppure farà andare in pensione la gente a settant’anni?E poi che fine faranno i decreti attuativi sul federalismo fiscale? Si tratta  di domande alle quali chiunque pensi diinsediarsi a Palazzo Chigi dovrà dare delle risposte concrete”.

Come si legge, si parla di poteri forti cheformerebbero il governo tecnico sostenuto dalla sinistra e dall’UDC che, a lorodire, sarebbero gli eredi dei partiti che hanno prodotto il debito pubblico. Dimancato sostegno popolare del nuovo governo perché non eletto. Dello sfruttamentodel nord da parte di Roma. E per finire, di una politica tesa a far pagare aisoliti la crisi.

Bene, si potrebbe dire. Se non fosse che la stessalega votò, prima della crisi, le due finanziarie – di luglio e agosto – avrebbevotato il patto di stabilità se Berlusconi non fosse stato costretto alledimissioni. Pertanto, il non sostegno ad un eventuale governo Monti o,comunque, un governo tecnico da parte della lega è legato al venir meno del suopotere ricattatorio sul governo stesso. Non per niente Stucchi si chiede “chefine faranno i decreti attuativi sul federalismo”. Quei decreti che sonopassati grazie ai giochetti da teatrino della (vecchia) maggioranza. Decreti cheerano l’obiettivo principale della lega nord.

È alquanto strano che Stucchi si chieda anche che cosafarà “questo nuovo governo a trazione Pdl-Pd e terzo polo” prendendo in esamela possibilità che prenda in considerazione l’aumento dell’Irap, del pensionamentoa 67 anni e di una politica di assistenzialismo per il sud; tutte possibilitàinserite nel documento del patto di stabilità redatto da Berlusconi e derivatodalla lettera dell’UE.

Inoltre, nel patto di Pdl-lega, la pensione a 67 annisarebbe entrata in vigore nel 2013 e non nel 2026 come nel testo approvato alsenato e che, presumibilmente, anche alla camera.

La lega, ancora una volta dimostra di operare per isuoi interessi invece che per quelli dell’Italia. D’altra parte, a marzo del2011 (già in piena crisi), in un articolo su “leganord flash” dal titolo “balle spaziali” criticando chi sosteneva la necessitàdelle dimissioni di Berlusconi, sosteneva che il federalismo rimaneva l’unicostrumento per tenere insieme l’Italia affermando che “non penalizza ne il sud ne il nord” ma colpisce chifinora ha speso in modo irresponsabile e nonlo potrà più fare”. Vale a dire che, quelle regioni che si troveranno asforare il patto di stabilità tra regioni e stato si vedranno diminuire ilfinanziamento statale, ovvero, la stessa richiesta, fatta in altro modo, delnuovo patto dove si chiede agli enti locali di partecipare alla riduzione deldebito, e come? Riducendo le spese o aumentando le tasse locali; esattamente l’effettodel federalismo leghista.

Insomma, per la lega, le stesse cose hanno una doppiavalenza; se richieste da loro sono perfette, se richieste da altri, no.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 12/11/2011 alle 16:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L’Italia e la cannabis nella cura terapeutica.
post pubblicato in STORIE DI ORDINARIA FOLLIA, il 10 novembre 2011

La signora Lucia, trent’anni di Lecce, affetta da sclerosi multipla, era già sulla sedia a rotelle - pur avendo provato tutte le cure possibili con farmaci convenzionali e no che vengono prescritti a persone nelle sue condizioni - decide di provare il farmaco Bedrocan (inflorescenze essiccate di marijuana) ottenendo ottimi risultati; riesce a comminare e gli spasmi dei muscoli si sono ridotti considerevolmente. La regione Puglia, e la regione Toscana sono le uniche ad usare farmaci a base di marijuana.

Il signor Andrea viene denunciato per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti per aver curato la sclerosi multipla, di cui era affetto, con un farmaco a base di marijuana. Per curarsi assume un farmaco a base di cannabinoidi con due principi attivi estratti dalla canapo; il badiol che viene regolarmente distribuito dal servizio sanitario.

Un consigliere della provincia di Roma viene trovato in stato confusionale dopo aver assunto cocaina e aver passato una notte con transessuali per puro piacere e divertimento. Non viene denunciato!

Queste tre situazioni denunciano due modi di affrontare il problema droga in generale e, in particolare, nella cura di certe malattie come la sclerosi multipla. Da una parte la tolleranza nel caso di persone pubbliche, nell’altro l’intolleranza nei confronti di quanti si servono delle droghe per curarsi o alleviare i dolori.

Purtroppo, l’Italia si trova ancora nel pantano dei pregiudizi quando si tratta di prendere decisioni riguardanti l’uso terapeutico delle droghe. Pregiudizi che precludono ai pazienti la possibilità di curarsi in modo serio e positivo.

Considerando che un farmaco contenente principi attivi estratti da sostanze stupefacenti esistono già sul mercato e sono distribuiti gratuitamente previa ricetta medica come l’efferalgan, non si capisce perché una malattia seria e debilitante come la sclerosi non possa essere curata estesamente, con appropriata legge regolatrice, dando a tutti la possibilità di usufruire dei farmaci già esistenti.  

Leggi anche: Il caso paradossale di Fabrizio Pellegrini

Come creare l’emergenza rifiuti e perché
post pubblicato in STORIE DI ORDINARIA FOLLIA, il 8 novembre 2011

Fonte

Teramo, Abruzzo.

Sembra che per creare un’emergenza rifiuti in una provincia basti molto poco: un’unica società gestore del settore, un’unica discarica continui aumenti dei prezzi, conseguente debito dei comuni e ricatto della società: chi non paga non scarica i rifiuti un discarica.

Questo il senso di quanto dice il consigliere regionale del PD Claudio Ruffini  in merito alla dichiarata emergenza rifiuti in provincia di Teramo.

Secondo Ruffini, sembra che si voglia tenere in piedi l’emergenza rifiuti per tornare a parlare della necessità di costruire l’inceneritore a Teramo

Insomma, pur di ottenere quello che si vuole, nel caso, l’inceneritore, si è disposti anche a mettere a repentaglio la salute dei cittadini bloccando la raccolta dei rifiuti.
I sussurri dell’opposizione interna del Pdl
post pubblicato in ARCHIVIO, il 8 novembre 2011

Le voci di dimissioni imminenti del premier date da Giuliano Ferrara (sul suo blog) e Franco Bechis (vicedirettore di libero) hanno avuto come risultato il ribasso dello spreed dei titoli di stato e il recupero dei titoli in borsa. Questo significa che il mercato premierebbe l'Italia se Berlusconi si dimettesse.

Per quale motivo due sostenitori di Berlusconi abbiano contribuito a questo risultato è un mistero. Parlare di una qualche manovra per aiutare il premier è fuori luogo visto il risultato. L’unica ipotesi plausibile resta il tentativo di spingere il premier a lasciare, a fare quel passo indietro o laterale che ormai viene chiesto anche da uomini della maggioranza.

Il metodo usato, alquanto discutibile, dimostra, comunque, e al di la delle defezioni già avvenute di alcuni parlamentari del Pdl e della richiesta della lega di fare il passo indietro (poi come al solito smentita) l’incapacità dell’opposizione interna di dichiarare chiaramente il fallimento della politica del governo e di chiedere apertamente le dimissioni.

I sussurri dell’opposizione interna del Pdl
post pubblicato in ARCHIVIO, il 8 novembre 2011

Le voci di dimissioni imminenti del premier date da Giuliano Ferrara (sul suo blog) e Franco Bechis (vicedirettore di libero) hanno avuto come risultato il ribasso dello spreed dei titoli di stato e il recupero dei titoli in borsa. Questo significa che il mercato premierebbe l'Italia se Berlusconi si dimettesse.

Per quale motivo due sostenitori di Berlusconi abbiano contribuito a questo risultato è un mistero. Parlare di una qualche manovra per aiutare il premier è fuori luogo visto il risultato. L’unica ipotesi plausibile resta il tentativo di spingere il premier a lasciare, a fare quel passo indietro o laterale che ormai viene chiesto anche da uomini della maggioranza.

Il metodo usato, alquanto discutibile, dimostra, comunque, e al di la delle defezioni già avvenute di alcuni parlamentari del Pdl e della richiesta della lega di fare il passo indietro (poi come al solito smentita) l’incapacità dell’opposizione interna di dichiarare chiaramente il fallimento della politica del governo e di chiedere apertamente le dimissioni.

La viabilità in trentino
post pubblicato in STORIE DI ORDINARIA FOLLIA, il 7 novembre 2011

Fonte

Il trentino, regione notoriamente dedita alla cura dell’ambiente, sembra dia poca importanza a quello urbano.

Succede ad Arco che la strada principale verso l’ospedale civile sia poco praticabile dai mezzi a motore, incluse le autoambulanze che devono fare slalon per raggiungerlo.

La causa sembra siano i tombini che si sono abbassati rispetto al piano dell’asfalto. La denuncia viene dai cittadini stessi attraverso il quotidiano “il trentino”.

L’amministrazione, informata della questione, effettuerà, quanto prima, un sopralluogo per individuare gli eventuali interventi da mettere in atto.

Eh, già! Una strada che serve l’ospedale, dove passano ambulanze che trasportano persone che, in certi casi, non dovrebbero subire ulteriori traumi, e i politici, “faranno effettuare un sopraluogo quanto prima?”

Cosa ci vorrà mai a rendere agibile una strada? I soldi, certo! Ma se l’agibilità di una strada che porta all’ospedale non ha la priorità, mi chiedo a cosa servono i nostri soldi. DOMANDA RETORICA? FORSE SI FORSE NO.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 7/11/2011 alle 17:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Le illegalità della lega nord.
post pubblicato in Lega, il 7 novembre 2011

Fonte

La caccia di frodo o bracconaggio, si sa, è illegale e il corpo forestale dello stato, attraverso il nucleo operativo antibracconaggio è addetto al controllo di questo tipo di illegalità.

Nel Bresciano, però, sembra sia in corso un dibattito pro e contro l’operato dell’NOA.

Sembra anche, secondo l’articolo di Brescia Point, che contro l’antibracconaggio ci sia addirittura la lega nord; proprio così, il partito della legalità – almeno così amano definirsi.

Non solo, sempre nel bresciano, sembra che la lega nord sia contraria anche ai gruppi spontanei di cittadini che aiutano l’NOA denunciando le situazioni di bracconaggio quando trovano le “armi” tipiche di questo crimine sparse per il territorio.

Quella stessa lega che propose e ottenne le tristemente famose “ronde” che sarebbero servite, secondo loro, ad aiutare le forze dell’ordine ma che, per fortuna non se ne fece niente; anche perché, i leghisti stessi non sono mai riusciti a far decollare le ronde padane stesse.

Se il bracconaggio è un crimine, allora è un crimine anche difenderlo, tanto più se a difenderlo sono personaggi politici.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 7/11/2011 alle 16:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfida alla montagna o senso di onnipotenza?
post pubblicato in STORIE DI ORDINARIA FOLLIA, il 7 novembre 2011

Fonte

Succede che alpinisti esperti decidano di affrontare la montagna pur sapendo che è in arrivo una perturbazione che potrebbe bloccarli in quota.

Il primo novembre, una guida alpina decide di guidare una alpinista nella scalata alla via del Linceul sulla difficile parete nord delle Jorasses con la speranza di poter arrivare alla vetta prima dell’arrivo della forte perturbazione annunciata dai servizi meteo di tutta Europa. Purtroppo, però, per motivi ancora sconosciuti, la coppia non riesce ad arrivare alla vetta per l’arrivo della perturbazione e rimane bloccata in parete.

Dunque, due persone sono bloccate a una temperatura di -25 gradi su una parete del Monte Bianco senza che i soccorsi, a causa del maltempo, riescano a portarli in salvo.

Pur rispettando sia la professionalità sia la capacità decisionale della guida, c’è da chiedersi come sia possibile rischiare la propria vita e quella altrui forse solo per un senso di onnipotenza.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 7/11/2011 alle 14:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Inondazioni e reazioni.
post pubblicato in società, il 6 novembre 2011

Ad ogni alluvione che si verifica in Italia, e sono ormai tante, si forma, nella popolazione, e non solo quella colpita, un senso di frustrazione che la porta a cercare un capro espiatorio; qualcuno a cui addossare ogni colpa dell’evento che l’ha creata, quasi a dimenticare eventuali colpe collettive.   

Ad esempio la cosiddetta cementificazione, ovvero, la costruzione, a ridosso dei fiumi e i torrenti, di opere utili a tutti come case, capannoni, strade ecc., senza tener conto dello spazio di cui il fiume e il torrente ha bisogno: l’alveo.

Da Wikipedia: Si tratta della sede all'interno della quale si verifica lo scorrimento delle acque fluviali. È proprio l'azione erosiva esercitata dalle acque che, agendo sul substrato roccioso, ne determina la progressiva escavazione. Per ciascun corso d'acqua è possibile individuare, in sezione trasversale, tre distinti alvei:

  • Letto ordinario (o alveo di piena): costituisce il canale di scorrimento del fiume nei periodi di piena ordinaria, che si ripetono in primavera ed autunno. È chiaramente delimitato lateralmente da sponde, o scarpate, sub-verticali, oltre le quali si individua il piano del letto maggiore, in posizione leggermente soprelevata. Nel letto ordinario sono contenuti materiali grossolani, depositati conseguentemente alle variazioni di corrente, responsabili anche del continuo rimaneggiamento (con conseguente irregolarità) dell'alveo di scorrimento. Risulta scarsa, in virtù dei fenomeni alluvionali di piena, la presenza di vegetazione arborea.
  • Letto di inondazione (o alveo maggiore): è costituito dalla superficie massima inondabile dal fiume nel corso delle alluvioni, è sopraelevato e di dimensioni maggiori rispetto al letto di scorrimento ordinario. Paradossalmente, l'attività umana di prelievo (spesso indiscriminato) del sedimento fluviale, per la produzione di laterizi, può dal luogo ad un abbassamento del livello di scorrimento del letto di inondazione. In questo modo, anche in fase di piena, diviene più difficile per il fiume dar luogo a fenomeni alluvionali. Il letto di inondazione è caratterizzato dalla presenza di sedimenti e materiale grossolano, depositati dalle acque nelle fasi di esondazione.
  • Letto di magra (o canale di scorrimento): rappresenta il canale in cui, nelle fasi di magra, si limita a scorrere la blanda corrente fluviale. Rappresenta la fascia di maggior profondità, e non è costituito da argini sufficientemente definiti da permetterne immediatamente la distinzione dal canale ordinario, nel quale si forma. In generale, è costituito da un canale di scorrimento che, spesso, tende a dividersi e riunirsi senza soluzione di continuità, in base all'azione di escavazione dei sedimenti del letto ordinario, esercitata dalla corrente di magra.

Da un punto di vista morfologico, il letto di inondazione è il più ampio, ed al suo interno contiene il letto ordinario il quale, a sua volta, comprende il più piccolo letto di magra.

L'alveo di un fiume può assumere diverse forme a seconda della natura dei territori attraversati e della loro pendenza. In particolare nelle zone dove la pendenza è maggiore i corsi d'acqua possono superare salti di roccia poco erodibile con cascate o rapide oppure approfondire il proprio corso fino a formare canyon. In aree pianeggianti o sub-pianeggianti lo scorrimento del fiume dà spesso origine a meandri, lanche o canali intrecciati.

Come si può notare, il fiume ha bisogno di uno spazio variabile a causa della variabilità della quantità d’acqua che vi scorre; maggiore è la quantità dell’acqua, maggiore è lo spazio di cui ha bisogno. Spazio che, però, non è lineare ma anch’esso variabile.

Pertanto, la pratica di costruire a ridosso del fiume costruendo argini artificiali per contenerlo, è la causa principale delle inondazioni.

Un altro esempio sono i ponti che lo attraversano con la base sull’argine artificiale e l’altezza appena al di sopra dell’argine; durante la piena, ogni cosa di una certa grandezza trasportata dall’acqua, s’incaglia bloccando il flusso dell’acqua provocando l’esondazione.

Un altro esempio inerente ai primi due è il mancato drenaggio del fiume che dovrebbe essere costantemente attuato al fine di dare la capacità al fiume di contenere più acqua possibile.

Un altro è la presunzione dell’uomo di poter manipolare la natura a piacimento senza tener conto delle esigenze della stessa; cosa di cui tutti ne traiamo vantaggio dato il benessere che crea.

Altro ancora è l’incapacità umana di ammettere i propri errori e fare quel passo indietro che ci permetterebbe di costruire in sicurezza; anche qui per interesse. E non solo politico, anzi, l’interesse maggiore lo ricavano, almeno finché non avviene il disastro, i cittadini che usufruiscono dei permessi per costruire la dove non dovrebbero.

Lo sfruttamento del massimo spazio rubandolo al fiume, non avviene soltanto in città ma anche nelle campagne – alluvione del veneto. Pur di avere qualche metro in più da coltivare, si tagliano le piante nelle vicinanze del fiume quando non si va a sfruttare il terreno dell’alveo; questo succede nelle valli.

Inoltre, quei corsi d’acqua artificiali che prendevano acqua dai fiumi o torrenti e che in passato servivano ad irrigare i campi, erano anche uno sfogo durante le piene; l’averli dismessi, per la comodità dell’irrigazione a pioggia, ha contribuito ad ingrossare i fiumi in modo eccessivo provocando inondazioni superiori a quello che era la normalità.

Naturalmente, anche il clima ha la sua parte, ma a voler essere pignoli, anche il clima sta cambiando a causa dell’eccessiva attività umana.

Insomma, se dovessimo ammettere che, in fondo, la modifica dall’ambiente è causata, direttamente o indirettamente, da tutti, forse riusciremo a modificare il nostro approccio alla natura.

Il capro espiatorio non serve a nulla se alla base non c’è la consapevolezza generale che l’uomo non può trattare la natura come un qualsiasi oggetto d’uso.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 6/11/2011 alle 18:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Israele vicino all’opzione militare nei confronti dell’Iran.
post pubblicato in ISRAELE E MEDIO ORIENTE, il 6 novembre 2011

A quanto dice il presidente israeliano Shimon Peres,sembra che l’Iran sia vicino alla realizzazione della bomba atomica che,secondo Peres, gli mancherebbero ancora sei mesi per realizzarla. Ed è perquesto che Israele sta valutando seriamente la possibilità di un attaccoall’Iran.

Una guerra che potrebbe coinvolgere, oltre Israele eIran, anche i paesi islamici innescando un conflitto nel mediterraneo e, forse,anche oltre.

Per capire il pericolo di un’azione del genere, bisognaconsiderare   che, secondo il rapportodella britannica Basic (BritishAmerican Security Commission), le potenze nucleari (Stati uniti, Russia, Cina,Francia, Pakistan, India, Israele e corea del nord)  del mondo stanno incrementando la spesa permigliorare ed aumentare il loro armamento nucleare stanziando somme ingenti.

Inoltre, Israele, a quanto sembra, asuo tempo, realizzò, con l’appoggio della Francia, proprio quell’armamentonucleare all’insaputa della comunità internazionale diventando l’unica potenzanucleare in medio oriente e nord africa, che adesso vorrebbe impedire all’Iran.

Di fronte alla decisione di Israele, sorge spontanea unadomanda: perché si vuole impedire all’Iran di avere armi nucleari? Serve a impedire una eventuale guerra nucleare?

Considerando che alcune potenze nucleari come la Cina ela Corea del nord, ma forse anche il Pakistan, sono da sempre nemici naturalidell’occidente, una guerra nucleare rimane un opzione possibile in qualsiasimomento e che, il non verificarsi del conflitto dipende dall’equilibrioraggiunto dalle attuali due super potenze: Usa e Cina.

Pertanto, che l’Iran fornisca il suo armamentariomilitare di armi nucleari cambierebbe di poco lo scenario e la possibilità diuna guerra nucleare.

Ma allora perché Israele si accanisce al punto diminacciare un intervento armato?

È vero che l’Iran a più volte minacciato di distruggere Israele,ma che lo faccia con armi nucleari è improbabile se non impossibile. Impossibileperché, essendo Israele alleato con l’occidente, e in particolare con gli Usa,un attacco nucleare da parte dell’Iran sarebbe disastroso per se stesso – e,naturalmente, per il mondo intero.

Inoltre, avendo l’Iran l’appoggio della Russia – da cui aricevuto la tecnologia nucleare – ed essendo la Russia ancora un interlocutoreimportante per l’occidente, l’Iran dovrà concordare con essa l’uso di arminucleari, cioè, dovrà tener conto delle esigenze russe se non vuole trovarsi dasola nel conflitto. Senza contare, poi, i rapporti commerciali che l’Iran ha coni paesi dell’area medio e centro orientale e che rischierebbero dideteriorarsi.

Dunque, non ci sarebbe motivo di prevedere un uso dellearmi nucleari da parte dell’Iran nei confronti di Israele.

Si può, dunque, presumereche Israele voglia innescare un conflitto per giustificare la sua volontà dinon arrivare alla creazione di uno stato palestinese. Al riguardo si vedano lereazione di Israele di fronte alla decisione dell’ONU di riconoscere lo statopalestinese

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Prove di guerra elettronica in Siria da parte di una ditta lombarda.
post pubblicato in società, il 4 novembre 2011

Fonte

Nel bel mezzo della repressione del regime di Bashar al-Assadi in Siria, la società lombarda Area Spa specializzata nel settore della sorveglianza con sede a Milano, sta dotando il regime di strumenti necessari ad intercettare, leggere e catalogare ogni mail in entrata e in uscita dal paese.

Gli strumenti necessari all’istallazione sono di origine americana ed europea ma non sarebbero stati consegnati direttamente alla Siria ma all’Italia che li ha poi esportati.

Non c’è che dire, in mancanza di un valido motivo di controllo del web in Italia, – al di la delle affermazioni del ministro Sacconi sul presunto terrorismo –, si sta preparando alla guerra informatica sostenendo un regime che, da quando sono iniziate le rivolte, ha già provocato più di tremila morti civili. Inoltre, il governo italiano, al pari di altri governi occidentali, ha condannato la repressione in Siria. Ma, come si sa, di fronte ad un contratto di più di tredici milione di euro, non c’è dittatura che tiene e il governo si guarda bene di mettere paletti all’esportazione di materiale utile alla repressione; come s’è visto con Gheddafi che ha potuto resistere proprio grazie alle armi fornite dall’occidente.

Lo strano è che la suddetta società lavora anche per la sicurezza in Italia collaborando anche con le procure italiane nelle intercettazioni ambientali.

Laicismo e democrazia.
post pubblicato in Pensieri, il 3 novembre 2011

Prima e seconda parte

terza parte

 

Esiste già oggi un sistema sociale in grado di evitare l’affermarsi di un’idea a scapito delle altre?

 

Se le diversità sono il frutto di un costante progresso del pensiero critico, è logico presupporre che tale meccanismo continuerà finché ci sarà la possibilità di pensare e, dato che il pensiero non è controllabile, in teoria, continuerà  finché esisterà l'uomo. Questo, però, rende la società continuamente conflittuale e instabile senza il necessario controllo attraverso leggi che ne regolino il naturale e pacifico dibattito tra le diversità. Questo controllo, nelle società moderne e democratiche, avviene, o dovrebbe avvenire, attraverso lo stato laico, ovvero, quella particolare struttura statale che permette a tutte le correnti di idee di esprimersi e manifestarsi in concreto eliminando la possibilità di prevaricare sulle altre.

 

Lo stato laico, però, deve combattere costantemente contro i tentativi di egemonia che si ripresentano costantemente. Tentativi che, con la moderna tecnologia, diventano sempre più insidiosi e subdoli. Tali tentativi, nelle società democratiche, dimostrano ulteriormente che le libertà individuali e collettive devono essere sottoposte a costante verifica da parte dello stato affinché non si verifichi la prevaricazione di un’idea sulle altre. Il controllo dello stato sulle libertà, però, rappresenta un ulteriore problema perché è proprio attraverso di esso che le idee assolutiste cercano di prevalere per conformare tutta la società ad esse.

Lo stato, pertanto, deve a sua volta essere controllato da istituzioni che, pur essendo al vertice della società, non rappresentano ne  i cittadini ne lo stato ma hanno funzione di controllo sia sullo stato che sui cittadini.

Qualcuno potrà dire, anzi dirà, che queste istituzioni dovranno essere, a loro volta, controllate per evitare che anche loro non diventino fautrici di idee assolutiste. E ciò è vero se si dessero compiti legislativi a dette istituzioni ma, dato che il compito legislativo, in democrazia, spetta al parlamento eletto dal popolo, queste istituzioni non avranno altro potere che quello di controllare che non vengano fatte leggi a favore di interessi particolari. È per questo che le democrazie si sono provviste di una costituzione fondativa della società. La costituzione, pur non avendo potere legislativo vero e proprio, detta, però, le linee guida su cui si devono basare le leggi ed è al loro interno che si svolge la vita sociale degli individui e dei gruppi.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 3/11/2011 alle 16:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La politica delle pensioni e la volontà di mascherare la realtà.
post pubblicato in lavoro e pensione, il 3 novembre 2011

L’attuale politica del governo in merito alle pensioni non è altro che un modo subdolo di mascherare la disoccupazione giovanile e la sua inadempienza (voluta!) nel trovare soluzioni valide che indirizzino realmente la società verso un nuovo sistema socio/politico/economico in grado di sostenere la sfida delle nuove tecnologie.

La crisi attuale, come già detto negli articoli precedenti, riguarda essenzialmente il rapporto deficit/Pil ovvero il rapporto tra le entrate fiscali - derivanti dalla produzione di beni e la vendita degli stessi - e le spese dello stato - di cui anche le pensioni ne fanno parte. Pertanto, il problema è duplice: come aumentare le entrate e come/dove indirizzarle.

Innanzi tutto, però, va definito il ruolo del prelievo fiscale (tasse), cioè, perché si pagano le tasse? Per mantenere gli apparati dello stato come esercito, polizia, magistratura, parlamento ecc. o per dare servizi ai cittadini e sostenerli in tempo di crisi?

Le domande potranno sembrare retoriche, ma solo in apparenza. Partendo dal presupposto che uno stato democratico è formato da istituzioni che hanno il compito sia legislativo e di controllo, sia di sostegno alle popolazioni e considerando anche che tutte, almeno teoricamente, sono utili, definirne il ruolo è determinante. Solo in questo modo si può definire come e dove devono essere indirizzate e a quale istituzione spetta la priorità.

Dunque, se la società democratica è il frutto della cooperazione tra individui che si danno delle regole per evitare soprusi, ne deriva che, ogni istituzione è importante. Ma l’importanza deriva, comunque, dall’utilità che i cittadini ne ricavano e, dato che, la prima “utilità di ogni cittadino, è vivere una vita dignitosa - ancor prima del benessere inteso come ricchezza individuale -, bisogna dedurre che la ricchezza collettiva debba essere distribuita, innanzi tutto, per salvaguardare tale esigenza. In pratica, il cittadino paga le tasse per assicurarsi quel benessere necessario a vivere dignitosamente. E la pensione fa parte di questo modo d’intendere il pagamento delle tasse. Ogni lavoratore, versando una quota specifica all’Inps, dovrebbe assicurarsi, nella vecchiaia, un reddito che gli permetta di vivere dignitosamente. Inoltre, dato che la società si basa sulla famiglia, ogni padre lascia volentieri il posto al figlio (in termini generali) affinché anch’esso possa assicurarsi lo stesso benessere.

Cosa significa tutto ciò? Che la ricchezza creata dal lavoro dovrebbe essere usata, in primo luogo, per dare sicurezza alla popolazione attraverso i servizi ma, innanzi tutto, attraverso il turnover, il ricambio, generazionale del lavoro; ad una certa età – che non possono essere i 67 anni -, il lavoratore deve lasciare il posto al giovane percependo, però, uno stipendio (pensione) dignitoso che gli consenta di permettersi i servizi necessari e i beni materiali disponibili.

Dunque, pagare le tasse significa avere servizi. Ma, affinché ciò avvenga, bisogna che i servizi siano al vertice delle priorità e non viceversa; significa che la ricchezza deve essere distribuita in termini di servizi e non in termini di moneta; che la moneta deve ritornare ad essere una semplice merce di scambio per il commercio; che la società liberista attuale è giunta al termine del suo percorso dato che non è riuscita a sostenere le esigenze dei cittadini.

L’attuale bisogno del sistema di intaccare le pensioni ne è una dimostrazione evidente che, però, serve allo stesso a mascherare il suo fallimento. Fallimento che si manifesta nel richiedere sacrifici alla popolazione proprio per la mancanza di una politica fiscale che reperisca soldi la dove si è accumulata la ricchezza, ovvero, nelle banche e le finanziarie. Fallimento che si manifesta nella costante diminuzione del welfare, ovvero, dei servizi essenziali come sanità, scuola, trasporti ecc. sempre più ridotti e costosi. Fallimento che si manifesta nell’incapacità volontaria di dare lavoro alle nuove generazioni sempre più esposte al lavoro precario che toglie loro, oltre alla possibilità della pensione, anche quella di organizzarsi un futuro.

Ma anche il fallimento che si manifesta nella sempre maggior richiesta di autonomia delle regioni più ricche, da parte di rappresentanti politici legati al capitale, che, spinte da esigenze sempre più egoistiche, si rifiutano di condividere la ricchezza accumulata con quelle più povere creando cosi i presupposti per una divisione nazionale.

Tutte queste mancanze determinate dalla politica liberista, si traducono, nella realtà con una minore capacità di acquisto dei cittadini; capacità che va ad incidere sulla produzione e, pertanto, sulla creazione di ricchezza.

È a questo che serve l’attuale politica; a mascherare il fallimento del liberismo, e la volontà di non ammetterlo, al fine di preservare gli interessi privati accumulati.

Alla prossima


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 3/11/2011 alle 11:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ancora Sacconi e il terrorismo.
post pubblicato in Maggioranza e terrorismo, il 1 novembre 2011

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Bossi di nuovo all’attacco del sud che si prende molto e da poco e propone le “gabbie previdenziali” ovvero, più welfare al nord. È questa la nuova proposta del leader leghista esposta alla sagra della zucca” a Pecorara, provincia di Piacenza.

 Dice Bossi: “Milioni di persone vivono alle spalle del Nord -. Ditemi se questo è un Paese che può durare. Nessuno è mai riuscito a mandare a picco il Nord. Siamo abituati a lottare. Il Nord è la prima forza industriale d'Europa”.

E ancora: “Padania libera è il grido che fa tremare quei coglionazzi del centralismo romano. Certo, loro sono forti. Hanno i giornali e i giornalisti. Ma nessuno può fermare i popoli”

E nei confronti dei giornalisti si lascia andare a esternazioni tipo: “vi spacco la faccia” “verrà un giorno in cui la gente vi piglia per il collo” “attenti, c’è un limite alla critica, fino adesso l’abbiamo accettato, ma prima o poi viene il momento della rabbia”

Non c’è che dire, proprio il tipico linguaggio arrogante e pretestuoso di chi vuole spingere alla reazione violenta il popolo.

Il signor Sacconi dovrebbe riflettere bene prima di addossare la colpa alla società civile. Affermare che i terroristi e i violenti organizzati in Italia, come dimostrano i decenni tristi vissuti, non sono venuti da Marte: li abbiamo allevati nelle nostre scuole, università, nelle nostre case. E con molta tolleranza politica, culturale, istituzionale”  significa tralasciare la parte più importante del problema, ovvero, il disagio sociale. Disagio che, da una quindicina d’anni, si sta sempre più radicalizzando a causa della politica dei governi e non dall’istruzione ricevuta. Significa anche non considerare il linguaggio usato dal centro destra – linguaggio aggressivo nei confronti di quanti non condividono la loro ideologia.

Le frasi di Bossi riportate sopra ne sono un chiaro esempio. Frasi che vengono usate costantemente nei comizi, in televisione, in parlamento e nelle interviste.

Il sig. Sacconi dovrebbe riflettere anche sullo spirito anticomunista che da sempre caratterizza l’ideologia del premier del Pdl. spirito che esclude a priori qualsiasi rapporto civile con l’avversario e che sottintende in modo chiaro che il liberismo, attuale ideologia dominante in Italia, sia migliore del comunismo (inteso come teoria sociale e non in senso marxista/leninista); questo, al di la dei grossi problemi che sta creando in tutto il mondo occidentale.

Dire che il terrorismo è stato “allevato” nelle famiglie e nelle scuole, è a dir poco, offensivo per quanti, in passato, hanno operato affinché tutti avessero un’istruzione.

Dire che è stato “allevato” con molta tolleranza è falso; la lotta al terrorismo è stata condotta in modo efficace e senza sconti dall’Italia che il ministro definisce “tollerante”.

Il ministro si dimentica che negli anni settanta e ottanta, per sconfiggere i movimenti politici di estrema sinistra o extraparlamentari, non ci fu bisogno di nessuna legge speciale. Movimenti come lotta continua ebbero vita breve a causa della loro intolleranza; intolleranza che gli italiani capirono bene e non li seguirono. Di quei movimenti non rimane niente.

Se questi movimenti stanno rinascendo, la causa non può essere della società civile, casomai, della politica che si sta attuando da una quindicina d’anni a questa parte, politica che sta creando un sempre maggior disagio nella popolazione giovane e no.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 1/11/2011 alle 16:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il rischio terrorismo del ministro Sacconi ovvero, come creare paura
post pubblicato in Maggioranza e terrorismo, il 31 ottobre 2011
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Secondo il ministro Sacconi, a causa della tensione creata attorno al nodo dei licenziamenti inserito nella lettera all’UE, sta aumentando il rischio terrorismo. Il ministro si riferisce alle critiche dell’opposizione, che attualmente rappresentano la maggioranza,.  e dei sindacati

Dice Sacconi: Oggi vedo una conseguenza, dalla violenza verbale a quella spontanea e organizzata che mi auguro non arrivi ancora anche all'omicidio come è già accaduto, l'ultima volta dieci anni fa con il povero Marco Biagi, nel contesto di una discussione simile a quella di oggi

Di quale violenza verbale si tratti non c’è modo di saperlo con precisione, ma dato che le sue affermazioni riguardano le critiche alla proposta di inserire nella giusta causa per i licenziamenti anche quella economica, si suppone che la violenza l’abbiano usata i critici; praticamente, il ministro ci sta dicendo che, per evitare il terrorismo, niente più critiche perché risulterebbero, agli occhi dei presunti terroristi, un incentivo per entrare in azione.

Il ministro, nelle sue affermazioni, non tiene conto della violenza verbale di molti politici della maggioranza: da Bossi a Berlusconi e altri che, con le loro affermazioni, hanno messo a dura prova la pazienza dei cittadini. Una vale per tutte, quella del primo ministro quando ha affermato che chi vota a sinistra è stupido.

Di solito, si cerca di scaricare la colpa delle inadempienze del proprio operato alle opposizioni, qualsiasi governo lo fa. In questo caso, però, più che scaricare la responsabilità di eventi accaduti, si cerca di provocare un senso di paura nella popolazione dando la colpa all’opposizione. E questo non accade a caso. Se si pensa alle tensioni sociali derivanti dall’aumento della disoccupazione: tensioni che non nascono a tavolino ma sono determinate dalla paura di non avere un futuro e di ritornare ai tempi, che molti si ricordano – agli altri, i giovani, probabilmente gli è stato raccontato dai genitori -, in cui il dipendente, salvo alcune categorie, era ridotto, per trovare lavoro, ad entrare in conflitto con altri nelle loro stesse condizioni, si può comprendere anche la malsana necessità della maggioranza di trovare sin da ora un capro espiatorio in previsione che si verifichino disordini sociali.

 Inoltre, che il terrorismo sia stato sconfitto in un determinato periodo storico è vero, che il terrorismo sia stato sconfitto in generale, cioè, eliminato nel modo di reagire di una parte della popolazione, non lo è. Questo per dire che, e al di la della maggioranza e dei problemi, la tendenza a risolvere i problemi in modo violento è sempre presente nella società. Presenza che non sempre si manifesta in azioni isolate contro il singolo ma anche attraverso azioni di piazza come succede con i Black Blok.

Per concludere, Sacconi non chiede di abbassare i toni della critica – che di per se ha toni propri – ma critica a sua volta chi si oppone alla politica del governo aumentando ancor di più i “toni”.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 31/10/2011 alle 16:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Un giorno con tanta voglia di non fare niente. Quarta parte
post pubblicato in Racconto: Un giorno con tanta voglia di non fare niente, il 30 ottobre 2011

Inizio racconto

Pian piano, senza accorgersene, il nostro amico ha attraversato la città fin quasi alla periferia, praticamente in campagna, ancora un isolato e incominciano i campi coltivati.

Gli vien voglia di evadere definitivamente, di andare in campagna – chissà se riesco a ritrovare i luoghi dell’infanzia.

Sta per essere sopraffatto dai ricordi ma si ferma. Non vuole nostalgie. Niente nostalgie oggi!

Prima di immergersi nella natura, però, si ferma  al primo bar che incontra per un caffè.

Entra e si siede a un tavolino in disparte. Il locale è tipico delle periferie: i clienti sono prevalentemente pensionati e operai. Giocano a carte. In una saletta separata sente, attutito, il tipico tac delle boccette da biliardo che si scontrano. Una nota di colore si muove dietro al banco e tra i tavolini. Prepara le bevande e le serve muovendosi con armonia  come seguisse una musica che solo lei sente.

Si avvicina al tavolino.

Il nostro amico, che sin dal primo momento, nel vederla era  rimasto senza fiato, riesce con fatica a dire:   

-       Buon giorno.

-       Buon giorno a lei, signore. Cosa le posso servire?

Voce flautata, piena di tenerezza.

-       Un caffè ristretto, grazie. Sempre a fatica

-       Un po’ di pazienza e la servo subito.

-       Grazie. Faccia con comodo, non ho fretta. Dice cercando di ostentare indifferenza.

-       Non è che per caso avete il giornale? Chiede sempre a disagio.

-       Si, aspetti che guardo se ce n’è uno libero.

La ragazza, avrà più o meno 20anni, nel tornare al banco per preparare il caffè al nostro amico, si ferma ad ogni tavolino per ritirare i bicchiere e le tazzine vuote e pulendo il piano, rispondendo, sempre con cortesia, alle battute dei clienti.

L’amico la guarda fingendo indifferenza. Guarda i movimenti tranquilli di quel corpo così armonioso e al contempo forte, sicuro, senza incertezze. Ogni suo movimento da l’impressione di un passo di danza nell’etere talmente è leggero – o così sembra all’amico.

Il suo sguardo insistente, anche se mascherato dall’indifferenza, non sfugge però all’anziano seduto al tavolino accanto che, osservando l’amico, pensa a quando lui giovane, si divertiva a fare avance alla ragazze.

-       Bella donna, eh.

La voce, quasi un sussurro, gli arriva di fianco e lo prende alla sprovvista. Si gira e vede un anziano seduto tranquillo al tavolino di fianco; strano che non l’abbia notato prima, pensa.

-       Eh, si, proprio bella

Il nostro amico sorride all’anziano che a sua volta si mostra contento d’aver, forse, trovato un po’ di compagnia.

-       Non ti fare troppe illusioni. Dice.

-       Perché? È già forse impegnata? Chiede l’amico.

-       Oh no, solo che ha un carattere piuttosto difficile.

-       Difficile? Chiede l’amico conscio d’essersi espresso in modo interessato.

Cosa che all’anziano non sfugge,

-       Se ti piace, dice, devi andarci coi piedi di piombo; come si diceva una volta. Poi, sorridendo, sussurra: arriva.

L’amico intuisce la faccenda dei “piedi di piombo” e ne fa tesoro.

Intanto la ragazza, arriva al tavolino e gli pone il caffè e il giornale dicendo: ecco il suo caffè e il giornale. Il volto sorridente.

L’amico ricambia il sorriso. Grazie mille. Risponde sperando in uno di quei gesti che preludono a un principio di interessamento   La ragazza, però s’era già allontanata verso le sue incombenze. Peccato, pensa l’amico. Forse ha ragione il signore; è troppo difficile e, solitamente, le persone difficili sono anche problematiche.

-       Visto?

L’anziano lo stava guardando incuriosito. L’amico era sicuro che gli avesse letto in volto la delusione.

-       Eh, si! sembra proprio difficile. O, magari, è solo timida.

-       Anche. Se proprio sei interessato e, se posso darti un consiglio, ti conviene farti vedere più spesso di modo che si abitui a te. Voglio dire, se fai delle avance adesso che non ti conosce, rischi di comprometterti.

L’amico rifletté un attimo sul perché di tanto interesse del signore nei suoi confronti e realizzò che, forse, lo trattava come un figlio.

Poi disse: grazie per il consiglio. E aggiunse: è la prima volta che vengo da queste parti e non conosco la zona.

Lo disse anche per cambiare discorso riproponendosi di seguire il consiglio del signore. Si! sarebbe ritornato ancora. Sentiva dentro di se una sensazione diversa dal solito. Una sensazione, nuova, che non aveva mai sentito prima. Di avance alle donne ne aveva fatte tante, e alcune erano andate felicemente in “Porto”. Ma una sensazione come quella che sentiva in quel momento non l’aveva mai avvertita; neanche con le donne che più rispettava.

Inizio racconto



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Lavoro e pensione.
post pubblicato in lavoro e pensione, il 30 ottobre 2011

Parte prima La lettera di Berlusconi all’UE

Dunque, se le aziende licenziano in base ai loro bisogni ed essenzialmente per ridurre il personale in eccesso a causa della tecnologia, come si può pensare che assumano altre persone? Inoltre, se i licenziamenti riguardano il personale meno giovane con scarse, o nulle, possibilità di essere riassorbito, come si può pensare che si arrivi a maturare i requisiti per la pensione?

In passato, con la pensione di anzianità acquisita dopo 35 anni di contributi, le aziende ottenevano un risultato importante: il turnover .

 Il turnover permetteva all’azienda di ridurre il personale in base alle esigenze di ristrutturazione e, eventualmente, di assumere personale più qualificato in grado di utilizzare le nuove tecnologie, ovvero i giovani.

Questo, però, non provocava disoccupazione nella popolazione più anziana perché, l’età pensionabile con trentacinque anni di contributi veniva raggiunta facilmente, pertanto, le aziende, prima di licenziare, mettevano in pensione coloro che avevano raggiunto i trentacinque anni di contributi. Il lato negativo di questo è stato il suo uso indiscriminato attraverso quello che veniva chiamato prepensionamento, ovvero, la possibilità di mandare in pensione anche coloro che non avevano ancora raggiunto i requisiti di anzianità caricando lo stato di costi aggiuntivi.

Il sistema del turnover e dei 35 anni era un vantaggio sia delle aziende che dei lavoratori e permetteva l’assunzione dei giovani.

Oggi si vorrebbe spostare la pensione a 67 anni ed eliminare quella di anzianità. Allo stesso tempo si vorrebbe aumentare l’occupazione giovanile. Due azioni contrastanti che andranno a penalizzare i lavoratori più anziani perché, per far posto ai giovani, con la norma che il governo sta approntando, saranno gli unici ad essere licenziati senza, però, aver raggiunto l’età pensionabile.

Ed è qui la contraddizione. Contraddizione che, però, rispecchia l’ideologia del liberismo berlusconiano che vuole mettere al centro della società non più l’uomo ma l’economia.

Licenziare per assumere”. La frase non è altro che la sintesi di questa ideologia; si licenziano i più anziani a favore dei giovani senza dare certezza della pensione agli anziani. Ovvero, l’uso dell’uomo finché crea profitto.

Il problema che ci si pone oggi è falsato dal sistema che vuole basare tutto sull’utile. Questo crea la falsa questione di reperire le risorse necessarie per “mantenere i pensionati”. In una società civile che si rispetti, mettere, nelle spese fisse dello stato, coloro che per decenni hanno contribuito alla creazione della ricchezza, dovrebbe essere la priorità al pari della sanità e della scuola.

Si, è giusto aiutare i giovani ad inserirsi nel lavoro, ma questo non deve avvenire penalizzando i padri che verranno caricati sulle spalle del giovane in mancanza della pensione. E, comunque, il giovane subirà la stessa sorte del padre.

Pensione e lavoro sono due aspetti della stessa medaglia e non si possono trattare in modi diversi.  

Il lavoro serve, oltre a reperire le risorse (soldi) per vivere, anche per crearsi quella dignità che serve maggiormente quando si diventa anziani.

Arrivare alla pensione non è un obiettivo egoistico come vorrebbero farci credere – va considerato che i dipendenti versano una quota mensile all’IMPS per la pensione – ma un’esigenza, di quanti hanno lavorato, che serve loro a sopravvivere in quell’età dove non è più possibile essere attivi anche quando si ha la salute.  

Alla prossima puntata.


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La lettera di Berlusconi all’UE
post pubblicato in lavoro e pensione, il 29 ottobre 2011

Fonte: Intervista a Maurizio Sacconi di la repubblica

Nella lettera di Berlusconi alla Ue si fa riferimento al mercato del lavoro proponendo maggior efficienza:

b) Efficientamento del mercato del lavoro.

E' prevista l'approvazione di misure addizionali concernenti il mercato del lavoro.

1. In particolare, il Governo si impegna ad approvare entro il 2011 interventi rivolti a favorire l'occupazione giovanile e femminile attraverso la promozione: a. di contratti di apprendistato contrastando le forme improprie di lavoro dei giovani; b. di rapporti di lavoro a tempo parziale  e di contratti di inserimento delle donne nel mercato del lavoro; c.
del credito di imposta in favore delle imprese che assumono nelle aree più svantaggiate.
2. Entro maggio 2012 l'esecutivo approverà una riforma della legislazione del lavoro a. funzionale alla maggiore propensione ad assumere e alle esigenze di efficienza dell'impresa anche attraverso una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato; b. più stringenti condizioni nell'uso dei "contratti para-subordinati" dato che tali contratti sono spesso utilizzati per lavoratori formalmente qualificati come indipendenti ma sostanzialmente impiegati in una posizione di lavoro subordinato.

Come si legge al punto 2, Berlusconi si impegna ad agevolare l’assunzione dei giovani e delle donne, solo che per raggiungere l’obiettivo, aggiunge il “motivo economico” che, di fatto, va a modificare ulteriormente l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori già penalizzato dalla manovra aggiuntiva di agosto (l’articolo 8 della manovra che consente alle imprese di derogare alle norme (dell’articolo 18) in caso di accordi aziendali.  

Ma cosa significa “motivo economico”?

L’azienda in crisi può licenziare, senza possibilità di reintegro, sia il singolo sia più persone col solo impegno di dare al lavoratore  una indennità. Questo implica che, di fronte a crisi economiche, sia di singole aziende che generali, l’azienda, per far fronte alle sue necessità, andrà a diminuire il personale senza l’impegno di riassumere a crisi finita gli operai licenziati. Inoltre, nessuno può garantire l’assunzione dei giovani e delle donne visto che il motivo è economico, ovvero, determinato dalla crisi. Inoltre, anche la ristrutturazione dell’azienda o il suo ricollocamento in altro sito può rientrare nel “motivo economico”

Quali sono gli effetti?

Di fatto, si da la possibilità all’azienda di licenziare in tutti quei casi dove, l’azienda, nella necessità di modificare il suo assetto produttivo, si ritrova con personale in eccesso.

Se valutiamo storicamente il provvedimento, troviamo che le aziende hanno sempre agito in questo modo. Il motivo primo è sempre stato il miglioramento della tecnologia applicata alla produzione. La ristrutturazione, come veniva chiamata in passato, ha sempre implicato la diminuzione di personale; in passato, però, gli ammortizzatori sociali, in primo luogo la cassa integrazione guadagni (CIG) che subentrava prima del licenziamento e che non implicava necessariamente il licenziamento, sopperivano ai periodi più o meno lunghi di disoccupazione. Mentre oggi, con la riduzione dello stato sociale e, di conseguenza, anche della CIG, prima si licenzia poi si vedrà … ma cosa? Come sarà reintegrato l’operaio licenziato?

Sempre storicamente, le aziende sono portate, naturalmente, a licenziare gli operai più anziani perché più onerosi dato i diritti acquisiti nel corso degli anni (stipendio più alto, più ferie, più malattia, ma anche meno rendimento). Ma anche meno preparati professionalmente sempre a causa dei continui miglioramenti tecnologici.

Pertanto, un operaio di cinquant’anni sarà impossibilitato a trovare lavoro anche se ha conseguito attraverso i previsti(?) corsi di formazione una qualifica più alta; e questo succede già oggi.

Ma, come dicevo sopra, questo non implica che vengano assunti più giovani e più donne. Il motivo è semplice: la tecnologia.  

Ma, tornando agli anziani, la domanda da porsi è semplice: come faranno ad accumulare i requisiti per la pensione se questa viene spostata a 67 anni e loro vengono estromessi a cinquanta?

Di fatto, questi provvedimenti hanno un effetto, sul lungo termine, devastante per i lavoratori, in modo particolare i dipendenti, perché non arriveranno mai alla pensione. E non servirà, o servirà a poco, la formula della pensione integrativa perché, anche con i vantaggi di versamento dei contributi che presenta (una minima parte al lavoratore il resto all’azienda), rimane legata, comunque, al posto di lavoro e, se questo viene a mancare, il capitale accumulato sarà minimo.

Dunque, il problema lavoro è strettamente legato al problema pensioni. Come ho scritto altre volte, il problema è il lavoro in se; la tecnologia sta sempre più sostituendo l’uomo. Questo comporta una sempre maggior flessione in negativo dell’occupazione. L’unico sistema per affrontare il problema è un maggior welfare.

Ma come aumentare le risorse per sostenerlo?

Alla prossima puntata.

Fine di un sogno; la camera boccia il finanziamento per il ponte di Messina.
post pubblicato in società, il 28 ottobre 2011

Fonti: IDV   Il Mattino il corriere della sera

Con l’approvazione, alla camera, della mozione dell’IDV sul trasporto pubblico locale, i soldi che erano destinati allo stretto saranno impiegati per il trasporto pubblico che, con i tagli alle regioni, rischia di andare in tilt.

L’approvazione è stata possibile grazie all’astensione della maggioranza dal voto sia per il contrasto tra PDL e lega sul ponte sia per il no secco arrivato dalla Ue non includendolo tra le opere pubbliche destinate a ricevere finanziamenti Ue. Fattori che avrebbero mandato sotto il governo

È un bene che si sia cambiato strada in merito perché, anche se si sono già spesi più di duecento milioni, l’opera avrebbe compromesso l’economia dei territori interessati e di cui gli abitanti non ne condividevano la necessità. Inoltre, il ponte avrebbe si portato lavoro nel periodo della sua costruzione, ma dopo? I territori interessati a cui sarebbero stati sottratti i terreni, si sarebbero trovati in crisi. Leggi

C’è da chiedersi quanti soldi stanno ancora spendendo per opere nate solo per interessi particolari; senza contare quelle mai finite o finite e ,mai utilizzate.

Il piano di sviluppo del premier: pensioni e il patrimonio dei beni pubblici.
post pubblicato in lavoro e pensione, il 24 ottobre 2011

Fonte

Dopo l’irrisione di Sarkozy ed essere stato ripreso dalla Merkel ed aver ricevuto l’ultimatum da Van Rompuy, decide di intervenire sullo sviluppo economico. Come? Intervenendo sulle pensioni e il patrimonio pubblico “che si può immettere sul mercato”.

Insomma la solita menata di un governo che, per mantenere i privilegi dei ricchi, inclusi i politici, si rifà sempre sui meno abbienti.

Come possano essere un intervento valido ai fini della ripresa economica lo sa solo lui!  Dice riguardo alle pensioni: “avere a cuore i pensionati non collide con la difesa dei pensionati, perché non andiamo a toccare, a diminuire, le pensioni di nessuno. Ormai con lo sviluppo della vita media, che è intorno agli 80 anni, per i giovani mantenere delle persone che vanno in pensione a 58 anni e poi vanno avanti fino agli 80 e oltre è un carico francamente ingiusto; non tiene conto che con lo spostamento dell’età pensionabile, i giovani entreranno al lavoro sempre più tardi.

Questo significa che non si avrà nessun beneficio sull’occupazione giovanile. Inoltre, non è vero che non si diminuiranno le pensioni; con il nuovo sistema contributivo, le pensioni sono già diminuite per coloro che andranno in pensione in futuro. Se consideriamo anche il gettito fiscale derivante dal lavoro, non si capisce cosa cambi facendo lavorare l’anziano o il giovane; il gettito sarà più o meno uguale. L’unico vantaggio consiste nell’avere meno pensioni per qualche anno, ma poi ritornerà tutto come prima con lo svantaggio   di avere sempre meno lavoro giovanile. Lavoro che sarà, in prevalenza, precario e che comprometterà seriamente la possibilità di avere una pensione a 67 anni.

Ma forse è proprio questo che si vuole raggiungere; limitare le pensioni limitando il lavoro. Inoltre, già oggi, a causa delle continue riduzioni di personale nelle aziende – riduzione causata sia dalla tecnologia sia dalla continua migrazione delle aziende italiane verso l’estero – viene sempre meno la possibilità di raggiungere l’età pensionabile anche alle persone non più giovani. Essere licenziati a 50anni è come essere esclusi. Ma le aziende, trovandosi nella necessità di scegliere tra lavoro umano e tecnologico, ovviamente, scelgono quello tecnologico, e l’effetto diretto è la diminuzione di personale che, ovviamente, riguarda le persone anziane per due motivi: lo stipendio più alto dei giovani e il lavoro fisso. In questo modo risolvono il problema dei costi.

Per fare ciò, guarda caso, utilizzano gli armonizzatori sociale quale la mobilità e la CIG, praticamente a spese dello stato.

Insomma, ci troviamo di fronte a due attacchi: da una parte lo stato che, per racimolare soldi, prolunga l’età pensionabile, dall’altra le aziende che licenziano senza riassumere.

Non si può certo dire che in questo contesto si possa parlare di ripresa economica, anzi, in questo modo si andrà sempre più verso una disoccupazione sia giovanile che anziana.

E tutto perché lo stato e le aziende non vogliono ammettere due cose semplici: 1) che il vero problema è la mancanza di lavoro umano – sostituito dalla tecnologia – e, di conseguenza, la diminuzione delle entrate fiscali. 2) la necessità di modificare il sistema fiscale che, mancando il lavoro umano, non può più essere prevalentemente basato sulla persona fisica ma sul capitale.

Se il problema è il rapporto debito Pil, a nulla servirà il risparmio se non c’è un aumento del Pil che è la base per far fronte al debito. Ma anche l’aumento del Pil non servirà a nulla se diminuiranno le persone occupate (dipendenti e non) che pagano le tasse perché, l’aumento del Pil servirà solo alle aziende (produttive e non) per aumentare i loro profitti.

Concludendo, il premier, anche in questa occasione dimostra di non poter governare una situazione che riguarda la ristrutturazione dell’intera struttura sociale; dal lavoro alle aziende al terziario ai politici ma partendo dalla ristrutturazione del sistema fiscale inteso come recupero dei capitali per i servizi sociali e produttivi..


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 24/10/2011 alle 16:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Manifestazione in Val Susa senza incidenti. Vince la linea pacifica!
post pubblicato in società, il 23 ottobre 2011

Fonte

Alla fine, ad avere la meglio in Val di Susa è stato il comitato No Tav; in tutti i sensi. L’hanno avuta vinta su quanti avrebbero voluto sfruttare la manifestazione per creare casino, sulle autorità che pensavano di bloccarli per evitare casini, sui politici che delle loro ragioni se ne infischiano.

Ci sono riusciti ad arrivare al cantiere e, come promesso, pacificamente limitandosi a tagliare la rete di protezione.  

Quella di oggi in Val di Susa è stata una grande vittoria sia della popolazione locale sia della democrazia. È stata una valida dimostrazione che, se si tengono lontani i violenti, si possono raggiungere gli obiettivi prefissi con il solo compromesso. Questo, in Val di Susa, l’hanno capito anche le forze dell’ordine che, durante il flusso dei manifestanti (circa 20000 secondo il comitato), hanno fatto controlli per evitare l’infiltrazione nella manifestazione dei gruppi violenti che dopo Roma avevano detto di esserci.

Tutto ciò significa che non servono leggi speciali, proposta fatta anche da Di Pietro, ma che basta applicare quelle esistenti e allargare quelle che, attualmente, vengono applicate solo a determinate situazioni – vedi quelle sullo stadio.

Ovvio che la parte principale la devono fare gli organizzatori; e il comitato No Tav l’ha fatto con un manifesto chiaramente contrario ad ogni violenza strumentalizzata. Manifesto che, oltre ad esprimere le ragioni della protesta, detta anche la linea di condotta dei manifestanti: “Il 23 ottobre La Val di Susa dimostrerà loro che aprire i cantieri è una speranza vana: migliaia di cittadini marceranno per tagliare le reti, per aprire varchi nel recinto, per riaprire spiragli di democrazia.
In migliaia dimostreremo a testa alta che con la forza ed il sopruso non è possibile aprire alcun cantiere, né oggi né mai.
Lo faremo a mani nude, portando solo gli strumenti per abbattere le reti; lo faremo a volto scoperto perché non abbiamo nulla da nascondere, ognuno mostrerà la sua faccia pulita che chiede soltanto rispetto. Daremo un taglio alle reti e non porteremo alcuna offesa a chi dovrebbe difendere la legalità ed è mandato invece a coprire l’illegalità di recinti abusivi che offendono la nostra dignità”.

Vandalismo criminale. A Latina, devastato il “Campo della Legalità” di Libera.
post pubblicato in Giustizia, il 23 ottobre 2011

Fonte

"Oggi l'associazione aveva organizzato una giornata "speciale", divisa in tre momenti: prima la visita al vicino Borgo Mondello dove fu massacrato ed incaprettato nel 1995 don Cesare Boschin e dove le ecomafie hanno fatto per anni affari con il ciclo dei rifiuti tossici: poi un sopralluogo al campo rom Al Karama e, infine, il pranzo al villaggio con i ragazzi di Libera Roma e la proiezione del documentario "La quinta mafia", realizzato con i soldi dell'associazione, che affronta i temi dell'infiltrazioni mafiose nel territorio alle porte di Roma, spiega i motivi per cui la Banda della Magliana non è morta e parla delle attività di camorra e 'ndrangheta nella zona. "Un evento che avevamo pubblicizzato per sensibilizzare i cittadini di Borgo e che è diventato il bersaglio della violenza - dice Turri lasciando sfogare tutto il suo dolore - E' stata un'azione pianificata con una forza militare. Troppa violenza che mi lascia perplesso e amareggiato".

Turri parla del Campo della Legalità devastato nella notte tra il 21 e il 22 da un gruppo di persone per dare un segnale a quanti si impegnano con iniziative atte a mettere in guardia la popolazione.

Un’iniziativa criminale che lo stato, ma anche i media, non tengono in particolare attenzione.

Il Campo è il risultato di confisca per abusivismo edilizio e della società civile. Dopo essere stato confiscato perché risultato da attività mafiosa, è stato dato in gestione a Libera, l’associazione di Don Luigi Ciotti.

Lo stato, giustamente presente quando si tratta di contrastare le violenze di piazza dei gruppi black blok, sembra assente in merito agli attacchi della criminalità organizzata contro coloro che propongono, sul territorio, un modello di sviluppo civile e legale.

Sembra che far fronte alle esigenze della popolazione in materia di sicurezza non sia più competenza dello stato; questo a fronte di tutte le parole spese dal ministro Maroni, e della lega, sulla sicurezza del territorio.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 23/10/2011 alle 14:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Non c’è rivoluzione o insurrezione senza un obiettivo finale.
post pubblicato in società, il 22 ottobre 2011

I black blok e l’insurrezione armata.

Fonte

Teorizzare l’insurrezione senza una visione di quello che sarà dopo, cioè, di come sarà costruita, nelle sue strutture di base, la nuova società, è un esercizio teorico/pratico che, oltre a non portare nulla di nuovo e positivo, prelude alla dittatura.

Ascoltando l’intervista, fatta da Il Fatto Quotidiano, a esponenti del black blok, risulta chiara la mancanza di un fine alla loro protesta; un fine che dovrebbe giustificare – anche se la violenza non è mai giustificabile – le loro azioni perché non basta avere un obiettivo da combattere – quello è l’obiettivo individuato dagli indignati. Avere un obiettivo senza avere anche il fine con cui sostituirlo significa agire per il gusto dell’azione.

Se l’obiettivo è l’attuale società capitalista/liberista, distruggerla non serve a nulla se non la si sostituisce con altro tipo di società che, però, non può nascere dal caso. In ogni rivoluzione che si è affermata, il fine da raggiungere era già presente nella vecchia società: la rivoluzione borghese è servita a dare più potere alle idee della borghesia già operante, la rivoluzione proletaria doveva servire a dare più potere ai lavoratori. Tutte due presupponevano la creazione di una nuova società teorizzata in anticipo. Pertanto, affinché la rivoluzione o insurrezione abbia successo, oltre all’apporto della maggioranza della popolazione – altrimenti si verificherebbe la dittatura dei rivoluzionari come successo in Russia – serve un fine, cioè, un insieme di regole sociali che determineranno la società futura.

Nell’intervista ai black blok, però, tutto ciò manca. Non c’è niente che indichi l’obiettivo finale, il fine della loro rivoluzione. L’unico dato certo è l’emotività, nata dalla rabbia, su cui si basa il loro programma politico/rivoluzionario. Emotività che, pur essendo comune a quanti si trovano a pagare i conti della crisi, si discosta proprio nel programma politico/rivoluzionario: gli uni vorrebbero “distruggere” gli altri vogliono mantenere ciò che hanno avuto finora. Distruggendo non si porrà fine solo al capitalismo ma anche ai diritti acquisiti; ed è qui che i black blok si scontrano con la maggioranza del movimento. Maggioranza che chiede una politica diversa, una politica che non li escluda facendo pagare loro il prezzo della crisi. Maggioranza che, pur criticando il sistema attuale e volendolo cambiare, non vuole rinunciare alla democrazia perché consapevoli che non è da essa che derivano le crisi del sistema.

Sono ben coscienti che è proprio per mezzo della democrazia che si sono ottenuti, in passato, i diritti e il benessere che hanno caratterizzato gli ultimi decenni; incluso l’welfare. Questo indica che la teoria che addebita il costo sociale all’welfare, propagandata dal governo, non è accettata, anzi, il movimento addebita la crescita del debito proprio al sistema economico/finanziario e alle tante incongruenze nel sistema di gestione politica dei prestiti e nella gestione della cosa pubblica.

Inoltre, è recente la decisione del comitato dei No Tav di sganciarsi dai black blok in occasione della manifestazione di domenica 23-10 mentre i black aveva affermato nell’intervista di essere in sintonia con la popolazione.

Alla luce di quanto esposto nell’intervista, risulta chiaro l’intento di agire anche contro chi vuole manifestare pacificamente definiti “cittadini belanti illusi di poter avere un buon governo” - ma se non si può avere un buon governo, come potranno costruire una società equa?

Concludendo, sembra che gli illusi siano proprio i black perché, comunque, dopo ogni “distruzione” segue necessariamente la ricostruzione di un nuovo sistema. La buona riuscita della rivoluzione dipenderà da quale tipo di società si costruirà da cui dipende il tipo di governo. Lasciando le cose al caso come vorrebbero i black, il rischio che la società e i governi siano delle dittature è molto alto.

Inoltre, la violenza di Roma sta spingendo il governo su posizioni illiberali in merito al diritto di manifestare e a proteggere con leggi apposite le forze dell’ordine impegnate nelle manifestazioni; questo implicherebbe dare mano libera alle stesse.

Perciò, la violenza, oltre ad assomigliare al terrorismo, potrebbe portare a una svolta in senso autoritario della società.

MA FORSE È QUELLO CHE VOGLIONO!

SEMPRE CHE NON CI SIA UNA REGIA SUPERIORE CON L’INTENTO, APPUNTO, DI CREARE DISORDINI PER CREARE UNA REAZIONE CONTRARIA DA PARTE DEI GOVERNI.

Muoiono i bambini; nell’indifferenza del mondo …
post pubblicato in poesia, il 20 ottobre 2011

Non hanno più lacrime i bambini.

Gli occhi aridi come la terra,

 che muta li circonda;

     lasciano il mondo inermi;

la vita non hanno conosciuto!

 

 Il ventre gonfio dalla fame.

Attaccati al seno rinsecchito

dell’amorevole madre;

forse sanno il destino che li attende.

 

Lo sguardo perso nel vuoto,

    senza un grido di dolore,

      cerca invano, la madre,

          un segno che possa

                   dare speranza.

 

Altrove - chiusi in paradisi rigogliosi,

        scoppiano di salute i nuovi dei;

  padroni del mondo, e dell’altrui vita -

    giocano bonari a tessere la trama

 

di soccorsi interessati per coprire i misfatti

               dei loro delitti, incuranti della vita

che, tra l’indifferenza, lentamente si spegne.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 20/10/2011 alle 17:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Domenica, manifestazione No Tav in Val di Susa. Secondo Maroni, la Val di Susa è a rischio.
post pubblicato in società, il 20 ottobre 2011

Fonte

Una frase del portavoce dei No Tav, Alberto Perino, detta in un’intervista viene travisata dal giornalista ed ecco che il ministro Maroni, senza un minimo controllo sulla sua vericidità, la riprende per poter attaccare il movimento.

La frase in questione “noi siamo convinti che domenica succede qualcosa di brutto, i poliziotti faranno delle azioni incredibili per non lasciarci neanche avvicinare alle reti". In seguito a queste parole, il giornalista chiedeva: "e quindi?" Perino rispondeva: "e quindi le prenderemo come al solito esprimeva la preoccupazione, dopo i fatti di Roma, che i poliziotti sarebbero intervenuti anche senza la presenza di forze esterne e violente per impedire ai manifestanti di avvicinarsi alla rete che delimita il cantiere.

Il giornalista, nel trascrivere l’articolo, però cambia, di proposito?, l’ultima frase con “e quindi prenderemo il cantiere”; ed è qui che il ministro prende al balzo l’opportunità, offertagli dalla stampa, per spargere nell’etere veleno sulla manifestazione stessa creando ulteriore tensione affermando “Sono indignato del fatto che per qualcuno domenica prossima (in Val di Susa)  succederà 'qualcosa di brutto”.

Nell’intervista a Peace Reporter, il portavoce dei No Tav afferma che “l’intento della manifestazione è di arrivare alla recensione e tagliarla senza entrare nel fortino. Tagliarle perché sono illegali”. E ancora, “la manifestazione sarà pacifica, a volto scoperto e senza niente in mano che non siano le tronchesine per tagliare la recinzione”. E ancora “se dovessimo trovarci di fronte a una barriera di poliziotti è ovvio che non taglieremo la recinzione”.

Come si vede, l’intento degli organizzatori non è quello di creare casini ma di manifestare contro quello che ritengono un disastro sul loro territorio.

A quanto sembra, però, il ministro non la pensa allo stesso modo convinto com’è, anche a causa della mala informazione, che i No Tav siano tutti violenti, inclusa la popolazione che, in Val di Susa, sembra unita contro la Tav.

Leggi (ultimo paragrafo)

Maroni e l’autunno caldo della contestazione giovanile
post pubblicato in società, il 19 ottobre 2011

Vecchio testo della legge 152/1975 c.d. "Legge Reale"    Nuovo testo della legge 152/1975 c.d. "Legge Reale"

Di fronte ai gravi fatti di sabato a Roma, chiunque abbia a cuore lo stato di diritto e la democrazia si troverà sicuramente d’accordo con una più incisiva azione delle forze dell’ordine in materia di ordine pubblico durante le manifestazioni di piazza.

Come ho già scritto, i fautori dei disordini non sono da ricondursi a nessuna ideologia, bensì a formazioni estranee al mondo civile e che devono essere isolate e combattute. Su questo non ho dubbi. I dubbi sorgono quando vengono proposti provvedimenti che richiamano alla mente la legge Reale per far fronte ai disordini provocati dai teppisti. Legge che era stata introdotta per fronteggiare il terrorismo ma che, in quindici anni provocò la morte di 254 persone e il ferimento di altre 371. (vedi tabella uno)

La legge Reale prevedeva:

Articolo 14 la possibilità per le forze dell’ordine di usare le armi qualora si rendesse necessario.

Articolo 3 il fermo preventivo di 96 ore anche in assenza di flagranza di reato.

Articolo 5 il divieto dell’uso del casco o qualsiasi cosa che impediva il riconoscimento della persona.

La legge venne modificata a più riprese per essere, alla fine, superata dalla legge Pisanu del 2005.

Per Maroni ,però, non è necessario fare leggi speciali, ma norme specifiche (quali?) atte a permettere alle forze dell’ordine di individuare e fermare prima della manifestazione i possibili sospetti. Il che  lascia presagire interventi atti a colpire non solo i criminali ma quanti, nell’esercizio del loro pensiero, risulteranno sospetti al potere costituito e non alla società civile. Se la lotta a quelle forze che operano al di fuori del mondo civile e nella clandestinità è lecita, non lo è nella misura in cui andrà a prendere di mira anche coloro che operano nella legalità ma critiche al potere costituito.

Inoltre, il potere costituito, di fronte a eventi negativi, usa il vecchio sistema della repressione, e non solo dei violenti ma anche di coloro che vorrebbero esprimersi in piazza pacificamente. Al riguardo, è significativa la decisione del sindaco di Roma che proibisce i cortei, limitando le manifestazioni alle sole piazze, per un mese – come a dire che in un mese si sconfiggeranno le forze eversive.

Una novità dei provvedimenti sembra essere quella di far pagare una quota anticipata che copra in anticipo eventuali danni. Questo, più che un provvedimento per evitare disordini, servirebbe a evitare la manifestazione stessa; è molto improbabile che un movimento come quello degli indignati, nato e promosso su internet e senza un’organizzazione adeguata, possa riuscire a raccogliere soldi.

Un’altra novità(?) è quella di poter fermare e arrestare quanti vengono trovati in possesso di un kit da guerriglia, ovvero, strumenti che possono mascherare l’identità e di offesa cioè armi improprie. Ma questa legge esiste già; chiunque venga fermato con strumenti di offesa come mazze, chiavi inglesi ecc. in prossimità di eventi di massa può essere arrestato.

Il problema riguarderà anche l’applicazione di queste nuove (?) regole. Chi ci garantirà che verranno applicate solo ai facinorosi e non anche ai manifestanti pacifici?  

L’uso di strumenti simili   sono alquanto pericolosi perché porteranno facilmente ad abusi illiberali senza che nessuno possa intervenire perché, le forze dell’ordine, rispondono solo al ministero. E, comunque, anche qualora si arrivasse a denuncie contro arresti preventivi o uso improprio di armi, avranno sempre la legge dalla loro parte.

Tutto questo per non affrontare responsabilmente la questione; è più facile e meno impegnativo tagliare la testa al toro piuttosto che affrontare il problema cercando di sfruttare le leggi esistenti o modificarle la dove è possibile.

Che non si possa andare in luoghi pubblici col volto coperto è già oggi proibito; basterebbe estenderlo a ogni evento.

Se il criminale può essere arrestato anche dopo 48 ore dal fatto; basta estenderlo anche a coloro che agiscono dietro la copertura di eventi sociali; distruggere auto o incendiare o aggredire è, in ogni caso, un atto criminale.

Prevenire si può anche durante la formazione dei cortei senza fermare giorni prima coloro che si ritengono sospetti; basta controllare chi entra nei cortei e lungo il percorso; è meglio blindare un corteo che rischiare il caos che, comunque, va sempre a discredito degli organizzatori.

Certo, per fare ciò, le forze dell’ordine hanno bisogno di mezzi; basterebbe non tagliare i finanziamenti.

Si parla di pene più severe, giusto! A patto che vengano condannati i colpevoli di reati e non di opinione.

Per fare questo non c’è bisogno di nuove leggi, anzi … quelle esistenti bastano e avanzano.

Dato quello che pensano di fare dopo Roma, viene ovvia una domanda: a Roma si era previsto l’arrivo dei gruppi violenti. Perché non si è intervenuti subito a isolarli?

Si da la colpa alle leggi ma le leggi esistono già, basta applicarle o, eventualmente, migliorarle. No! non c’è proprio bisogno di nuove leggi. A meno che non si voglia sfruttare la situazione per fermare un movimento che, vista la situazione economica e il disagio sempre più frequente dei giovani, dei lavoratori, dei pensionati e delle famiglie, rischia di innescare un processo generale di contestazione alla politica attuale.

Sulla libertà (terza parte)
post pubblicato in Pensieri, il 17 ottobre 2011
prima e seconda parte

Paradossalmente, è dittatore chi rivendica la massima liberta per sé.

Assolutismo, naturale evoluzione dell'individualismo.


Ogni individuo ha la tendenza a pensare che la propria idea sia la più adatta a realizzare una società "perfetta" e ne ritenga necessaria la sua attuazione attraverso la libertà individuale. Attuazione che, inizialmente, si manifesta con la creazione di strutture atte a soddisfare la necessità di quanti vi aderiscono ma che, col passare del tempo e con il naturale attrito che si manifesta con le altre idee presenti, tenderà sempre più a porsi come idea dominante. Pertanto, l'individuo chiede sempre maggior libertà per se e la propria idea e al contempo, cerca di coinvolgere un maggior numero di sostenitori per poter giustificare la sua presenza nella società e nelle istituzioni. Da qui nasce l'esigenza di un sempre maggior consenso intorno alle proprie idee e una maggior pressione sui cittadini che dovrebbero accettare l'idea da lui proposta come unica soluzione ai problemi. Più il consenso aumenta, più l'individuo si sente in dovere di chiedere maggior libertà alle proprie azioni. 

 

La massima espressione culturale di questo modo di vedere e il suo naturale sviluppo è l'assolutismo, naturale evoluzione del diritto alla totale libertà individuale basato sul presupposto che solo una delle culture è quella che porterà l'umanità all'affrancamento dalle necessità primarie.

Questa visione della società mette, per potersi giustificare, al di sopra dell'essere umano, un qualche concetto astratto - come dio o la legge - per far si che la società da loro proposta venga interpretata come un qualcosa di ineluttabile e legittimo. Ma per raggiungere lo scopo devono eliminare le differenze culturali interne, far accettare a tutto il popolo la loro idea o teoria sociale; ciò comporta la totale ristrutturazione, non solo delle strutture ma anche dei principi su cui si basava la società precedente. Ed è qui che coloro che rivendicano la massima libertà, in realtà rendono la società schiava di un'idea non condivisa.

L'idea di uniformare l'essere umano ad un'unica visione sociale, anche attraverso i moderni mezzi di comunicazione di massa e anche con un'adeguata critica, comporta, necessariamente, la restrizione delle libertà nel processo di unificazione per poter meglio esporre le proprie ragioni senza contraddittorio. Restrizioni che si manifestano attraverso l'impedimento della critica alle idee deputate a divenire dominanti. Ciò non avviene necessariamente, o comunque non solo, attraverso leggi restrittive ma anche attraverso meccanismi propri delle democrazie, cioè utilizzando le risorse disponibili - che possono essere economiche e sociali. Si pensi ai mezzi di comunicazione che, utilizzando le libertà della democrazia, si prefiggono lo scopo di neutralizzare, attraverso le libertà economiche creando monopoli nell'editoria, la divulgazione delle idee altrui ma anche di manipolarle, attraverso programmi (tv e radio) "leggeri" di svago e programmi di approfondimento dove le notizie vengono date senza contraddittorio e pertanto interpretate a loro piacimento.

In tal modo si crea uno spazio culturale dove immettere idee immuni dalla critica storica e meglio recepibili poiché, chi le riceve, non avendo, nell'immediato, modo di verificare (ovvio che la verifica la si può fare dopo, ma questo comporta un lavoro sia mentale che pratico, di reperibilità del materiale necessario, che la maggioranza dei cittadini non ha a disposizione sia culturalmente sia per il tempo necessario) la vericidità delle idee e analisi proposte nei vari programmi finisce con il dare credito sulla fiducia.

Chiaro che nessuno può manipolare le idee e, in particolare, la storia raccontando fatti mai esistiti; si parte sempre da fatti realmente accaduti. È nel processo di interpretazione che si insinua l’interpretazione che permette a chi da la notizia per reinterpretarla nei termini più adatti allo scopo.





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permalink | inviato da verduccifrancesco il 17/10/2011 alle 10:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sulla manifestazione di Roma
post pubblicato in società, il 16 ottobre 2011

Tutti abbiamo visto e letto la cronache degli scontri a Roma, ma si può dire in tutta onestà che quello che è successo ieri , alla manifestazione del movimento contro la crisi, può essere chiaramente definito un attacco alla democrazia da parte di forze estranee al mondo civile.

Definire fascisti o comunisti quei gruppi è troppo riduttivo. Qui siamo di fronte a provocazioni organizzate con una regia ben definita che hanno un unico scopo: delegittimare la protesta facendola degenerare in violenza atta a creare terrore nella popolazione. I gruppi, definiti neri dalla stampa – ma quel neri va letto non tanto in senso politico quanto in senso metaforico; neri come il buio, come la notte che vorrebbero portare nel mondo. Come quelle forze oscure che, nel nostro passato, non hanno avuto nessuna pietà a colpire nel mucchio – non dimentichiamoci di piazza Fontana, piazza della Loggia, stazione di Bologna e tanti altri obiettivi che hanno creato paure e morti. Forze oscure che esulano dai normali schemi della società.

Molti si chiederanno come sia potuto accadere, perché non sono stati fermati dalle forze dell’ordine alle prime avvisaglie. Domande legittime. Così come è legittimo avere dei seri dubbi sul coinvolgimento delle stesse. Sarebbe più utile capire perché e chi a interesse al caos. Perché nessuno, pur sapendo della speculazione finanziaria in corso, prende provvedimenti contro di essa.

Ad esempio, si dovrebbe capire perché la finanza e chi la controlla non prende misure contro le cosiddette società di rating che con i loro giudizi mettono in seria difficoltà gli stati – perlomeno, un sospetto che siano coinvolte nella speculazione dovrebbero esprimerlo. Giudizi negativi sul debito pubblico che cadono a raffica su alcuni paesi mentre su altri che, pur avendo anche loro un debito consistente, vengono giudicati in modo positivo o poco negativo.  

Lo stesso vale per la crescita. In tutto il mondo occidentale la crescita è ferma o quasi. L’industria stenta ad avere commesse e si da la colpa ai paesi emergenti che riescono a produrre a basso costo. Ma è proprio così?

Se è vero che in occidente il costo del lavoro è alto, è altrettanto vero che   i popoli occidentali hanno ottenuto maggiori garanzie sul loro futuro; garanzie che, ovviamente costano. Mentre nei paesi emergenti, o la dove vige la dittatura, i popoli sono ancora a livelli bassissimi e, di conseguenza, anche i diritti civili.

Ci dicono che il rapporto debito Pil è determinante e, in base a questo, ci propinano politiche economiche di tagli in ogni settore e, in particolare, nel settore welfare dove si colpisce i meno abbienti.

Tutti  i governi e gli economisti sanno della speculazione, ma tutti la trattano come cosa ordinaria. Cosa che fa parte del sistema e, pertanto, ad essa bisogna adeguarsi.

Invece di contrastare la speculazione, i nostri governanti, con la scusa della crisi stanno cercando di diminuire il benessere dei popoli e i loro diritti.

È in questo contesto che i giovani stanno cercando una via diversa. L’accusa che rivolgono alla finanza e alle banche non è inventata; di fatto sono loro a decidere la politica delle nazioni.

Di fatto, i giovani, condannando la finanza, condannano l’attuale sistema liberista; non per niente il movimento è trasversale.  

La manifestazione di ieri, oltre che a far sentire la voce di quanti voce non hanno, serve anche a dare un indirizzo ai governi. Oltre ad esprimere pacificamente la propria rabbia,  i giovani stanno mettendo a nudo, oltre alle contraddizioni del sistema, anche i suoi limiti e la sua inadeguatezza come base di una società moderna.

Il rifiuto dei manifestanti ad accettare la violenza come metodo di lotta implica, oltre alla volontà di rispettare le regole, anche la padronanza della cultura democratica che della violenza ne fa volentieri a meno.

Concludendo, il movimento si basa sulla piena coscienza che i governi stanno difendendo esclusivamente interessi particolari e non credono più che la colpa sia da addebitare al troppo welfare, in primis le pensioni. Sanno bene che più si allunga la durata del lavoro più si rimanda la loro entrata, così come sanno che la durata della vita, tanto sbandierata dai governi, è legata in modo particolare alla qualità della vita. Qualità che verrebbe meno con la diminuzione del benessere.

Un giorno con tanta voglia di non fare niente. 2
post pubblicato in Racconto: Un giorno con tanta voglia di non fare niente, il 15 ottobre 2011

 Primaparte

Seconda parte

Il primo impatto con la strada è il rumore delle automobili.

Il secondo l’odore dei gas di scarico.

Il terzo la marea di gente che lo attornia come volessero aggredirlo.

Ormai sono le nove e la gente è già operosa. Le strade sono piene di persone indaffarate, quasi indifferenti a ciò che le circonda prese come sono dalla loro attività.

Si diverte a guardarle.

Vive la cosa come in un film, il nostro amico.

In una grande città dove è difficile conoscersi, vede volti sconosciuti o conoscenti che incontra di rado,donne con la borsa della spesa, negozi aperti.

La strada è intasata di macchine.

Cammina senza meta il nostro amico, felice d’essere libero, senza impegni. Ma quel che più conta, nessuno l’ha fermato, nessuno a chiedere come va, cosa fai, perché non lavori etcc..etcc.

La città è grande, si può girare per ore senza annoiarsi; sono talmente tante le cose da vedere e ammirare che il tempo scorre senza accorgersi.

Ma il nostro amico oggi non ha problemi di tempo; “che scorra pure” – pensa – “il tempo. Tanto lo recupererò domani se ne avrò voglia”.

Ma neanche ha voglia di fermarsi ad ammirare i monumenti o entrare nei locali. Ha voglia solo di muoversi tra la gente.

Camminando camminando, si ritrova in una zona che non conosce affatto. Di li c’è passato alcune volte ma senza mai fermarsi. Una zona residenziale con pochi negozi e, così a occhio,nessun bar ristoranti discoteche. Niente! Gli sembra un deserto. L’attraversa quasi di corsa. Una lunga sgambettata per ritrovarsi dalle parti del centro.

A questo punto, sono appena le dieci, incomincia a pensare che, forse, avrebbe almeno dovuto avvisare dellasua assenza dal lavoro. Non che faccia differenza. Lavorando in squadra con altri, l’assenza di uno o due persone di solito non crea problemi. Però non si sa mai, riflette. In fondo, anche se ne mancano altri due, cosa cambia? Continua a riflettere. Se avessi chiamato che non potevo andare – e una scusa avrei dovuta prenderla di sicuro, e in questi casi, cioè, quando si chiama la mattina, di solito la scusa è un qualche malessere – e m’avessero detto che ne mancavano altri due, mica potevo dire che si, va beh, non è poi così grave. Eh no! Perché sarebbe come ammettere che, in realtà, non ero ammalato. Perciò, conclude, meglio lasciar perdere; domani troverò sicuramente una scusa.

Decide allora di riprendere la sua escursione.

Prende una direzione qualsiasi andando verso il centro per evitare di rifare le strade di prima o di ritornare verso casa.

Strada facendo ha modo di fermarsi ad aiutare un’anziana che, ferma al passaggio pedonale, non si decideva ad attraversare la strada. Gli si avvicina e, gentilmente, chiede se ha bisogno d’aiuto. La signora lo guarda un po’ stupita da tanta gentilezza; si, grazie, risponde, con questo traffico diventa sempre più rischioso attraversare la strada anche sulle strisce pedonali. Il nostro amico, con cautela si mette sulla strada con le mani alzate imitando i vigili, le macchine si fermano.

L’amico invita la signora ad attraversare.

La signora, solerte, e quasi di corsa, attraversa.

-       Mille grazie, dice, peccato che al giorno d’oggi la gentilezza sembra scomparsa dal mondo.

-       Eh si, purtroppo, risponde l’amico, comunque sia le auguro una buona giornata, signora.

-       Grazie di nuovo, e buona giornata anche a lei, risponde.

E la signora s’incammina verso i fatti suoi forse un po’ più felice di prima.

Beh, pensa l’amico, un gesto gentile non guasta mai, anzi, aiuta a rendere la vita più accettabile sia a noi stessi che agli altri; e riprende il suo vagabondare. 

 continua

  


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 15/10/2011 alle 11:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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